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GERACI: SIAMO ANCORA
ALL'INIZIO DELLA CRISI

GERACI: SIAMO ANCORA<br />ALL INIZIO DELLA CRISI


Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 8 gen. - Il governo sospende il circuit breaker dei mercati e le azioni riprendono a guadagnare. La Borsa di Shanghai ha chiuso oggi in positivo di quasi il 2% dopo una settimana in cui le azioni cinesi hanno perso circa il 15% del loro valore, trascinando al ribasso anche le piazze internazionali. Criticato fin dalle prime ore di vita dagli analisti, il sistema di interruzione delle contrattazioni, in caso di eccesso di rialzo o di ribasso dei titoli, ha avuto vita breve: solo quattro giorni prima della decisione di sospenderlo, presa nella serata di ieri dalla China Securities Regulatory Commission, la "Consob" cinese. "Intanto è una buona notizia - sottolinea ad Agi Michele Geraci, economista e direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China - La notizia non così buona è che non lo abbiano sospeso completamente e crea ancora un'incertezza. Lo hanno proprio sospeso o tra due mesi lo riprenderanno?".

Al dubbio dell'economista viene data una risposta solo parziale da parte dell'ente regolatore dei mercati cinesi. "Attualmente, gli effetti negativi sono maggiori di quelli positivi", scrive la China Securities Regulatory Commission in una nota al termine della riunione di emergenza di ieri. Sulla buona performance di oggi dei mercati, ha inciso anche il rinnovato impegno del governo per contrastare i problemi economici legati alla sovrapproduzione industriale, ma la sparizione del circuit breaker è stata sottolineata da molti analisti come un fattore positivo. Secondo alcuni, come Gordon Chang, non avrebbe mai dovuto neanche essere istituito, in primo luogo, mentre per altri sarebbe un riflesso della sfiducia del governo cinese rispetto agli operatori del mercato. una sfiducia che si è manifestata anche nelle ultime settimane del 2015, segnate da diverse indagini nei confronti dei maggiori broker cinesi che hanno provocato il panico tra gli investitori e un altro crollo a fine novembre, quando la Borsa di Shanghai aveva perso il 5,5% in una sola seduta.

"Il circuit breaker è una cosa tecnica che il governo ha introdotto per limitare la volatilità dei mercati - continua Geraci - Non ha funzionato e l'hanno tolta. Lo scontro è indipendente: c'è e ci sarà, ma è indipendente da questo aspetto tecnico. Il governo ha varato quelle regole per sostenere il mercato ed è una presenza più attiva di quanto lo fosse prima. Ha la funzione non di sostenere il mercato per sé, ma di garantire un funzionamento nei limiti della normalità. Se il mercato va su o giù può non essere la cosa fondamentale, ma non può scendere del 10% ogni giorno". Le turbolenze degli ultimi giorni mostrano che la soluzione alla crisi dei mercati è ancora lontana. Per Geraci "siamo ancora all'inizio della crisi. Non siamo alla fine: non siamo neanche all'inizio della fine. Forse siamo alla fine dell'inizio".

Lo scenario, nel frattempo è mutato. Rispetto ai crolli della scorsa estate, quando la borsa di Shanghai aveva raggiunto il picco dei 5100 punti, ora i valori sono tornati attorno ai 3000-3200 punti, più vicino a quei valori al di sotto dei quali il governo non intenderebbe scendere. "Non è la conseguenza di una bolla - conclude Geraci -  Anche 3200 punti è un valore alto. Il tiro si aggiusta continuamente: anche questo è il bello del mercato. Quando il mercato era a 5100 era caro, e adesso che è intorno ai 3200 punti è ancora caro. Forse anche più caro di allora perché la narrativa dell'outlook economico si è consolidata sul negativo. A giugno c'era chi credeva nella ripresa e chi non ci credeva: adesso il campo dei pessimisti si è allargato e anche 3200 può sembrare pesante rispetto alle aspettative economiche, sempre posto che esiste una connessione tra il mercato e l'economia reale".

 

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