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IL SENSATO PARADOSSO CINESE 

IL SENSATO PARADOSSO CINESE 


di Geminello Alvi

 

Ancona, 7 gen.- Yi Gang, il direttore del dipartimento statale per il tasso di cambio, un fondo che dispone di $3,7 trilioni di riserve estere, ha auspicato uno studio approfondito della Tobin Tax europea. Inoltre in fine d’anno ha dichiarato che la Cina dovrebbe smettere di accumulare sempre più ingenti riserve, lasciando intendere di considerare il tasso di cambio a un livello già vicino all’equilibrio. Ovvio dedurne l’intenzione del governo cinese di contenere l’influsso dei movimenti di capitali dall’estero così da armonizzarli con la svolta della politica monetaria in atto. Non sarà il caso di dimenticare che proprio nel continente asiatico si sono svolte negli ultimi decenni le più tremende speculazioni e che anche ora i movimenti di capitali rischiano di generare un eccesso di euforia per le riforme cinesi, e quindi ondate di capitali delle quali è certo pericoloso perdere il controllo.

L’intento cinese sarebbe insomma diverso da quello degli stati europei che hanno introdotto o introdurranno nel 2014 la Tobin Tax. La Cina sta cercando infatti di liberare dai vincoli un sistema finora chiuso un poco alla volta. Ma gli afflussi tumultuosi di capitali dall’estero complicano la gestione di un simile intento e soprattutto un qualche rientro ordinato dagli eccessi creditizi. E che sia proprio questo il rischio lo si deduce anche dall’attesa di troppi per un ulteriore rivalutazione dello Yuan, il quale risulterebbe secondo alcune stime invece già sopravalutato di un terzo. Il riequilibrio cinese in conclusione si presenta più complicato di quanto i mercati internazionali vorrebbero. Soprattutto implica per paradosso un controllo maggiore sui flussi di capitali dall’estero, ma pure dalla Cina.

L’ufficialità dell'interesse cinese per la Tobin Tax, del resto è coerente col paradosso cinese di sempre: le varie riforme, e  l’apertura, implicano che il controllo statale sul processo in atto aumenti, per esempio sottraendo all’arbitrio delle fughe o degli afflussi esagerati di capitali l’equilibrio economico cinese.
             

7 gennaio 2014

 

 

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