ORA ATTUARE LE RIFORME"" /> agiChina - CUCINO: "CAUTO OTTIMISMO, <br />ORA ATTUARE LE RIFORME"

Focus

Intervista

CUCINO: "CAUTO OTTIMISMO,
ORA ATTUARE LE RIFORME"

CUCINO:  CAUTO OTTIMISMO, <br />ORA ATTUARE LE RIFORME


di Eugenio Buzzetti

 

Milano, 13 dic. - Atteso da lungo tempo, il terzo plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese si è concluso con molte sorprese sul piano delle riforme che la Cina intende mettere in pratica da oggi al 2020. Il communiquè diffuso subito dopo la chiusura dei lavori aveva lasciato gli osservatori molto dubbiosi, quando non apertamente ostili, alle formule prive di reali intenzioni di cambiamento. Nei giorni successivi, invece, la pubblicazione del documento "Decisioni sulle maggiori questioni inerenti l'approfondimento complessivo delle riforme" ha chiarito i dubbi sulle vere intenzioni di cambiamento della classe politica cinese.

 

Sono soprattutto le riforme economiche le protagoniste del nuovo documento, a cominciare dall'apertura del settore bancario al capitale privato, permettendo quindi un'aperta concorrenza nel settore, e dalla ridefinizione delle funzioni delle aziende di Stato - ovvero sempre più aziende e sempre meno enti statali - uno dei settori maggiormente nel mirino di analisti e accademici nelle settimane che hanno preceduto il meeting di novembre scorso. Molti ancora i nodi da sciogliere, a cominciare dalla tempistica di attuazione delle riforme. La Camera di Commercio dell'Unione Europea ha accolto con favore il documento sulle "Decisioni", ma ha sottolineato, in un comunicato emesso a pochi giorni dal vertice Cina-Unione Europea di fine novembre, come queste siano arrivate "in ritardo" e che la Cina dovrà recuperare il tempo perduto negli ultimi anni.

 

"Abbiamo dato un parere estremamente favorevole sulle decisioni, ma siamo un po' preoccupati per il ritardo con cui arrivano - ha affermato ad AgiChina24 il presidente della Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina, Davide Cucino - Non si tratta del ritardo fisiologico, necessario, per il tempo intercorso tra l'insediamento di Xi Jinping e la formulazione del documento, ma di un ritardo che è un po' strutturale: da due settimane parliamo ancora con grande enfasi di queste decisioni, però vediamo ancora fatica nell'attuazione".  Quello che la Cina deve fare secondo l'associazione che raggruppa le imprese europee che operano sul territorio cinese è quello di "cominciare immediatamente a lavorare su bozze di documenti attuativi, prima che questa enfasi vada scemando". Una corsa contro il tempo, prima che il percorso di riforme messe nero su bianco nei giorni del plenum rimanga lettera morta.

 

Che possibilità si potranno aprire per le imprese europee in Cina nei prossimi anni? Le barriere di accesso al mercato interno verranno progressivamente eliminate per fare posto a una competizione più equa? I vertici di Unione Europea e Cina hanno celebrato il mese scorso i dieci anni di partnership strategica, durante il sedicesimo summit tra i due blocchi di novembre scorso. Bruxelles e Pechino hanno stretto un accordo di cooperazione e intrapreso un dialogo su un protocollo per gli investimenti. Ma i passi da compiere per avvicinare Cina e Unione Europea sono ancora molti, e in entrambe le direzioni.

 

AgiChina24 ha chiesto a Davide Cucino di tracciare alcune prospettive per il futuro. "L'ottimismo c'è - assicura Cucino - ma è cauto. Purtroppo nel corso degli ultimi anni, siamo stati abituati ad ascoltare molto spesso alcune promesse del governo cinese sulle liberalizzazioni di alcuni settori dell'economia, ma questo non si è poi tramutato in fatti concreti". Le difficoltà non arrivano solo dalla parte cinese: Cucino non risparmia neppure critiche al premier britannico David Cameron in visita a Pechino a dicembre che ha promesso sul lungo periodo un accordo per la creazione di una zona di libero scambio tra Cina e Ue. "Sono assolutamente poco entusiasta - ha spiegato il presidente della EUCCC - che non fanno altro che rafforzare la Cina nel dialogo con l'Unione Europea". Il cammino di cooperazione Bruxelles e Pechino ha ancora molti ostacoli da rimuovere da entrambe le parti.

 

Quali sono, per le imprese europee, le novità più interessanti che verranno introdotte con le riforme economiche decise durante il terzo plenum? Cosa si può ancora migliorare rispetto al nuovo impianto di regole?



Tra gli aspetti interessanti per le aziende europee ci sono gli obiettivi principali del documento che si pone come termine il 2020. E' interessante come sia speculare all'obiettivo che si è data l'Unione Europea al 2020 e di come molti dei temi che la Cina si è data siano simili a quelli contenuti nella European Union 2020 target: potremmo citare ambiente, inclusiveness, innovazione. E non è un caso che uno dei risultati più importanti del summit sia dato dal fatto che le due parti hanno individuato delle specularità e la necessità di andare di pari passo nel raggiungimento di questi obiettivi. Questo rappresenta per le aziende europee una grande opportunità perché sono temi che dovrebbero essere già noti. L'agenda Europe 2020 è stata fatta per dare una spinta propulsiva a molti settori europei industriali e non: pertanto decidere di correre in parallelo con un'agenda cinese per il 2020 potrebbe probabilmente portare dei vantaggi alle aziende europee che dovrebbero avere più dimestichezza con il tema.



