L'intervista

CHAN HO KEI

Autore di "Duplice delitto a Hong Kong" (Metropoli d'Asia, 2012). Giovane informatico con il pallino per il mistero diventato scrittore di successo in Asia. Il suo romanzo ha vinto il prestigioso premio Soji Shimada Mistery 2011.

Autore di  Duplice delitto a Hong Kong  (Metropoli d Asia, 2012). Giovane informatico con il pallino per il mistero
diventato scrittore di successo in Asia. Il suo romanzo ha vinto il
prestigioso premio Soji Shimada Mistery 2011. <br />


di Emma Lupano


Un ispettore di polizia si sveglia una mattina nella sua macchina in un parcheggio lontano da casa. Odora di alcol, è confuso e non ha idea di come sia finito in quel posto. Tutto ciò che ricorda sono i corpi di due persone brutalmente assassinate in una stanza, il caso su cui sta investigando. Ma è davvero tutto come sembra?


Inizia così "Duplice delitto a Hong Kong" (Metropoli d'Asia, 2012), il giallo di Chan Ho Kei, giovane informatico con il pallino per il mistero diventato scrittore di successo in Asia. Il suo romanzo ha vinto il prestigioso premio Soji Shimada Mistery Award 2011.


Quanto è popolare il genere giallo oggi in Cina?

 

I romanzi gialli e polizieschi stanno diventando sempre più popolari in Cina, Taiwan e Hong Kong. Negli anni Trenta, i gialli erano un genere molto amato in Cina, e non soltanto grazie alle opere tradotte. Uno dei giallisti più famosi era Chen Xiaoqing, considerato lo Sherlock Holmes d'oriente. C'era anche uno scrittore chiamato Sun Le Hong, autore di una serie simile a quella di Arsenio Lupin. Dalla seconda guerra mondiale e dalla guerra civile in poi i gialli sono scomparsi dalla Cina per mezzo secolo. In quel periodo i governi della Repubblica popolare e di Taiwan ponevano infatti limiti alla libertà editoriale. Taiwan ha cambiato questa politica  partire dagli anni Ottanta, mentre la Cina lo sta facendo ora. Nell'ultimo decennio, con l'influenza dei gialli giapponesi, a Hong Kong, Taiwan e in Cina si è registrato un boom del genere giallo. Poiché a Hong Kong si usano i caratteri non semplificati come a Taiwan, molte opere sono state importate facilmente e il genere ha ripreso vigore. Allo stesso tempo, molti editori in Cina hanno cominciato a proporre traduzioni di romanzi gialli giapponesi. Questo ha spinto sempre più autori locali a dedicarsi al genere e ha convinto gli editori a pubblicare sempre più gialli di autori locali.

 

Perché come scrittore ha scelto il genere giallo?

 

Quando avevo 10-11 anni mi piaceva molto leggere. Leggevo romanzi per ragazzi di autori locali oppure traduzioni in cinese di romanzi stranieri famosi, come "Il mago di Oz", "L'isola del tesoro", "Il giro del mondo in 80 giorni" e così via. Ma un giorno mi è capitato per le mani un libro che mi ha cambiato la vita. Era "Le avventure di Sherlock Holmes" di Sir Arthur Conan Doyle, in versione cinese. Mi colpì tantissimo, credo che il genere giallo abbia messo radici nel mio cervello in quel momento. Più tardi, da adolescente, lessi anche Arsenio Lupin e alcuni famosi gialli giapponesi. Ho sempre amato il giallo, non solo nei romanzi, ma anche nei film e nelle fiction tv. Credo che viviamo in un mondo razionale e il giallo è un genere che mostra il funzionamento della ragione in un modo elegante.

 

Le atmosfere del suo libro ricordano quelle del cinema di Hong Kong e nel romanzo ci sono anche personaggi legati al mondo del cinema. Come mai?

 

Il cinema è uno degli elementi più importanti di Hong Kong. Naturalmente, è possibile evitare di parlarne in un romanzo, ma ho deciso di inserire alcuni elementi legati al cinema per tre ragioni. Innanzi tutto, per rendere l'atmosfera più "alla Hong Kong". Questa storia non è stata pensata solo per un pubblico locale, perché sapevo che vincendo il premio Soji Shimada avrei potuto pubblicare in Giappone, Italia, Tailandia, Malesia e Cina, oltre che a Taiwan. Per questo ho inserito nella storia il cinema, il kung fu, un personaggio inglese che parla cantonese e altri elementi tipici di Hong Kong che i lettori stranieri potrebbero trovare interessanti. Inoltre, amo la meta fiction e penso sempre che mettere una storia dentro un'altra storia sia bello. Infine, io amo il cinema. E non nego di aver in parte tratto ispirazione dalle atmosfere del cinema di Hong Kong per il mio romanzo.

 

Come succede che un esperto di informatica comincia a scrivere gialli? Ha mai pensato di diventare uno sceneggiatore per il cinema?

