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VIA DELLA SETA MARITTIMA:
AL VIA VIAGGIO INAUGURALE

VIA DELLA SETA MARITTIMA: <br />AL VIA VIAGGIO INAUGURALE


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 10 feb. - E' cominciato il viaggio inaugurale della prima nave da crociera che solcherà la via della Seta Marittima del ventunesimo secolo, la nuova rotta del commercio marittimo cinese. La nave è partita dal porto di Beihai, nella provincia autonoma meridionale cinese del Guangxi Zhuang e si fermerà in Vietnam, nel Golfo della Thailandia, in Malaysia, prima di terminare il viaggio sempre in Malaysia, nel porto di Kuantan. La nave da crociera, lunga 135 metri e larga venti, può contenere al suo interno fino a 400 passeggeri. La partenza della nave è stata salutata come "un'altra pietra miliare" nelle relazioni tra la Cina e i Paesi dell'Asean, l'associazione di cooperazione economica dei Paesi del sud-est asiatico, dal governatore del Guangxi, Zhang Xiaoqin, in un discorso tenuto in occasione del varo della nave.

Il progetto della Via della Seta Marittima, lanciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping, contestualmente allo sviluppo del revival della via Seta, ha lo scopo di riavvicinare la Cina ai Paesi della regione, con cui ha, in alcuni casi, contenziosi di sovranità. Di recente, è stato varato il progetto "One belt, one road", che comprende anche Bangladesh, Myanmar e India, con quest'ultima più scettica sulla partecipazione, come spiegato a Pechino dal ministro degli Esteri indiano, nei primi giorni di febbraio, Sushma Swaraj. New Delhi non darà un sostegno generalizzato all'iniziativa, ha messo in chiaro la ministro indiana, che prevede, invece, un supporto "fondato sulla sinergia" tra i Paesi che aderiscono. Swaraj ha poi sottolineato che anche l'India intende sviluppare una propria rete di collegamenti all'interno del progetto. Oltre al ruolo commerciale e alla funzione chiave di approvvigionamento delle risorse energetiche, gli esperti indiani temono che la via della Seta marittima possa avere anche altri obiettivi, e che i porti che la Cina intende sviluppare sulla nuova rotta, possano avere una doppia funzione, militare oltreché civile, affiancata da una presenza sempre più consistente di navi della Marina cinese nelle acque dell'Oceano Indiano.

Intanto, sono cominciati i finanziamenti del progetto "One belt one road", annunciato a novembre scorso, che si focalizza sui fondi per gli investimenti infrastrutturali tra i Paesi coinvolti. Il fondo per lo sviluppo della via della Seta, annunciato sempre da Xi Jinping nel novembre scorso, prevede un contributo cinese di 40 miliardi di dollari per i progetti infrastrutturali: a fine gennaio è cominciata la raccolta di fondi provenienti da capitale privato per lo sviluppo delle infrastrutture dell'energia, che, scriveva l'agenzia Xinhua, ha destato finora l'interesse di circa cinquanta Paesi. Il fondo per lo sviluppo della Via della Seta si intreccia anche con la nuova banca di sviluppo asiatica fondata nell'ottobre scorso a Pechino, la Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib) che oggi conta 26 Paesi aderenti, dopo i 21 iniziali, molti dei quali si stendono sul percorso della Via della Seta o della sua versione marittima.

L'entusiasmo per gli investimenti si scontra con le paure per possibili attacchi terroristici alle strutture e alle navi cargo che solcano le rotte. Secondo gli esperti dell'Università Chulalongkorn, uno dei più prestigiosi atenei di Bangkok, che si sono riuniti nei giorni scorsi in un forum per discutere delle conseguenze del fondamentalismo islamico nel sud-est asiatico, la nuova rotta del commercio marittimo di iniziativa cinese  potrebbe essere un obiettivo sensibile da parte di terroristi e pirati provenienti soprattutto dalle aree della Somalia, dei Paesi del Sahel, e dal Sinai, molte delle quali sono da tempo oggetto di investimenti cinesi per aumentare la rete di collegamenti, con l'obiettivo di unirli a quelli in fase di sviluppo negli altri Paesi asiatici.

 

10 febbraio 2015

 

 

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