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di Romeo Orlandi

TERZO PLENUM: LA LINEA DI XI

TERZO PLENUM: LA LINEA DI XI


di Romeo Orlandi*

 

*Romeo Orlandi è presidente del Comitato Scientifico di Osservatorio Asia e chairman del 10° Convegno annuale di Osservatorio Asia: ASIA: DIECI ANNI DOPO che si terrà giovedì 14 novembre (Palazzo Turati, Via Meravigli, 9/b ore 14-17). L'incontro sarà l'occasione per riflettere con economisti ed esperti di politica italiani e internazionali sulle sorti politiche della Cina. E fare il punto sugli ultimi dieci anni dell’Italia in Asia, e con l’Asia.

 

Roma, 12 nov. - Il Terzo Plenum del Comitato Centrale del Pcc, che si è concluso quest'oggi, mantiene il lessico della liturgia, ma è atteso come un grande fenomeno mediatico. È circondato da un’inedita copertura globalizzata e protetto da un’aura di mistero. Tutto il mondo ne attende le conclusioni, ma non si conosce neppure con esattezza in quale luogo di Pechino gli oltre 350 delegati che sorreggono le sorti del gigante asiatico si siano riuniti. Le attese sono molte perché le decisioni prese potranno influenzare non solo la Cina. È già questa la prima prova dell’importanza del summit: dimostrare che l’emersione del Dragone non riguarda solo il Regno di Mezzo. È il miglior suggello a 35 anni di politica di apertura e riforme. Dopo la svolta di Deng Xiaoping - anch’essa in un epocale terzo plenum, quello del 1978 - il paese ha raggiunto proprio ciò che il “piccolo timoniere” auspicava: “la Cina migliora e il mondo parla di noi”. L’attesa non consente la freddezza necessaria per fare previsioni. Sarà necessario inoltre verificare la rispondenza degli annunci alla realtà che ne seguirà. Esiste il pericolo concreto che la febbre comunicazionale prevalga o che la vecchia propaganda abbia la meglio sulla sostanza.

In questa incertezza tuttavia, due versanti analitici possono essere valorizzati. È probabile che Xi Jinping indichi un percorso di riforme, piuttosto che un loro elenco. La prima soluzione non sarebbe meno efficace della seconda. In un paese confuciano e leninista l’imprinting politico - “la linea” - fa discendere le conseguenze. Il traino dell’economia non avrebbe potuto avere luogo se la sfera politica non glielo avesse consentito. È altamente probabile che vengano elencati gli aspetti critici del modello cinese. Ormai anche la stampa ufficiale parla di contraddizioni, disparità, necessità di provvedere a revisioni, tutte espressioni che in passato sarebbero state accusate di disfattismo e represse. Ma riconoscere i problemi è solo l’inizio della loro soluzione. Trovare formule e soluzioni sarà la parte più difficile e sicuramente più dolorosa. Tanti, troppi interessi si annidano ormai nel partito, non tutti genuini, non tutti conciliabili. Necessariamente, decidere vorrà dire penalizzare.

La seconda considerazione appare eccentrica. Non bisogna guardare la biografia dei dirigenti per capire se le riforme avranno luogo. Sarebbe fuorviante analizzare i dettagli delle carriere; un quadro di partito in Cina - soprattutto in questi anni - si afferma per la continuità, il rispetto delle cariche e della tradizione. È premiato se non crea problemi o divisioni, come insegna l’ultimo caso di Bo Xilai. Sono le contingenze storiche, misurate sulle necessità della Cina, a decidere se il tempo delle riforme è maturo. Il metro è l’interesse del paese, nel quale si squagliano le ambizioni personali. Xi riuscirà a modernizzare l’apparato, a cambiare la Cina, se dietro la sua guida il partito rimarrà unito e dunque la sua leadership sarà autorevole. Paradossalmente, bisogna far vincere la conservazione - cioè l’unità del partito come bene supremo - per procedere all’innovazione.  È un passaggio inevitabile: un segretario di sintesi deve rispettare la mediazione che ha condotto alla sua elezione. Deve rispettare le varie istanze proprio mentre la Cina ha bisogno di interventi urgenti. Questa è la gravità del suo compito. Probabilmente uscirà dal plenum un compromesso sostanziale tra le varie anime dell’organizzazione. Sarà una soluzione forse deludente per chi si aspetta cambi radicali, ma non è detto che non abbia esiti dirompenti.

 

12 novembre 2013

 

SPECIALE TERZO PLENUM

 

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