In questi giorni si tiene il 16esimo summit China-Ue su cooperazione e investimenti tra Pechino e Bruxelles. Quali sono le aree che necessitano di maggiore attenzione, e cosa dovrebbe chiedere a Pechino la Ue, primo partner commerciale del Dragone?

Vediamo con grandissimo interesse il trattato bilaterale sugli investimenti. Il lancio del trattato, pur tra mille difficoltà, è sicuramente un risultato molto importante. Oggi c'è una grandissima asimmetria tra le opportunità che ci sono in Europa per i gruppi stranieri e le opportunità che ci sono in Cina per le aziende straniere. Questa situazione asimmetrica non può essere sostenibile per sempre: occorre cambiare certi parametri. Ci sono larghissime fette di opinione pubblica europea che hanno già preso una chiara posizione a riguardo, e chiedono un cambiamento di quegli elementi e di quegli strumenti che in un senso e nell'altro devono essere più equi. Discutere di accordo bilaterale in un momento in cui già la Cina gode di una maggiore libertà per i suoi investimenti in Europa rispetto alla libertà di cui godono le aziende straniere nell'investire in Cina, è sicuramente un tema importante sia per riequilibrare una serie di assetti, che per promuovere maggiormente gli investimenti non soltanto cinesi in Europa, ma anche europei in Cina. Bisogna tenere presente che è marginale non soltanto la percentuale di investimenti europei in Cina rispetto al resto del mondo, ma è marginale anche la porzione di investimenti cinesi in Europa, nonostante i dati degli ultimi due anni siano estremamente positivi per il nostro continente. Questo accordo bilaterale è un altro tema molto importante di questo summit, di pari passo con quello della specularità delle agende 2020.



Come ha reagito l'industria europea ai cambiamenti introdotti da Pechino? In quali settori si intravedono le maggiori possibilità di sviluppo?


 

L'ottimismo c'è, ma è cauto. Purtroppo nel corso degli ultimi anni, siamo stati abituati ad ascoltare molto spesso alcune promesse del governo cinese sulle liberalizzazioni di alcuni settori dell'economia, ma questo non si è poi tramutato in fatti concreti. Ci aspettiamo che le promesse che sono state fatte oggi si tramutino in fatti. Ci sono purtroppo dei punti interrogativi, al momento, che vorremmo avere la possibilità di chiarire. Tra questi vanno citati due: il primo è il ruolo dello Stato nell'economia. Spesso siamo tacciati di essere ultra-liberisti: in realtà, in varie occasioni abbiamo sottolineato come noi non vogliamo fare sparire il ruolo dello Stato nell'economia, ma riportarlo a quella che è la sua vera natura. Lo Stato deve agire in quei settori dove il bene pubblico può essere garantito soltanto da un intervento dello Stato e non da un intervento del capitale privato. Questo porta poi a parlare del secondo tema, quello del capitale privato. Credo che sia necessario un chiarimento, e noi lo abbiamo chiesto varie volte ai nostri interlocutori cinesi. La risposta diventa sempre più chiara: capitale privato vuol dire capitale privato domestico. L'apertura di questi settori strategici è un'apertura che va verso la competizione per tutti o solo a favore del capitale privato domestico? Questo è un tema che va sicuramente chiarito, ed è centrale nel comprendere se queste decisioni scaturite dal terzo plenum sono rivolte a tutti o soltanto alle aziende cinesi.

 

Il primo ministro britannico, David Cameron, in visita a Pechino, ha dichiarato che sosterrà l'accordo commerciale tra Cina e Unione Europea, poi Bruxelles ha raffreddato gli entusiasmi dicendo che un accordo di questo tipo è "prematuro". Come valuta le dichiarazioni di Cameron? E quali passi occorre fare per andare, eventualmente, in questa direzione?

Credo che ogni volta che un rappresentante di un Paese dei 28, soprattutto se uno dei principali, si rechi in Cina oppure ospiti una controparte cinese nel suo Paese deve sempre in qualche modo enfatizzare qualcosa in più rispetto a quello che l'Unione Europea sta negoziando o ha ottenuto. E' passata una settimana dal summit tra Cina e Unione Europea e sappiamo quali siano state le difficoltà per raggiungere un accordo sugli investimenti bilaterali, che per l'Unione Europea ha significato dovere spiegare ai cinesi che per il momento il free trade agreement non è negoziabile fino a che l''accordo bilaterale non avrà preso una certa forma, ed ecco che uno dei 28 mostra di essere in grado di rafforzare il messaggio con qualche elemento in più, con qualche accordo in più. E' successo in passato, succede oggi e non mi stupirà se succederà ancora in futuro. Siamo sempre alle solite: parliamo di unità di vedute in Europa e poi ognuno corre per la sua strada. Sono assolutamente poco entusiasta di questo tipo di dichiarazioni perché non fanno che rafforzare la Cina nel dialogo con l'Unione Europea, perché poi vengono presi a esempio impegni o dichiarazioni che sono stati presi in via bilaterale.

 

13 dicembre 2013


© Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci