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CLINTON: "PROGRESSI SU NEGOZIATI PER CHEN"

CLINTON:  PROGRESSI SU NEGOZIATI PER CHEN


di Antonio Talia  

Twitter@AntonioTalia

 

Pechino, 4 mag.- "Nel corso della giornata di oggi sono stati fatti progressi sui negoziati relativi alla situazione di Mr.Chen Guangcheng": lo riferisce il segretario di Stato americano Hillary Clinton durante la conferenza stampa in corso a Pechino. Clinton ha definito "promettente" la dichiarazione diffusa oggi dal ministero degli Esteri di Pechino, secondo la quale Chen "può andare a studiare all'estero come ogni altro cittadino cinese".

 

Chen Guangcheng - ha confermato Hillary Clinton - ha incontrato nel pomeriggio l'ambasciatore USA Gary Locke, e ha confermato che intende recarsi con la famiglia negli Stati Uniti per un periodo di studio.

 

Poi il segretario di Stato ha dichiarato venerdì che lo staff e il medico dell'ambasciata USA hanno incontrato il dissidente e che l'ambasciatore Gary Locke ha parlato con lui. Le autorità cinesi avevano impedito ai funzionari americani di incontrare il dissidente per tre giorni, quando Chen era uscito dall'ambasciata USA ed era stato ricoverato presso un ospedale di Pechino

 

 

SEGNALI DI APERTURA SU DISSIDENTE CHEN


di Antonio Talia e Eugenio Buzzetti

Twitter@AntonioTalia e Eastofnowest


Pechino, 4 mag.- Il dissidente Chen Guangcheng, protagonista nei giorni scorsi di una clamorosa fuga dai domiciliari, ha chiarito venerdì la sua posizione sulla presunta richiesta di asilo politico attraverso un comunicato diffuso via Twitter tramite Guo Yushan, un amico avvocato. Chen chiarisce di voler lasciare la Cina "solo per alcuni mesi", accettando l'invito ricevuto tempo fa dall'Università di New York. "Non ho mai fatto richiesta di asilo politico" ha detto Chen nel comunicato, specificando di essere intenzionato a rientrare in Cina dopo un periodo di riposo negli USA.


 
Sulla possibilità di concedere a Chen un periodo di studio all'estero si è espresso anche il portavoce del ministero degli Esteri Liu Weimin, con un comunicato diffuso nel primo pomeriggio di venerdì: "Chen Guangcheng può andare all'estero per un periodo di studio, come ogni altro cittadino cinese, seguendo le procedure standard previste dalla legge". Si tratta della prima pronuncia ufficiale del governo sulla possibilità -emersa nelle ultime ore- di risolvere la crisi scatenata dalla fuga di Cheng all'ambasciata americana attraverso un visto di studio e senza la richiesta di asilo politico, che Pechino considererebbe un grave affronto.


 
Secondo Voice of America, nelle prime ore di venerdì Chen ha ricevuto la visita di "un funzionario cinese di medio livello". L'uomo avrebbe consegnato un mazzo di fiori "a nome del comitato centrale", e avrebbe affermato che i responsabili dei maltrattamenti subiti dall'attivista e dalla sua famiglia saranno indagati e perseguiti "in base alla legge".


 
Nonostante Chen stesso abbia definito la sua situazione ancora "pericolosa" in un'intervista telefonica concessa ad alcuni media internazionali nella mattinata di venerdì, altri segnali lasciano intendere che la crisi potrebbe essere in via di soluzione. Dopo la visita del funzionario cinese, all'ospedale in cui Chen è ricoverato è giunto anche il numero due dell'ambasciata americana Robert Wang. I funzionari Usa sono usciti dopo qualche ora ma nessuno al momento è in grado di confermare cosa sia avvenuto mentre erano dentro.


 
Secondo diverse fonti nel primo pomeriggio il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha incontrato Liu Yandong, membro del Politburo, la donna con il grado più alto nella gerarchia del Partito Comunista Cinese.