 

Anche per me è stato un passaggio inaspettato quello dall'informatica alla scrittura. Avevo scritto un paio di racconti quando ero all'università, ma solo per mio divertimento. Li postai su un forum online, ma l'idea di diventare uno scrittore a tempo pieno non mi passò mai per la testa. Nel 2008 lasciai il mio lavoro di ingegnere con l'intenzione di prendere del tempo per me stesso. In quel periodo in parte leggevo testi di informatica, in parte scrivevo gialli per svagarmi. Venni a sapere del premio "Mystery writers of Taiwan" e inviai un  lavoro. Fui sorpreso quando un mio racconto fu selezionato tra i quattro finalisti e fu commentato positivamente da molti lettori. La volta dopo inviai altri lavori e vinsi. Fu allora che cominciai a pensare sul serio di iniziare una carriera di scrittore. Del resto, credo che ci siano molte somiglianze tra un ingegnere che si occupa di software e uno scrittore di gialli. Entrambi devono "costruire" un modello ben pianificato e devono soddisfare il "cliente". Anche il processo di debug, nella pianificazione di un sofware, è assai simile alla soluzione di un giallo. Quando si genere un errore, l'ingegnere deve andare a caccia di tutte le "prove", ispezionare ogni elemento sospetto nei codici e trovare la causa del bug. Un po' quello che fanno i detective.

 

Il protagonista del suo romanzo appare spesso confuso e sembra non riuscire ad afferrare completamente quello che accade intorno a lui. Ha voluto farne un simbolo di qualcosa?

 

Si può leggere il mio giallo a livello di semplice intrattenimento, ma è vero che nel romanzo ho messo qualcosa in più. Non ne ho mai parlato in pubblico e non voglio spiegare troppo, ma ho cercato di enfatizzare l'elemento della "discordanza" in diversi punti del racconto. Molti dei personaggi, degli avvenimenti, dei luoghi e delle descrizioni presenti nel libro sono un riflesso dei conflitti che animano Hong Kong: conflitti tra oriente e occidente, vecchio e nuovo, stile britannico e stile cinese. Alcuni lettori cinesi si sono chiesti perché ho inserito elementi di critica della situazione sociale di Hong Kong, per esempio quando il protagonista parla dello sviluppo della città. Queste parti non sono essenziali per la narrazione, ma le ho aggiunte per sottolineare la personalità del protagonista e per rifletterne la confusione, che conduce alla confusa situazione sociale di Hong Kong.

 


La Hong Kong che appare nel libro, in effetti, non ha un volto positivo. È stata una scelta consapevole?

 

Un amico taiwanese mi ha fatto la stessa domanda. È vero, sono molto critico nel mio libro, ma credo che mostrare le debolezze della città serva a migliorarla. In Cina la gente tende a mostrare soltanto il lato positivo delle cose e questa tendenza sta influenzando anche Hong Kong. Non credo sia un buon segno, perché vuol dire chiudere gli occhi e vedere solo quello che vogliamo vedere. Se non riconosciamo le nostre debolezze, non abbiamo la possibilità di correggerle. Dovremmo sempre affrontare la verità. Forse nel libro non ho espresso direttamente il mio amore per Hong Kong, ma vi ho inserito molti personaggi positivi. Come il vecchio medico inglese che si è fermato a Hong Kong per praticare la medicina, o come l'esperto di arti marziali che guida i ragazzi "difficili" attraverso la scuola che ha aperto, o come la giornalista coraggiosa che insegue la verità. Si tratta di volti comuni a Hong Kong.


Gli autori di Hong Kong lamentano di essere poco considerati e conosciuti, schiacciati dalla letteratura della Repubblica popolare. La pensa così anche lei?

 

Sì, è triste ma è così. A Hong Kong ci sono poche case editrici e non c'è una atmosfera favorevole per la letteratura. La gente non legge molto e se lo fa legge soprattutto libri stranieri o tradotti. Negli ultimi 30-40 anni, Hong Kong si è concentrata soprattutto sulla finanza e sul commercio, e così anche gli studenti si sono concentrati soprattutto su queste discipline. A Hong Kong, se sei un adolescente e dici ai tuoi genitori o ai tuoi amici che vuoi diventare uno scrittore rischi di essere preso in giro. Per questo si è creato un vuoto nel campo della letteratura e il numero di editori è diminuito. Senza editori disposti a investire in nuovi autori, anche il numero degli scrittori è calato, e quindi anche il numero di opere pubblicate. Per questo la letteratura di Hong Kong rischia di finire nel dimenticatoio. Ma credo che la situazione stia cambiando, grazie a Internet. La rete aiuta molto chi scrive. Abbiamo poche possibilità di pubblicare a Hong Kong, ma possiamo contattare editori di Taiwan. Tutti i miei libri sono stati pubblicati da editori di Taiwan, oltre che in Cina. In passato uno scrittore dipendeva dagli editori locali, oggi invece possiamo metterci in contatto direttamente con editori stranieri grazie a Internet. Così gli scrittori possono mantenersi vendendo su mercati non locali e credo che grazie a questo ci saranno sempre più giovani di Hong Kong che sceglieranno di diventare scrittori.

 

In occidente si conosce poco la letteratura di Hong Kong. Come la descriverebbe? Cosa considera tipico della scena letteraria di Hong Kong?

 

Il campo della letteratura di Hong Kong si è ristretto negli ultimi 30 anni. Prima c'erano romanzi famosi, come le fiction sulle arti marziali di Jin Yong, i romanzi di fantascienza di Ni Kuang, il flusso di coscienza di Liu Yi-chang. Da una parte, la prima generazione di autori di Hong Kong veniva dalla Cina e ha influenzato le generazioni successive. Oltre agli autori locali, però, essendo una colonia britannica a Hong Kong sono sempre arrivati romanzi stranieri. Questo ha influenzato anche gli autori contemporanei. Per gli occidentali, la letteratura di Hong Kong ha tratti di fusione culturale tra oriente e occidente. Nelle storie si possono trovare elementi tipici dello stile di vita occidentale, ma la personalità e il modo di pensare dei personaggi si trova a metà tra la Cina e l'occidente. È difficile da descrivere. Proprio come è difficile descrivere Hong Kong.


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