Agenzia Xinhua

MH370: SETTE GIORNI DI IPOTESI, TEORIE ED ERRORI

Di Eugenio Buzzetti Pechino, 15 mar. - A sette giorni dalla scomparsa del volo MH370 della Malaysia Airlines, rimane ancora ignota la sorte del Boeing 777 200 ER della compagnia di bandiera malese partito poco dopo la mezzanotte tra venerdi' e sabato scorso dall'aeroporto di Kuala Lumpur e che sarebbe dovuto arrivare a Pechino alle 6.30 del mattino. L'ultimo avvistamento risale alle 1.30 circa di sabato, mentre voleva al largo delle coste meridionali del Vietnam. Oggi in conferenza stampa il primo ministro della Malaysia, Najib Razak, ha confermato "con un alto grado di certezza" che l'aereo ha continuato il volo anche dopo essere sparito dai radar. Si tratta di un'inversione di rotta deliberata, ha detto il primo ministro malese, dopo che il sistema di comunicazione del jet era stato spento manualmente. Il volo MH370 si sarebbe poi diretto verso ovest, un'ipotesi gia' presa in considerazione dagli inquirenti negli scorsi giorni. Najib non si esprime, pero', sulla tesi di dirottamento del jet. "Voglio essere molto chiaro - ha affermato il primo ministro - stiamo ancora indagando su tutte le possibilita' e sul perche' il volo MH370 abbia deviato dalla rotta originaria". Intanto le ipotesi si concentrano sul pilota dell'aereo, Zaharie Ahmad Shah, di origini malesi e con oltre 18mila ore di esperienza di volo. "Sapeva come evitare i radar civili - spiega alla France Press un funzionario dell'aviazione di Kuala Lumpur - Sembra abbia studiato come farlo". E da oggi, una squadra di investigatori sarebbe alla ricerca di possibili prove che possano connettere il comandante alla scomparsa del volo di linea. Dopo giorni di confusione e di incertezze investigative, le indagini malesi si incanalano verso la possibilita' del dirottamento, nonostante manchi una motivazione precisa e una persona a cui ricondurla. L'ipotesi e' stata confermata oggi anche all'agenzia cinese Xinhua da un funzionario malese di cui non viene fatto il nome. Il raggio di azione delle ricerche si estende: l'aereo, era stato detto nelle prime ore dopo la scomparsa, aveva carburante per circa altre due ore dopo la destinazione, Pechino. Secondo gli ultimi calcoli, il volo MH370 avrebbe potuto arrivare fino in Kazakstan o in Turkmenistan. La prima settimana di ricerche e' stata segnata dalla confusione nel rilascio delle informazioni che ha attratto diverse polemiche nei confronti delle autorita' malesi, soprattutto da parte di Pechino, che si sente direttamente coinvolta nelle operazioni: delle 239 persone a bordo del Boeing 777, 153 erano di nazionalita' cinese. Il governo cinese ha inviato nell'area otto navi della Marina e diversi elicotteri e ha usato i propri satelliti per localizzare i possibili resti dell'aereo. Nella mattina di giovedi', l'Amministrazione Statale per la Scienza e la Tecnologia di Pechino aveva annunciato il ritrovamento di tre possibili relitti del volo MH370. La scoperta dei relitti dell'aereo e' stata in seguito smentita dalle autorita' di Kuala Lumpur, coadiuvate dall'FBI, ultima in una serie di teorie e ipotesi che si sono susseguite negli ultimi sette giorni senza trovare riscontro. La prima traccia senza riscontri risale alle prime ore dopo la scomparsa: l'aeronautica vietnamita aveva avvistato due grande grandi chiazze in uno specchio di mare non lontano dall'ultimo contatto radar del volo MH370, ma le successive analisi hanno smentito che il petrolio in mare potesse appartenere al Boeing della Malaysia Airlines. Poi e' stato il turno del relitto che poteva assomigliare a uno sportello dell'aereo, e' arrivata la smentita delle autorita'. Nel frattempo si erano moltiplicate le ipotesi su quello che potesse essere successo a bordo del Boeing 777, che comprendevano anche il terrorismo, pista che si e' diffusa dopo la scoperta che almeno due passeggeri stavano volando con passaporti rubati, appartenenti a un cittadino italiano, Luigi Maraldi, in quei giorni in vacanza in Thailandia, e da un cittadino austriaco, Christian Kozel. Le indagini dell'Interpol hanno confermato che a salire a bordo dell'aereo al posto dei due europei sono stati due cittadini iraniani diretti in Europa. L'ipotesi dell'atto di terrorismo e' stata in seguito accantonata dalla polizia della Malaysia, dopo alcune informazioni secondo cui i due si stavano recando in Europa per trasferirsi. Le autorita' hanno dichiarato di seguire quattro piste principali: il sabotaggio, il dirottamento, possibili problemi psicologici o personali di uno o piu' passeggeri o di membri dell'equipaggio. Non sono mancati, infine, gli avvistamenti e i ritrovamenti operati da persone comuni. Un uomo d'affari malese di 29 anni, aveva dichiarato al New Straits Times nei primi giorni dopo la scomparsa del volo di avere visto una scia bianca in cielo in un'area non lontana dall'ultimo contatto radar dell'aereo. Nei giorni successivi, un gruppo di pescatori malesi avrebbero trovato in mare i resti di quella che poteva essere una scialuppa di salvataggio a bordo del jet scomparso, e hanno avvertito le autorita' marittime, ma non sono riusciti a recuperare il relitto, poi affondato. Intanto, e' stata cancellata la conferenza stampa prevista per questo pomeriggio del ministro dei Trasporti della Malaysia, Hishammuddin Hussein, con la motivazione che non c'erano ulteriori dettagli da rivelare, dopo le parole di questa mattina del primo ministro. Gli incontri con la stampa riprenderanno domani: il Ministero degli Esteri di Pechino e' tornato a chiedere oggi al governo della Malaysia maggiore accuratezza nel rilascio delle informazioni. La compagnia di bandiera della Malaysia ha pero' reso noto di avere condiviso con le autorita' di Kuala Lumpur tutte le informazioni a propria disposizione sul volo di linea MH370. Nel comunicato, la compagnia aerea avalla l'ipotesi del dirottamento pronunciata da oggi dal primo ministro Najib Razak, spiegando che il jet "potrebbe essere rimasto in aria per diverse ore dopo avere perso il contatto" con la torre di controllo.
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