Nel pomeriggio di venerdì Hillary Clinton terrà una conferenza stampa a Pechino sul caso Chen Guangcheng.

 

CHEN: "LA MIA SITUAZIONE E' PERICOLOSA"


Nella mattinata di venerdì l'attivista cinese Chen Guangcheng ha definito "pericolosa" la sua situazione. In un'intervista telefonica con media internazionali, Chen ha reso noto che da due giorni le autorità cinesi impediscono ai funzionari americani di accedere alla corsia nella quale è ricoverato. Venerdì Chen ha parlato due volte per telefono con i diplomatici USA, "ma le conversazioni sono state interrotte dopo qualche frase". Come rende noto AgiChina24.it, attorno alle 13 ora locale la vettura del numero due dell'ambasciata americana Robert Wang ha attraversato i cancelli dell'ospedale, ma al momento è impossibile stabilire se i cinesi abbiano acconsentito a un incontro con Chen Guangcheng.

Chen telefona al Congresso Usa, "Chiedo asilo, voglio vedere la Clinton"


Washington, 3 mag. - Colpo di scena nell'affaire del dissidente cinese Chen Guangcheng. L'uomo e' riuscito a chiamare al telefono Washington durante un'udienza del Congresso chiedendo personalmente asilo agli Stati Uniti ai parlamentari presenti spiegando di temere per se' e la sua famiglia se fosse costretto a restare in Cina. La notizia e' destinata a mettere ancora di piu' in difficolta' l'amministrazione Obama per la gestione del caso dopo che ieri aveva sostenuto che Chen, per una settimana ospitato dall'ambasciata a Pechino, si era consegnato alle autorita' cinesi sua sponte. Sembrava che sotto banco fosse stato raggiunto un accordo con cui, in cambio della 'resa', al quarantenne avvocato cieco e ai congiunti fossero garantiti sicurezza e protezione. Il colpo di scena di oggi chiarisce il dubbio che ancora qualcuno aveva sulla sorte dell'attivista. In mattinata l'attivista politico, protagonista nei giorni scorsi di una clamorosa fuga dagli arresti domiciliari, era stato spostato in un'altra ala dell'ospedale di Chaoyang, nel centro di Pechino, dove era giunto mercoledi' dopo aver lasciato l'ambasciata Usa, dove si era rifugiato. Secondo poi la Bbc il dissidente non sarebbe neanche riuscito a incontrare i funzionari americani a cui esprimere il suo desiderio di lasciare il Paese. Ma i funzionari, giunti in mattinata sull'automobile del vice ambasciatore insieme a un medico della loro missione diplomatica, non hanno commentato la vicenda ne' hanno rivelato alla stampa se siano riusciti a incontrare Chen o meno.

Attivista, Chen non ha chiesto esplicitamente asilo in Usa


L'attivista cinese Chen Guangcheng non avrebbe esplicitamente chiesto di avere asilo dagli Usa, piuttosto di andare con la famiglia nel Paese occidentale ma senza parlare di 'asilo' politico
. E la testimonianza dell'attivista Bon Fu oggi ascoltato a Washington dalla commissione del Congresso per i Diritti umani in Cina. "Ho parlato la notte scorse con Chen ha detto Bon - era in ospedale, completamente isolato. Ha detto chiaramente che lui e la sua famiglia non si sentivano sicuri e che volevano andare negli Usa per cure mediche e per visitare il Paese. Ma non ha esplicitamente parlato di 'asilo'". Secondo Bon infatti con l'asilo politico Chen non sarebbe potuto mai piu' tornare in Cina cosa che l'uomo invece non avrebbe desiderato. "Chiedere l'asilo negli Usa e' una strada a senso unico - ha detto Bon - non si puo' piu' tornare indietro". La vicenda di Chen Guangcheng sta creando una forte tensione nei rapporti tra Washington e Pechino che sembrano al momento non riuscire a trovare un compromesso sul futuro del dissidente.

