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TURISTI CINESI: L'ITALIA È PRONTA?

TURISTI CINESI: L ITALIA È PRONTA?


La cifra è impressionante: secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo nel 2020 saranno cento milioni i cinesi che viaggeranno all'estero. L'Italia è pronta a raccogliere questa sfida, o dovrà accontentarsi delle briciole di una torta che si preannuncia gigantesca? Tutti i numeri che hanno a che vedere con la Cina, si sa, vanno analizzati con estrema cura. In un'intervista concessa al settimanale britannico The Economist il direttore del China Outbound Tourism Research Institute Wolfgang Arlt ha sottolineato come la stragrande maggioranza dei cinesi che esce dal territorio, in realtà non vada più lontano delle Regioni Amministrative Speciali di Hong Kong e Macao: "Nel 2007, su 1000 cinesi che si sono visti apporre un timbro sul passaporto, solo 27 hanno visitato altre nazioni asiatiche, e solamente 3 su 1000 si sono spinti fuori dall'Asia" dice Arlt. Ma molti osservatori del settore sono concordi: il turista cinese all'estero è in continua ascesa. Per accoglierlo è necessario lasciare alle spalle la retorica sull' "80% dei beni culturali mondiali" che sarebbero "custoditi in Italia", e attrezzarsi a soddisfare i gusti di un viaggiatore nuovo, per il quale non siamo ancora preparati. Ma come? AgiChina24 lo ha chiesto a Cristina Lambiase, responsabile dell'Osservatorio ENIT di Pechino, che dalla capitale cinese ha un punto di vista privilegiato su quanto abbiamo fatto (poco) e quanto rimane ancora da fare (tanto). "Manchiamo di flessibilità –anticipa subito Lambiase- abbiamo una scarsa comprensione del mercato cinese e c'è poco coordinamento. Le Regioni si muovono da sole, in maniera scomposta, con eventi mordi-e-fuggi che lasciano tracce solo sulla stampa italiana al seguito. Secondo una relazione della China Tourism Academy, il 52% dei cinesi ottiene informazioni sulle destinazioni da visitare tramite internet: noi siamo completamente sguarniti su questo fronte, e la cosa ha un impatto decisivo". In effetti, a pensare al disastro del famigerato portale turistico "italia.it"- un fiasco costato sette milioni di euro e chiuso nel gennaio dell'anno scorso- verrebbe da alzare le mani in segno di resa. Ma forse alcuni segnali lasciano qualche speranza: secondo i dati diffusi da Global Refund- operatore leader mondiale nel supporto per le transazioni ai turisti- nel corso del 2006 la Cina ha visto un incremento del 35% rispetto al 2005 per operazioni di tax refund (rimborsi dell'Iva per i cittadini non UE), ponendosi in seconda posizione dopo i russi con il 37% di crescita annuale. Come dimostra anche uno studio pubblicato l'anno scorso da Goldman Sachs, insomma, il turista cinese spende molto in shopping e beni di lusso. E qual è stato il paese europeo che nel 2006 ha registrato maggiori operazioni di questo tipo? L'Italia, con circa 86mila tax refunding  e un parametro di spesa non inferiore ai 155 euro. Ecco quindi che il turista cinese potrebbe essere accompagnato per mano a fare shopping nei nostri outlet e deliziarsi con i brand italiani. Ma secondo Lambiase anche questa via è irta d'insidie: "Abbiamo un grosso problema: i partner cinesi dei tour operator italiani non guadagnano niente sui  pacchetti, incassano solo dalle commissioni sullo shopping. Ma gli outlet italiani non sono d'accordo nel concedere queste commissioni, e si trovano a dover combattere, per esempio, con i francesi Magazzini Lafayette che non solo le concedono, ma hanno un servizio tax free specifico per i cinesi e accettano anche la China Union Card, la carta di credito più diffusa in Cina". E i problemi non finiscono qui: si va dagli hotel che si dimenticano di rifornire le stanze con thermos di acqua calda- fondamentali per accogliere un turista cinese- a depliant e brochure scritti in mandarino, ma incapaci di parlare davvero al grande pubblico. Che cosa può fare, allora, un tour operator che vuole conquistare i viaggiatori cinesi? "Prima cosa: non muoversi da soli, è un suicidio. L'Enit ha poco budget, ma fornirà tutto il know-how possibile: vi accompagneremo nei meeting, vi forniremo la key persons all'interno delle agenzie cinesi e l' appoggio per gli eventi. È necessario aprire un ufficio e godere di un appoggio istituzionale: ad esempio, aprire un desk all'interno della Camera di Commercio costa solo 6mila yuan (679 euro)". "I frutti si vedranno solo sul medio periodo- conclude Lambiase- ma ritengo che i primi risultati si possano vedere dopo due stagioni". Nell'aprile prossimo il sottosegretario al Turismo Michela Brambilla dovrebbe sottoscrivere a Parigi un accordo con Francia e Spagna che, tra i punti più importanti, vede una maggiore attenzione ai turisti provenienti dai paesi BRIC: sarà sufficiente per attirare più viaggiatori cinesi in Italia?
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OSSERVATORIO ENIT PECHINO
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Chao Yang District, Beijing 100020, China
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