Focus

Bilancio sui primi 7 mesi di Xi

TIGRI, MOSCHE E WEB:
TUTTE LE LOTTE DI XI

TIGRI, MOSCHE E WEB:<br />TUTTE LE LOTTE DI XI


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest


Pechino, 18 set. - Xi Jinping, il presidente cinese in carica dal marzo scorso, in pochissimo tempo ha guadagnato un potere maggiore a quello dei suoi predecessori, e le sue iniziative come il "sogno cinese", la campagna della linea di massa per colmare il gap tra il partito e il popolo, le restrizioni su internet, e quella contro le stravaganze occupano le pagine della stampa locale e straniera. Per alcuni il ruolo di uomo forte di Xi Jinping è un "ritorno al futuro", a una linea di leadership che richiama -come nel caso della campagna della linea di massa- quella di Mao Zedong; per altri, invece, il decisionismo della leadership è un segnale di unità che il partito deve mostrare per nascondere le divisioni all'interno e non concedere adito a speranze di cambiamento politico.

E' soprattutto la lotta alla corruzione che mostra più di ogni altra iniziativa, la capacità di Xi Jinping di mantenere, all'apparenza, la parola data. Quando venne inaugurata, Xi parlò di dare la caccia alle "mosche" e alle "tigri", per indicare sia i piccoli che i grandi corruttori: il processo di rimozione a cui è andato incontro nelle ultime due settimane l'ex presidente di China National Petroleum Corporation, poi nominato a capo della commissione di controllo delle aziende di Stato, Jiang Jiemin, mostra che nessuno può scampare alle indagini della Commissione Disciplinare, presieduta da Wang Qishan -una delle menti economiche più brillanti della Cina di oggi, secondo l'opinione di chi lo ha conosciuto- oggi l'uomo che dirige le ispezioni all'interno del partito. "La caduta, nelle scorse settimane, di alcuni alti dirigenti dell'industria del petrolio, del capo dell'amministrazione per le imprese di Stato e dietro questi casi, di Zhou Yongkang, uno dei più alti detentori del potere ed ex membro del Comitato Permanente del Politburo, dimostra che Xi Jinping può raggiungere e prendere chiunque, qualsiasi "tigre", come aveva promesso quando aveva lanciato la campagna contro la corruzione". A scriverlo, nei giorni scorsi è stato Francois Godement, analista presso lo European Council of Foreign Relations in un articolo dal titolo estremamente significativo: "la Cina appartiene a Xi Jinping".

In questo scenario l'immagine del presidente con i pantaloni arrotolati e l'ombrello in mano che parla con un operaio, o saluta in maniera disinvolta una bellezza locale mostrano il presidente come un uomo vicino alle masse, che parla amabilmente dei vecchi tempi con le persone comuni, ma l'uomo Xi Jinping si sdoppia quando le cose si fanno serie e si esce dalla coreografia dei viaggi ufficiali. Come nel caso dell'ultima ondata di restrizioni su internet che ha già prodotto le prime vittime e le prime confessioni. Il primo caso è stato quello dell'uomo d'affari e salace commentatore on line Charles Xue -che sulla piattaforma di social network Weibo ha oltre dodici milioni di follower- che ha confessato di fronte alle telecamere di CCTV di avere diffuso voci non controllate e di essersi sentito come un "re della rete", per i messaggi che riceveva e per i "re-tweet" dei suoi post. Ieri è toccato a un altro protagonista della rete, Huazong, che secondo alcuni media cinesi sarebbe stato prelevato dalla polizia per essere interrogato su suoi messaggi con il sospetto di ricatto e tentata estorsione. Xi Jinping stesso di recente ha usato espressioni molto forti contro le voci incontrollate che circolano su internet: ha parlato di "esercito" contro i rumors che circolano sui nuovi media, e ha fatto cenno a un ruolo attivo del partito sulla rete, per guidare l'opinione pubblica.

