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FORZA LAVORO TRA CRISI
GENERAZIONALE E ROBOT

FORZA LAVORO TRA CRISI <br />GENERAZIONALE E ROBOT


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella



Roma,  18 sett.- La Cina di oggi ha un'emergenza da gestire: frenare l'emorragia di manodopera nelle fabbriche prodotta dalla normativa sul figlio unico e da un mutamento della mentalità. E per farlo si prepara ad 'arruolare' un esercito di robot.

Secondo quanto emerge da un'analisi pubblicata da Bloomberg, di pari passo con l'aumento del benessere e delle condizioni di vita sarebbe calato l'interesse al lavoro delle generazioni più giovani. Una sorta di cambiamento sociale e culturale, confermato all'agenzia dai manager di alcune aziende della zona del delta del Fiume delle Perle, cuore pulsante dell'industria cinese.

Negli anni '90 – racconta Kevin Chang, general manager di Concord Ceramic – se affiggevi un annuncio per strada, centinaia di lavoratori sgomitavano per entrare in fabbrica. Dieci anni fa, qualcuno ancora si presentava, ma non molti. Oggi devi cercare le persone da reclutare in modo attivo". Complice soprattutto la  diversa formazione e il benessere: "I lavoratori nati negli anni '70 hanno una educazione più limitata, sono cresciuti in una Cina ancora arretrata. I trentenni sono più preparati a livello tecnico e dipendono molto dal particolare settore industriale. I nati negli anni '90, invece, non vogliono lavorare. I figli unici sono viziati e restano a casa o lavorano saltuariamente". Le 'nuove leve'  preferiscono insomma impieghi magari meno pagati o non addirittura non lavorare affatto piuttosto che sottostare a turni lunghi, faticosi e ripetitivi. E poi ci sono i laureati, considerati tropo "choosy" dall'83% degli intervistati qualche tempo fa dal quotidiano China Youth Daily . "Molti studenti ambiscono a trovare un impiego nelle società più famose o almeno a svolgere un lavoro da colletto bianco, ma non si rendono conto che non sono qualificati o che non esistono abbastanza posti vuoti per questo tipo di mansione" ha dichiarato Liu Qingrui, funzionario del centro per l'impiego dell'Università Northeastern.

A questo va aggiunto il calo fisiologico di una Cina che non ha né fratelli né sorelle. A gennaio l'Ufficio nazionale di Statistica ha reso noto che la popolazione in età da lavoro (ovvero quella compresa tra i 15 e i 59 anni) è scesa per la prima volta nel 2012 di 3,5 milioni. Un trend destinato a salire: secondo le stime, entro il 2020 la Cina passerà da 944 milioni di lavoratori a 920 milioni. Poi il crollo: la forza lavoro cinese conterà solo  877 milioni di persone entro il 2030 e 823 milione nel 2040. Il calo è l'effetto boomerang della politica del figlio unico, introdotta negli anni '80 per assicurare la crescita economica e il miglioramento delle condizioni di vita di un popolo che si riproduceva a dismisura e che deve oggi fare i conti con una carenza di nuove braccia da rimpiazzare a quelle degli anziani in età da pensione.

"Un Paese in via di sviluppo come la Cina necessita di un indice di fertilità che si aggiri almeno  attorno al 2,2 per mantenere stabile la popolazione, mentre Pechino lo blocca all'1,66" sostiene Sanjeev Sanyal, analista della Deutsche Bank. 'L'antidoto' coinciderebbe con l'abolizione o con il rilassamento della normativa, tesi sostenuta da esperti del settore e da think tank vicini al governo che da tempo hanno lanciato l'allarme. Ma per Sanyal non sarebbe sufficiente: "La rapida urbanizzazione e il cambiamento di mentalità e di stile di vita avrebbero influito sull'indice di fertilità in ogni caso, anche senza la politica del figlio unico. La normativa ha solo accelerato il processo".

E mentre i più giovani sono meno e meno interessati a questo tipo di lavori, e gli adulti sempre chiedono sempre più spesso stipendi più dignitosi e ritmi più umani, nelle fabbriche i manager si preparano a rimpiazzare la forza lavoro con i robot. Un processo già in atto: l'anno scorso le vendite di robot hanno toccato quota 28mila, mentre quest'anno saliranno a 30mila, con un tasso di crescita stimato del 20-30% l'anno. "Sebbene l'industria dell'automazione sia ancora in fase di decollo ci si aspetta che nei prossimi 10-20 anni la domanda crescerà almeno del +25% anno su anno" ha assicurato Tao Xibing, general manager di Qingdao Kingerobot Automation Co. Lo scorso giugno, cinque delle aziende di robotica del Drago hanno firmato un accordo di investimento con Chongqing Institute of Green and Intelligent Technology (organizzazione che fa capo all'Accademia di Scienze Sociali)  e concordato la creazione di un parco industriale di robotica.
Per una Cina alle prese con il cambiamento del modello economico quella dell'automazione sembra essere l'unica soluzione. Lo confermano soprattutto i costi: secondo le statistiche – si legge sull'Economic Observer – gli stipendi dell'industria manifatturiera crescono a un tasso annuale compreso tra il 10 e il 20% annuo, mentre il prezzo dei robot scende del 4%.

 


 

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