Focus

Pechino e Vaticano

PAPA FRANCESCO SORVOLA LA CINA
E MANDA UN TELEGRAMMA A XI JINPING

PAPA FRANCESCO SORVOLA LA CINA<br />E MANDA UN TELEGRAMMA A XI JINPING


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 19 gen. - Papa Francesco ha lasciato le Filippine, la notte scorsa, ora locale, al termine del suo secondo viaggio in Asia, e nel percorso di ritorno a Roma ha sorvolato i cieli della Cina, per la seconda volta in pochi mesi. All'ingresso nello spazio aereo cinese, il pontefice ha inviato un telegramma alle autorità di Pechino auspicando "armonia e prosperità" per il Paese asiatico, un messaggio non diverso nei contenuti da quello, ormai storico, inviato nell'agosto scorso, il primo di un pontefice a un presidente della Repubblica Popolare Cinese. Ancora non si ha notizia di una risposta da parte del presidente cinese Xi Jinping. I rapporti tra Cina e Vaticano, che non intrattengono relazioni diplomatiche dal 1951, sono oggetto di speculazioni e voci da tempo, e secondo le ultime indiscrezioni, i più ottimisti ritengono probabile un viaggio in Cina di Papa Francesco già nel corso di quest'anno. Le tappe di avvicinamento tra Pechino e il Vaticano sembrano ormai un fatto, di cui si sono intravisti segnali anche nella decisione, accompagnata da diverse polemiche, di non ricevere il Dalai Lama in udienza privata durante il summit dei Premi Nobel per la Pace che si è tenuto a Roma il mese scorso.

Il cammino verso la ripresa del dialogo tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare è però minato da almeno due questioni, secondo Gao Mobo, docente di Studi Cinesi all'Università di Adelaide, in Australia. "La prima è la questione di Taiwan - spiega ad AgiChina - Se il Vaticano è pronto a sganciarsi da Taiwan e riconoscere la mainland come unica Cina a livello diplomatico, anche se non da subito ma con una promessa, la visita del Papa in Cina può arrivare in qualunque momento. La seconda questione - continua il professore australiano di origini cinesi - è che il Papa viene visto come ideologicamente più corretto dei predecessori agli occhi delle autorità cinesi per la sua empatia con i Paesi lontani dall'Occidente. Per la Cina questo è un punto a favore".

Più pessimista, invece, riguardo allo sblocco delle relazioni, è invece Joseph Cheng, direttore del dipartimento di Scienze Politiche della City University di Hong Kong, che ad Agichina analizza i rapporti tra Papa Francesco e Xi Jinping alla luce delle differenze sostanziali che ancora impediscono la ripresa della relazioni, a cominciare dalla disputa sulla nomina dei vescovi, vera controversia tra Santa Sede e Vaticano, sulla quale nessuna delle due parti sembra intenzionata a cedere. "Non si vedono al momento significativi miglioramenti nelle relazioni diplomatiche relazioni tra Cina e Vaticano - afferma il professore di Hong Kong - La contraddizione più grossa riguarda la nomina dei vescovi che non è ancora stata risolta. Certamente la Chiesa Cattolica non accetterà la nomina dei vescovi da parte di Pechino. In base a queste considerazioni, non ritengo probabile che il Papa possa recarsi in Cina quest'anno - continua Cheng - anche se è piuttosto probabile, invece, che le due parti riprenderanno le trattative segrete".

Una ripresa delle relazioni, o anche solo un primo segnale di disgelo diplomatico potrebbe avere conseguenze importanti sullo scacchiere geopolitico della Cina, per entrambi gli esperti. "Per prima cosa - spiega Cheng - la Cina guadagnerebbe rispettabilità dai colloqui con il Vaticano, e dall'accettazione della tolleranza religiosa. Poi, aumenterebbe anche la propria influenza sui Paesi dell'America meridionale e dell'Africa e isolerebbe ulteriormente Taiwan. In terza battuta - conclude il professore - un accordo con il Vaticano potrebbe significare, per Pechino, un maggiore controllo sulla Chiesa clandestina". Un primo accordo avrebbe riflessi anche in quelle questioni che la Cina annovera tra i propri affari interni, come le relazioni con la Greater China, attraversata nei mesi scorsi da forti tensioni anti-cinesi, e le tensioni etniche e religiose all'interno dei confini della Repubblica Popolare. "Il beneficio politico per Pechino - spiega ancora Gao Mobo - sarebbe quello di aiutare la Cina con la questione di Taiwan e alleviare la costante pressione dall'Occidente. In più - conclude lo studioso di Adelaide - la Cina vede chiaramente le tendenze separatiste nello Xinjiang, in Tibet, a Taiwan e a Hong Kong più pericolose della Cristianità". 


19 gennaio 2015


@ Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci