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Politica estera

NUOVI SVILUPPI IN MEDIO ORIENTE,
IMPLICAZIONI PER LA CINA

NUOVI SVILUPPI IN MEDIO ORIENTE, <br />IMPLICAZIONI PER LA CINA


di Daniel Atzori
Twitter@DanielAtzori

 

In collaborazione con www.abo.net



Roma, 30 lug.- Quali potrebbero essere le conseguenze dei recenti sviluppi in Medio Oriente? E quali le implicazioni per la Cina? Il workshop internazionale tenutosi il 12 luglio presso il Center for West Asia and North Africa Studies della Shanghai Academy of Social Sciences (SASS) ha tentato di dare una risposta a queste domande. Fondata nel 1958, la SASS  è la più antica istituzione di scienze umane e sociali della Cina. Sede di 17 istituti e di oltre 20 centri interdisciplinari, l’accademia è divenuta uno dei maggiori centri di ricerca del Paese e si sta rapidamente trasformando in uno dei principali think tank della scena internazionale.
 
 SCENARI GEOPOLITICI

Nel corso del workshop, importanti esponenti del mondo accademico cinese e internazionale hanno fornito un’analisi esaustiva delle principali sfide di una regione sempre più importante per la Cina. A riguardo, il professor Wang Jian, direttore del Centro, ha sottolineato il fatto che: "Negli ultimi anni, il Medio Oriente ha assistito alla transizione socio-politica più imponente dagli anni Cinquanta, quando la maggior parte dei Paesi della regione ottenne la propria indipendenza dalle colonie di Gran Bretagna e Francia." Quindi, ha rimarcato, "il vecchio assetto geopolitico sta per essere ridisegnato per lasciare spazio a un nuovo scenario." In questo contesto, il professor Wang Jian ha dichiarato che la Cina ha attualmente tre priorità: assicurarsi l’approvvigionamento energetico, espandere il proprio potenziale mercato e opporsi al terrorismo e all’estremismo di matrice islamica.


Per quanto riguarda il primo aspetto, il direttore del Centro ha aggiunto che: "La prima considerazione in merito alla politica estera cinese in Medio Oriente è quella di garantire stabilità nella regione e ottenere un approvvigionamento affidabile e sicuro di petrolio. In seguito alla rapida crescita economica degli ultimi decenni, la domanda cinese di fonti energetiche – soprattutto la domanda di petrolio e gas – è aumentata sensibilmente. Nel settembre del 2013, la Cina ha rimpiazzato gli Stati Uniti in quanto maggiore consumatore al mondo di petrolio importato, con importazioni di petrolio medie giornaliere pari a 6,3 milioni di tonnellate, superando i 6,2 milioni di tonnellate al giorno degli Usa. Nei primi sette mesi dell’anno, la Cina ha importato 83 milioni di barili di petrolio dal Medio Oriente, il che ha rappresentato circa il 50% delle sue importazioni complessive di petrolio, principalmente dall’Arabia Saudita, dall’Iran, dall’Iraq, dall’Oman e dagli Emirati Arabi Uniti. Sebbene l’attuale dipendenza della Cina dal petrolio estero abbia raggiunto quota 60% , le sue riserve strategiche di petrolio coprono solo 30 giorni. Di conseguenza la stabilità in Medio Oriente significa stabilità e sicurezza delle forniture petrolifere e degli investimenti cinesi, nonché stabilità del prezzo del petrolio, aspetto vitale per lo sviluppo economico e per la sicurezza nazionale cinese".
 
 
LE SFIDE E ELE OPPORTUNITA' DEL MEDIO ORIENTE 

I quattro panel del workshop si sono occupati della transizione afgana, delle nuove caratteristiche e tendenze del terrorismo, della questione nucleare iraniana e delle implicazioni degli sviluppi in Medio Oriente per la politica cinese. Riguardo all’Afghanistan, Richard Ghiasy, Research Fellow dell’Afghanistan Institute of Strategic Studies, ha sottolineato che le recenti elezioni presidenziali sono state "la prima transizione pacifica nella storia dell’Afghanistan" oltre che "un chiaro segnale ai talebani."

 

La discussione si è focalizzata sulle principali sfide e sulle opportunità che emergeranno dalle recenti elezioni presidenziali, nonché sui possibili sviluppi in seguito al ritiro delle truppe statunitensi e all’insediamento di un nuovo governo. Per quanto concerne i nuovi risvolti del terrorismo, appare evidente che le insurrezioni arabe degli anni scorsi hanno promosso una nuova fase di radicalizzazione islamica. L’esistenza di collegamenti tra i gruppi terroristici dell’Asia centrale e meridionale e del Medio Oriente è una questione che desta preoccupazione, anche se, secondo Raffaello Pantucci, Senior Research Fellow del Royal United Services Institute (Uk) sembra che, al momento, le minacce alla sicurezza siano più di carattere locale che internazionale.

 

Tuttavia, la situazione in Libia e Iraq è preoccupante, così come l’intensificazione del conflitto tra sunniti e sciiti. Relativamente alla questione nucleare iraniana, l’esperto iraniano che ha preso parte all’evento ha espresso un "cauto ottimismo" circa le trattative sul nucleare di Vienna. È stato inoltre sottolineato che una possibile riconciliazione tra Iran e Stati Uniti avrebbe effetti considerevoli sulla regione. Nel complesso, è emerso con chiarezza che il panorama in continua mutazione del Medio Oriente, oltre che nuove sfide, offre alla Cina anche considerevoli opportunità.

 

 

30 luglio 2014

 

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