Politica interna

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GIOCO DI OMBRE CINESI TRA PALAZZO E WEB

GIOCO DI OMBRE CINESI TRA PALAZZO E WEB


di Antonio Talia

twitter@AntonioTalia


Pechino, 22 mar.- "Sembra che gli indovinelli che abbiamo inventato ormai vivano di vita propria". E' improbabile che qualcuno degli anonimi tweeter che nelle ultime 48 ore continuano a inondare il web cinese di voci su un tentato golpe a Pechino abbia pensato allo scrittore Alan Moore. Ma la frase descrive perfettamente il clima che si respira a Pechino in queste ore.

 

Era quasi un indovinello il messaggio lanciato lunedì notte via Weibo, il "twitter cinese": "Qualcosa di grosso sta accadendo a Pechino". Il primo effetto concreto si è avvertito martedì mattina, con un balzo dei credit default swap sui titoli di Stato cinesi ai massimi degli ultimi quattro mesi: mentre a Pechino tutto procedeva come al solito - e non si segnalava nessun incremento delle forze dell'ordine per le strade - i mercati si tutelavano contro un presunto sconvolgimento politico. Non male come impatto, per qualche manciata di tweet lanciati a tarda notte.

 

A Pechino si vivono giorni strani. L'opacità del palazzo - che da sempre si trincera dietro la discrezione più assoluta - alimenta boatos su un acceso scontro in atto al Comitato Permanente del Politburo, i massimi vertici del potere cinese.

 

Al centro della contesa, neanche a dirlo, c'è Bo Xilai, il popolare ex segretario di Chongqing sospeso dalle funzioni giovedì scorso: il premier Wen Jiabao intenderebbe proseguire sulla linea dell'epurazione totale di questo leader che da tempo agitava la bandiera dell'ultrasinistra, mentre una fazione avversa – guidata dal potentissimo uomo degli apparati di sicurezza, Zhou Yongkang - si sarebbe schierata a favore di Bo.

 

Il condizionale è d'obbligo. Tra voci su Weibo –il "twitter cinese"- e articoli di giornali come l'Epoch Times (troppo vicino al movimento religioso Falun Gong, bandito da Pechino, per essere affidabile) il web proietta ombre sui muri del palazzo, e queste ombre cinesi prendono vita.

 

Per districarsi tra realtà e finzione, proviamo a mettere in fila alcuni fatti.

 

"Gli spaghetti sono già finiti in pentola?" Secondo una fonte vicina agli apparati di sicurezza cinesi citata dal Financial Times, Bo Xilai sarebbe agli arresti domiciliari e sua moglie sarebbe stata presa in consegna dalle forze di polizia e sottoposta a un'indagine per corruzione.

 

La stessa fonte riferisce che la caduta di Bo Xilai sta colpendo anche Zhou Yongkang, membro del Comitato Permanente del Politburo, uno dei nove uomini più potenti di tutta la Cina: a Zhou sarebbe stato imposto di non comparire in pubblico, di non prendere parte a nessun meeting politico di alto livello, e l'ex potentissimo capo dell'intelligence sarebbe ormai sottoposto "a qualche forma di sorveglianza". Le dichiarazioni di tale fonte non hanno trovato altre conferme. Di sicuro c'è che giovedì a Shanghai si è tenuto un forum di alto livello degli apparati di propaganda al quale Zhou Yongkang non si è presentato, limitandosi a mandare un messaggio.


Altro elemento sicuro è che sul web cinese si sono registrati numerosi commenti sull'assenza di Zhou. Dato che i commenti sul suo nome sono banditi sulla rete, come quelli su tutti i funzionari di altissimo livello, i netizen cinesi gli hanno affibbiato un nomignolo, "Kang Shi Fu", come una nota marca di spaghetti istantanei. Per tutta la giornata le ipotesi sulla sua assenza sono rimbalzate sul web: "Gli spaghetti sono già finiti in pentola?" si chiedevano numerosi utenti. Ma commenti di questo genere restavano in pagina solo per alcuno minuti, prima di essere rimossi.


VOCI DI GOLPE E "FEDELTA' ALL'ESERCITO"



Secondo le fantasiose voci riferite da quotidiani poco affidabili come Epoch Times, il tentativo di golpe fallito nella notte tra lunedì e martedì sarebbe andato in scena a Zhongnanhai, la residenza dei massimi leader cinesi, dove le forze fedeli a Zhou e Bo avrebbero tentato di catturare il premier Wen Jiabao e il presidente Hu Jintao.


Ma invece ciò che di concreto e documentabile si può riscontrare sul fronte delle forze armate è una campagna in atto per ribadire la completa fedeltà dell'esercito al Partito Comunista Cinese. Nell'ultimo di una lunga serie di editoriali sull'argomento, pubblicato giovedì sul quotidiano dell'Esercito Popolare di Liberazione, si legge che le forze armate debbono resistere alla tentazione di "depoliticizzazione dell'esercito": "Dobbiamo  sostenere la leadership assoluta del partito e assicurarci che tutte le forze armate seguano la guida del partito e del presidente della Commissione Militare Centrale Hu Jintao".

 

IL FANTASMA DI TIAN' ANMEN

 

Altre fonti anonime riportate dal Financial Times riferiscono che i contrasti in seno alla leadership vertono anche intorno ai fatti di Tian'anmen del giugno 1989. Il premier Wen Jiabao sarebbe intenzionato a intavolare una sorta di riflessione su quello che rimane il vero rimosso della coscienza nazionale cinese, mentre altri elementi del Comitato Permanente sarebbero contrari. Anche queste fonti non trovano altra conferma.

 

Sul web si segnalano ancora una volta episodi curiosi: nella giornata di mercoledì digitando "4 giugno 1989" –la data del massacro- era possibile ottenere alcuni risultati parzialmente sbloccati, o comunque non sottoposti ai filtri consueti. Segno di prove tecniche di manipolazione del consenso o semplice bug nel sistema?



OMBRE CINESI



Infine, ultimo segnale in codice, il sito ufficiale iPing ha pubblicato mercoledì le foto dei genitori di Bo Xilai e Xi Jinping umiliati e torturati durante la Rivoluzione Culturale. Bo Xilai, il leader in rovina, e Xi Jinping, il futuro presidente cinese, accomunati dal periodo più buio della storia cinese, agitato come uno spauracchio dal premier Wen Jiabao nel suo ultimo discorso, in un attacco diretto proprio a Bo Xilai, accusato neanche tanto velatamente di voler riportare la Cina a un'ondata di persecuzioni animate dall'ultrasinistra.


Da questi e altri segnali si può desumere che è in atto una spaccatura all'interno del Comitato Permanente del Politburo? "Dopo i fatti di Chongqing si sono diffuse notizie di tutti i colori – ha scritto in un editoriale Hu Xijin, il direttore del quotidianoGlobal Times, controllato dal governo - e da adesso fino al 18simo Congresso del partito, in autunno, attraverseremo probabilmente un periodo ricchissimo di pettegolezzi". Ci sono ancora molti mesi per capire se si tratta solo di ombre cinesi, ma voci e presunte rivelazioni si susseguono ormai a ritmo quotidiano.

 

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