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UCRAINA, ESPERTI: CINA
STRETTA TRA RUSSIA E NEUTRALITÀ

UCRAINA, ESPERTI: CINA <br />STRETTA TRA RUSSIA E NEUTRALITÀ


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella
 


Roma, 4 mar. - Mosca e Pechino sono d'accordo sul fatto che ciò che è successo a piazza Maidan è stato influenzato anche da forze esterne. Occidentali. Sebbene nessuna delle due parti lo abbia detto esplicitamente. Lo hanno dichiarato il vice ministro degli Esteri cinese Chen Guoping e la sua controparte russa Grigory Karasin. Entrambi i viceministri, si legge in una nota, hanno sottolineato la necessità di continuare a cercare una stabilizzazione della crisi in Ucraina coinvolgendo le parti politiche di Kiev.

Ieri le dichiarazioni del ministro degli Esteri Russo, Serghei Lavrov, avevano fatto pensare a una storica inversione di marcia nella politica estera del Drago che fa del principio di non-ingerenza uno dei suoi pilastri. Lavrov, dopo un lungo  colloquio telefonico con il suo omologo cinese, Wang Yi, aveva parlato di ampia convergenza di vedute sulla gestione della crisi in Ucraina e di "punti di vista largamente coincidenti di Russia e Cina sulla situazione che si è creata nel paese ed intorno ad essa". Ma nella stessa giornata il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang ha precisato che la Cina "rispetta l'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina".

Il Gigante asiatico si trova così stretto dalla necessità di mantenersi neutrale per difendere i propri interessi e quella di sostenere il più possibile l'amico russo. Pechino è tra due fuochi: "Il governo cinese è riluttante nell'appoggiare una leadership ucraina che esprime la volontà del popolo descritta dai media cinesi di ispirazione occidentale e inevitabilmente collegata alle violenze" spiega ad AgiChina24 Elizabeth Wishnick ricercatore senior del Weatheread East Asian Institute dell'Università Columbia e professore associato di Scienze politiche della Montclair State University. Ma allo stesso tempo "la Cina ha interesse a tutelare la sua crescente cooperazione militare e agricola con qualsiasi futuro governo ucraino".


Nella giornata di oggi, il presidente Putin da Mosca ha parlato di "colpo di stato" con riferimento all'espulsione dell'ex presidente Victor Yanukovich. Putin che ha inviato migliaia di soldati in Crimea, ha ordinato il rientro nelle rispettive basi permanenti alle forze russe impegnate nelle esercitazioni militari a sorpresa, iniziate il 26 febbraio scorso nelle regioni occidentali e centrali della Federazione.


"Credo che Pechino proverà a sostenere il più possibile gli interessi russi in Ucraina, ma questo potrebbe cambiare se un governo pro-Russia dovesse prendere il potere in Crimea" continua Wishnick. "Una secessione in Ucraina metterebbe la Cina nella stessa scomoda posizione in cui si ritrovò nel 2008 con la separazione dell' Abkhazia e del Sud Ossezia quando il Gigante asiatico fece prevalere il principio di integrità territoriale e di non interferenza sul desiderio di sostenere la politica russa". Un principio quello di non-ingerenza in completa contraddizione, osserva ad AgiChina24 Kevin Carrico, del Centro Studi per l'Asia orientale dell'Università Standford: "La diplomazia cinese si basa verosimilmente sul principio di non interferenza. Eppure questa è più che altro un modo per deviare le critiche dall'esterno ed è accompagnata da una visione piuttosto generosa della propria sfera di influenza".


"La maggior parte dei cinesi – continua Carrico – concepisce il proprio paese come l'ex fulcro dell'Asia e ritengono che il continente dovrebbe tornare a rispettare l'antica gerarchia di potere (da qui l'animosità nei confronti, ad esempio, dello scontroso e disobbediente "fratellino" Giappone). Allo stesso modo, hanno la percezione che la Russia, in quanto maggiore potenza dell'Europa orientale di un tempo, abbia per natura il diritto di riprendersi ciò che le era stato tolto con il crollo dell'Unione Sovietica". Poi precisa: "Almeno fino a quando ciò non vada a scalfire gli interessi della Cina, ovviamente".


"Perciò vige un contraddittorio principio di non-interferenza ma anche un'interpretazione molto generosa di cosa appartenga di diritto a chi – come nel caso di Tibet e Xinjiang, che sono considerati affari della Cina nei i quali non si può interferire ma che, allo stesso tempo, sono aperti ad ogni tipo di interferenza e controllo da parte del gigante asiatico – e di conseguenza ogni critica è considerata come una forma di interferenza".


Quanto alla Russia dichiara Carrico: "in Cina vi è molta simpatia, sia popolare che da parte delle autorità, nei confronti dell'immagine di uomo forte di Putin. Il suo aperto disdegno per gli attivisti democratici si coniuga bene con alcune correnti del nazionalismo cinese, che dipingono detti attivisti come traditori della patria o, addirittura, non-cinesi".

04 marzo 2014


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