Focus

I Gesuiti in una collana del Sole24ore

INTERVISTA A MICHELA CATTO

INTERVISTA A MICHELA CATTO


di Sonia Montrella

Twitter@SoniaMontrella

 

Roma, 20 ott.- Da Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia del Gesù, fino a Papa Francesco. Il Sole24ore dedica una collana ai gesuiti, ripercorrendone la storia. Qual è stata la loro forza più grande?
Agichina lo ha chiesto alla curatrice della collana Michela Catto, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, studiosa di storia politico-religiosa e della Compagnia di Gesù.


L’innovazione nella tradizione. Penso sia questo l’aspetto più dirompente dell’ordine gesuitico. I personaggi e i fatti che sono stati scelti per i 12 volumi che costituiscono la collana, ad esempio, sono tutti legati ad esempi di straordinaria novità nel campo del pensiero politico, teologico e soprattutto del pensiero missionario che la Compagnia di Gesù elaborò sin dall’inizio nel suo contatto con l’altro, il diverso, durante la sua attività missionaria nei Nuovi Mondi.

La novità principale della Compagnia di Gesù è la convivenza al suo interno di tendenze, di modi di pensare, di modi di agire, come il tentativo di allacciare un dialogo basato sulla conoscenza con gli altri popoli, che furono spesso contrastati al loro interno.

E’ vero. E ancor più contrastati fuori dalla Compagnia di Gesù, presso le altre istituzioni religiose della Chiesa Romana! La sfida di evangelizzare adattandosi alla cultura dell’altro (cultura intesa nel senso più ampio possibile del termine) significò che i gesuiti in terra di missione si dedicarono all’apprendimento delle lingue, alla produzione delle prime grammatiche e dizionari; ai primi trattati di descrizione della geografia e delle genti, come degli antropologi ante-litteram, e molto altro contribuendo in maniera decisiva allo sviluppo della cultura europea. Furono una fonte, certamente non l’unica, della formazione del pensiero moderno europeo. La Cina di Matteo Ricci, la descrizione di uno stato retto da una morale nonostante non avesse conosciuto la religione cristiana, ebbe un ruolo decisivo nel pensiero di philosophes e illuministi.


E proprio a Matteo Ricci è dedicato il numero curato da Francesco D'Arelli, la cui uscita è prevista per sabato 25 ottobre. Studioso, matematico, cartografo Ricci riuscì grazie alle sue conoscenze a entrare alla corte dei Ming. Sul piano religioso e spirituale cosa ha lasciato alla società di allora confuciana?

 Come scriveva lo stesso Ricci ai suoi confratelli, la Cina era una terra difficile da penetrare dal punto di vista spirituale e culturale. Dal punto di vista storico la sua più importante eredità, per la Cina come per l’Europa, credo sia aver tentato un dialogo e un incontro che prima ancora di essere religioso era di tipo culturale, questo suo cercare di trovare un punto di contatto su valori universali e condivisibili, e da lì partire per una reciproca conoscenza. Una delle cose che mi ha sempre colpito di Matteo Ricci è la sua interpretazione del confucianesimo come una dottrina di carattere morale non contraria alla fede evangelica, di una dottrina che può vivere accanto all’adesione e alla pratica del cristianesimo.

Bergoglio è il primo papa gesuita. La sua linea porterà a un nuovo corso nel rapporto Cina-Vaticano?

E' difficile dare una risposta e fare una previsione. E’ certo che il linguaggio di Papa Francesco è sotto molti aspetti diverso da quello dei suoi più immediati predecessori. La stessa collana La Compagnia del Gesù nasce, tra i molti motivi, proprio perché vuole fornire un materiale per comprendere questo nuovo linguaggio che parla di discernimento, incontro, accoglienza, dialogo culturale. Dal punto di vista giornalistico, con l’elezione di Bergoglio, abbiamo letto sulle diverse testate di una Chiesa senza dogmi. E’ sorprendente l’analogia con il pensiero dei gesuiti di Cina: bisogna vestire di seta in Cina o andare nudi nelle foreste del Madurai; adattarsi insomma alla società locale e prendere ciò che è buono, ciò che è utile, ciò che è compatibile o indifferente all’essere cristiani. E' anche vero che molto tempo è trascorso dall’arrivo di Matteo Ricci in Cina, che la politica cinese stessa è completamente diversa ora, che vi è una riscoperta della propria tradizione e del confucianesimo, contrastato durante il periodo maoista. Credo si possa dire che Papa Francesco potrebbe essere il più adatto, per formazione spirituale e culturale, per capacità di discernere e valutare, ad aprire una nuova fase di dialogo.

 

 

20 ottobre 2014

 

 

@ Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci