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Nel 2011 vendita case
ai minimi da tre anni

Nel 2011 vendita case <br />ai minimi da tre anni<br />


Pechino, 18 gen.- Con la pubblicazione delle statistiche economiche relative al 2011 arrivano anche i dati sul mercato immobiliare. E non sono per nulla confortanti: secondo l'Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino, lo scorso anno in Cina la vendita d'immobili ha raggiunto i minimi degli ultimi tre anni.

 

Le statistiche mostrano che nel 2011 la vendita di abitazioni è aumentata del 3.9% rispetto all'anno precedente, il 4.1% in meno rispetto agli aumenti registrati nel 2010, per un volume totale di transazioni pari a 4860 miliardi di yuan (600 miliardi di euro). Contemporaneamente i prezzi continuano a scendere, e dicembre si segnala come il terzo mese consecutivo di cali dopo anni di aumenti.

 

Le fonti ufficiali cercano di minimizzare: "La crescita ha comunque superato le aspettative- dichiara al quotidiano ufficiale Global Times il vicedirettore della China Real Estate Society Chen Guoqiang- e mentre si pone costantemente attenzione alle città più importanti, come Pechino e Shanghai, le vendite crescono più velocemente nelle città minori".

 

Chen, tuttavia, ammette che se il governo manterrà le restrizioni adottate per contenere il mercato immobiliare –decisioni prese nell'ultimo anno e mezza circa, al fine di evitare lo scoppio di una bolla speculativa- il mercato è destinato a calare anche nel 2012.

 

I timori bolla speculativa

 

Il settore immobiliare cinese è da tempo sotto osservazione per un rischio bolla: a parte i cali degli ultimissimi mesi,  i prezzi delle proprietà sono raddoppiati nell'arco di cinque anni e nel solo 2010 hanno registrato un aumento medio del 18% in tutta la nazione. Fin dall'aprile 2010 il governo ha lanciato numerose misure per contenere i continui aumenti, tra cui il divieto di acquisto di più di un appartamento in alcune metropoli, l'aumento obbligatorio degli anticipi da versare e alcuni esperimenti di tasse sulla proprietà.

 

L'acquisto di una casa è ormai diventato proibitivo per la classe media, tanto da generare grosse tensioni sociali: "I prezzi degli immobili commerciali sono ancora ben lontani dagli obiettivi del governo e dalle aspettative dei cittadini- aveva detto il premier Wen Jiabao in un  discorso pronunciato lo scorso anno al Consiglio di Stato-, alcuni governi locali non stanno applicando con decisione le misure di controllo decise dal governo centrale e i risultati devono essere ancora stabilizzati".

Nella prima metà del 2010 le tre principali agenzie di rating, Fitch, Moody's e Standard & Poor's hanno lanciato diversi allarmi: a giugno S&P ha portato l'outlook del settore immobiliare dell'Impero di Mezzo da "stabile" a "negativo" a causa di un aumento del livello di indebitamento dei costruttori, mentre ad aprile era stato il turno di Moody's e a marzo Fitch aveva diffuso un rapporto secondo il quale da qui al 2013 c'è il 60% di possibilità che le banche del Dragone vengano sconvolte da un crollo dei prezzi delle case, capace di provocare un'ondata di insolvenze.

 

A settembre, di nuovo S&P: gli analisti hanno condotto una serie di stress test sulle società immobiliari cinesi, e secondo Standard & Poor's, un calo del 30% nelle vendite condurrebbe la maggior parte dei costruttori a fronteggiare una massiccia mancanza di liquidità. La stragrande maggioranza degli operatori, secondo l'agenzia di rating,  sarebbe in grado di gestire solamente una diminuzione pari al 10% dei livelli del settembre 2010. 

 

Ma non sono solo le agenzie di rating a temere per le nuove nubi che si addensano sul real estate: secondo Patrick Chovanec, economista che insegna alla School of Economics and Management dell'Università Tsinghua di Pechino, nel 2012 il calo nei prezzi delle case potrebbe costare alla Cina ben due punti percentuali di PIL. Nel 2011 gli investimenti cinesi nell'immobiliare sono cresciuti del 28% fino a raggiungere quota 6170 miliardi di yuan, pari a 977 miliardi di dollari o 763 miliardi di euro, ben 200 miliardi di dollari in più di quanto investirono gli Usa nel 2005, nel pieno della bolla immobiliare.

 

La Cina, a differenza degli Usa, non presenta un'offerta eccessiva di case e per il 2012 il governo prevede di creare 7 milioni di nuove unità abitative pubbliche dopo i dieci milioni stimati nel 2011. Tuttavia, sottolinea Chovanec in una nota inviata mercoledì alla Reuters, affinché questi investimenti aggiungano qualcosa alla crescita del PIL, è necessario che il mercato si allarghi ogni anno, un'ipotesi che si allontana sempre più sull'onda del calo dei prezzi e della continua ricerca di credito da parte dei costruttori.

 

"Se nel 2012 la Cina costruisce agli stessi ritmi del 2012  –dice Chovanec- il PIL rischia di scendere attorno al 6.6%".

 

Una botta d'arresto che non ha precedenti per l'economia cinese, senza contare l'impatto che un calo del settore avrebbe sulla domanda di materiali per la costruzione e, soprattutto, sul sistema bancario.

 

di Antonio Talia

 

 

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