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Elezioni Usa viste da Pechino

RAPPORTI CINA-USA:
TRE POSSIBILI SCENARI
Intervista al politologo Xie Tao

RAPPORTI CINA-USA: <br />TRE POSSIBILI SCENARI <br />Intervista al politologo Xie Tao<br />


di Eugenio Buzzetti

twitter@eastofnowest

 

Pechino, 31 ott. - Come cambieranno i rapporti tra Stati Uniti e Cina nel prossimo futuro? Quali saranno le mosse di Pechino e quali quelle di Washington? Mancano pochi giorni dai due grandi appuntamenti politici che segneranno il 2012: il 6 novembre gli Stati Uniti saranno chiamati a decidere se riconfermare presidente Barack Obama o scegliere lo sfidante repubblicano Mitt Romney; due giorni più tardi, l'8 novembre, si apriranno i lavori del diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, che sancirà il rinnovo dei vertici politici del Dragone. Xie Tao, americanista e professore associato presso l'American Studies Center della Beijing Foreign Studies University, ipotizza tre scenari possibili per il prossimo futuro nei rapporti tra le due maggiori potenze economiche del mondo. AgiChina24 lo ha intervistato a margine di un incontro di ThinkIN China che si è tenuto a Pechino il 30 ottobre scorso.

Meglio Romney di Obama. Xie Tao conferma la tesi vigente in molti ambienti intellettuali cinesi, che circola da giorni, secondo cui la Cina preferirebbe un repubblicano anziché un democratico alla Casa Bianca. "Con Romney le dispute commerciali potrebbero diminuire - spiega Tao - i repubblicani vogliono meno vincoli commerciali e si concentrano maggiormente sulla sicurezza interna, come fanno i cinesi". Gli attacchi di Romney a uno yuan sottovalutato non fanno paura a Pechino che le considera al livello di semplice propaganda elettorale. "Anche i toni di Reagan - ricorda lo studioso - sembravano molto duri durante le presidenziali, promettendo addirittura di riprendere i rapporti diplomatici con Taiwan, prima di essere eletto. Poi, però, non lo ha fatto". Allo stesso modo, però, anche Obama, se rieletto, cercherà di ridurre gli attriti con la Cina. "Tenterà di ricucire le divergenze per lasciare una buona eredità della sua presidenza - spiega Tao - Nel secondo quadriennio, i presidenti americani, storicamente, hanno diminuito i dissidi con la Cina, soprattutto sul piano delle dispute commerciali. E' successo sia con Clinton che con Bush jr".

La Cina tra scandali politici e rallentamento dell'economia. Quello che si aprirà tra una settimana sarà il "Congresso più tumultuoso" degli ultimi venti anni. E il prossimo futuro presenterà alla Cina "le sfide più difficili dai tempi di Deng Xiaoping". Su tutti, il caso del deposto leader di Chongqing, Bo Xilai, ha cambiato lo scenario politico di Pechino, dimostrando che "la leadership di oggi è ormai istituzionalizzata" e che "non c'è spazio per gli uomini forti come Mao o Deng e neppure per i maverick come Bo Xilai". Non sono solo gli scandali politici a turbare i sonni dei leader: il rallentamento economico, le diseguaglianze sociali, che Tao definisce "allarmanti", la corruzione dilagante e la tendenza "estremamente diffusa" ad abusare del potere e della legge, sono tra i problemi più grossi a cui Pechino deve porre un freno nei prossimi anni. Cosa succederà, allora, nei rapporti tra le due grandi potenze a livello mondiale? Tao Xie traccia tre possibili scenari.

Primo scenario. La legittimità della leadership cinese rischia di entrare in crisi, a causa del rallentamento economico, dopo trenta anni in cui Pechino ha basato il proprio potere sulla continua crescita. Per riguadagnare consenso, i dirigenti politici si rivolgeranno, allora, al nazionalismo, l'altra tradizionale leva che il governo cinese utilizza per creare, o ricreare in questo caso, il consenso. Pechino potrebbe assumere allora un atteggiamento aggressivo nei confronti di Washington e in politica estera, soprattutto nelle questioni di sovranità nazionale che rimarranno irrisolte nel mare cinese meridionale.

Secondo scenario. Il nazionalismo potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio per i vertici di Pechino, che potrebbe sfuggire di mano e fomentare il risentimento nei confronti di quella che in molti giudicano una leadership debole. Il governo eviterebbe di prendere posizioni forti nei confronti degli Usa, a meno che non si tratti di una risposta forte in caso di un'azione statunitense percepita da Pechino come un'offesa.

Terzo scenario. Un percorso nuovo per la leadership cinese: per rinvigorire il consenso attorno a Zhongnanhai, Pechino inaugura l'era delle riforme politiche. Nonostante sembra il meno plausibile dei tre, questo scenario potrebbe contribuire, nell'ipotesi di Xie Tao, a fermare il nazionalismo, che negli ultimi anni ha assunto connotati nostalgici e neo-maoisti, e rinvigorire le istituzioni cinesi. A trarne beneficio sarebbe anche il rapporto con gli Usa, spesso critici con Pechino per la mancanza di trasparenza della classe dirigente e per i troppi casi di mancato rispetto dei diritti umani.

Attorno a queste tre ipotesi potrebbe giocarsi il futuro dei rapporti Usa-Cina. All'orizzonte, però, Tao intravede molte resistenze dall'una e dall'altra parte. "Gli Usa - spiega lo studioso - non sono pronti a lasciare alla Cina un ruolo dominante nel mondo e sono sempre più preoccupati del potere economico e militare di Pechino". L'attuale assetto tra le due potenze genera "diffidenza reciproca e teorie del complotto" spesso fomentate da accuse di spionaggio industriale di Washington nei confronti del Dragone. "La Cina si occupa solo del proprio sviluppo economico. Come potranno - si chiede Tao - gli Usa convincere Pechino ad occuparsi del bene globale?". Eppure c'è qualcosa che accomuna i due Paesi: "Entrambi hanno bisogno di un nemico" per rivolgere contro fattori esterni il crescente malcontento interno. Un fattore, questo, che sembra rimanere immutabile nell'agenda politica di entrambi i Paesi.

 

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