STALLO IN OSPEDALE PER IL DISSIDENTE CHEN

Pechino, 3 mag. - La crisi tra Cina e USA legata al caso Chen Guangcheng entra nel dodicesimo giorno, ma la soluzione sembra ancora lontana. Nella mattinata di giovedì l'attivista politico, protagonista nei giorni scorsi di una clamorosa fuga dagli arresti domiciliari, è stato spostato in un'altra ala dell'ospedale di Chaoyang, nel centro di Pechino, dove era giunto mercoledì mattina dopo aver lasciato l'ambasciata statunitense.

 

La corsia è presidiata da decine di agenti della polizia cinese in uniforme e in borghese, che effettuano continui controlli su tutta la stampa straniera presente. Gli agenti rifiutano di qualificarsi, come prevederebbe la legge cinese. Sul luogo ci sono anche alcuni funzionari USA, giunti in mattinata sull'automobile del vice ambasciatore insieme a un medico della missione diplomatica americana. I funzionari non commentano la vicenda e non rivelano alla stampa se siano riusciti a incontrare Chen o meno. Al momento è dunque impossibile stabilire se Chen Guangcheng è la sua famiglia siano ancora in qualche modo sotto protezione americana, sulla base degli accordi resi noti mercoledì, o se invece la situazione sia ormai sotto il completo controllo del governo cinese.


Tra la folla di giornalisti stranieri che circondano l'ospedale  ci sono alcuni supporter cinesi che manifestano un timido sostegno al dissidente, senza però arrischiarsi a inscenare una manifestazione. Solo uno di loro, nella giornata di mercoledì, ha provato a uscire allo scoperto mostrando un cartello con la scritta "Libertà per Chen Guangcheng", ma l'uomo è stato subito preso in consegna dalle forze dell'ordine.

 

Un altro sostenitore giunto sul posto, che preferisce non rivelare il suo nome, ha lamentato almeno cinque incursioni sul suo profilo weibo –il twitter cinese- dopo il tentativo di postare immagini e commenti sulla vicenda. "La storia di Chen non è ancora molto conosciuta in Cina- racconta l'uomo ad AgiChina24.it- e io cerco di fare di tutto per diffonderla. E' un uomo che lotta per l'applicazione delle leggi cinesi, non per sovvertirle. In Cina le leggi esistono, ma non vengono applicate".

 

I supporter, tuttavia, sembrano un'esigua minoranza. La stampa ufficiale cinese sta concedendo pochissimo spazio alla crisi, cambiando atteggiamento anche a distanza di poche ore, segno che la linea politica sulla vicenda non è forse completamente definita. Il quotidiano ultranazionalista Global Times ha pubblicato un editoriale in cui accusava esplicitamente Chen Guangcheng di essere al soldo di "potenze straniere", ma l'articolo è stato cancellato dalla versione online nel giro di qualche ora. Il network NTR lascia ampio spazio a commentatori e giornalisti che accusano i funzionari locali, senza però spingersi a chiedere un'indagine formale del governo centrale di Pechino.

 

Intanto, si sta stringendo la rete intorno agli attivisti che hanno avuto qualche ruolo nella fuga di Chen.
Zeng Jinyan, la donna che per prima aveva sostenuto che Chen avrebbe lasciato l'ambasciata USA non di sua spontanea volontà, ma a causa delle minacce ricevute dai funzionari cinesi, è ufficialmente agli arresti domiciliari da giovedì mattina. He Peirong, la docente d'inglese che aveva guidato Chen dallo Shandong a Pechino per oltre 500 chilometri, è stata trattenuta per oltre 100 ore dalla polizia e si trova anche lei agli arresti domiciliari. Teng Biao, celebre avvocato che da anni si occupa di diritti umani, ha chiesto ai giornalisti di interrompere i contatti perché in questa fase teme per sé e per la sua famiglia.


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