Lotta alla corruzione e lotta ai rumors via internet sono i due segnali più evidenti della nuova leadership, e hanno un punto in comune, secondo quanto scrive su The Atlantic Elizabeth Economy, direttore degli Studi Asiatici presso il Council of Foreign Relations, che spiega perché la strategia di Pechino funzionerà solo nel breve periodo. "Con le accuse e gli arresti compiuti prima della riforma del sistema giudiziario  la leadership cinese corre il rischio di sottovalutare gran parte del proposito della campagna contro la corruzione, cioè restaurare la legittimità del Partito Comunista". Lo stesso avviene nella lotta contro i rumors, che non sembra "spingere verso uno Stato di diritto, ma invece, instillare di nuovo la paura tra gli intellettuali e i riformatori, come durante la campagna anti-destra degli anni Cinquanta". Dietro la facciata della lotta alla corruzione e ai pettegolezzi on line - che il periodico del Comitato Centrale del PCC "Qiushi" aveva paragonato nei giorni scorsi ai dazibao di denuncia contro i borghesi e i controrivoluzionari ai tempi della Rivoluzione Culturale- ci sarebbe una manovra più ampia per eliminare i nemici politici e limitare l'opinione pubblica. Già a febbraio scorso, un episodio aveva fatto gelare il sangue agli oltre cinquecento milioni di utenti di internet del Dragone: Xi Jinping aveva detto che il partito doveva accettare le critiche e correggere gli errori, un messaggio simile a quello lanciato da Mao nel 1956, prima della campagna dei Cento Fiori che aveva portato in breve tempo alla repressione di tutte le forme di dissenso.

Il "sogno cinese" collettivo di cui Xi Jinping parla dall'inizio del suo mandato sembra ancora lontano dal verificarsi, almeno stando ad alcuni sondaggi, pubblicati quest'anno sul Quotidiano del Popolo, il giornale ufficiale del PCC, che hanno fatto discutere. Il primo ha smentito per la prima volta il ruolo del "guangxi" per una grande fetta della società civile: il 70% di chi aveva risposto aveva dichiarato di non fidarsi degli estranei. La Cina, aveva scritto il Quotidiano del Popolo, si sta trasformando in una società di estranei, invece che in una società di conoscenze. Il secondo, invece, entra più nello specifico e andava ad affrontare proprio alcuni punti nevralgici del concetto di leadership politica secondo i cinesi. Declinato in tre domande chiave, il sondaggio ha mostrato che il 75% di chi ha risposto non ritiene la nuova classe dirigente in grado di affrontare le riforme; l'82% ritiene che il socialismo con caratteristiche cinesi non sia di beneficio agli interessi del popolo, e, per concludere, l'83% degli interpellati non ritiene che solo il PCC possa guidare la Cina lungo la via della prosperità. I risultati del sondaggio, sono stati eliminati dal sito del Quotidiano poco dopo l'incauta (per la testata) pubblicazione, ma non sufficientemente in tempo da evitare che iniziassero a circolare on line gli screenshot della pagina web su cui erano stati inizialmente pubblicati. Il popolo della rete trova sempre un modo per vendicarsi.

 

Nella foto un ritratto del presidente eseguito dall'artista cinese Luo Jianhui

 

ARTICOLI CORRELATI


LA CORRUZIONE AI TEMPI DI XI JINPING

 

NOTO BLOGGER AMMETTE DIFFUSIONE DI RUMORS ONLINE

XI JINPING CONTRO WEB AUTARCHICO

 

PENA DI MORTE SOSPESA PER L'EX MINISTRO DELLE FERROVIE

 

CORRUZIONE, ZHOU YONGKANG NON SAREBBE INDAGATO

 

DESTITUISTO JIANG JIEMIN, SUPERVISORE AZIENDE DI STATO

 

INDAGATO JIANG JIEMIN; ZHOU YONGKANG NEL MIRINO

 

 

@ Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci