LA PAROLA ALL'ESPERTO

di Michele Geraci

RISCHIO DI CREDIT CRUNCH,
COSA STA ACCADENDO IN CINA

RISCHIO DI CREDIT CRUNCH,<br />
COSA STA ACCADENDO IN CINA


di Michele Geraci*

 

Ningbo, 28 giu. - Nei giorni scorsi, la Cina ancora una volta ha rischiato una mini crisi sistemica del settore bancario. Non è  la prima volta e, temo, non sarà l’ultima. Gli investitori dovranno abituarsi a improvvisi fluttuazioni del mercato azionario e - molto più preoccupante - del mercato delle obbligazioni, per quanto limitato e poco sviluppato quest’ultimo sia. La domande che ci poniamo adesso sono: il sistema bancario cinese ha sofferto una crisi di liquidità o di insolvenza? Quali sono state le cause? Qual è il ruolo del sistema bancario ombra? Quali sono le mosse che il governo può mettere in atto per prevenirne o limitarne altre? Le risposte complesse e difficili da dare un uno spazio così limitato, ma proverò a chiarire alcuni aspetti.

 

Un concetto fondamentale da ricordare è che tutte le crisi di liquidità, se gestite poco attentamente, possono trasformarsi repentinamente in crisi di solvibilità. Dopotutto, le crisi di solvibilità spesso non sono altro che crisi di liquidità che si protraggono nel tempo. In modo semplicistico quello che è accaduto in Cina può essere così descritto: uno dei principali driver dell’economia cinese è il settore immobiliare che richiede grossi investimenti.  Per finanziare tali progetti, le società immobiliari ricorrono a prestiti da piccole banche; tali banche impacchettano i prestiti, erogati a più società immobiliari - i cosiddetti Wealth Management Products (WMP) che vengono poi piazzati sia a grandi investitori che ai piccoli risparmiatori, attratti da interessi più alti di quelli offerti nei conti correnti (intorno al 3%-4%). Ovviamente, in questo modo il rischio aumenta; il ritorno economico complessivo dipende da due ipotesi: 1) che tali immobili vengano venduti entro un certo arco di tempo e 2) che il loro valore aumenti costantemente nel tempo. Anche quando la prima delle due condizioni viene a mancare, si parla di crisi di liquidità. Quando invece anche la seconda si rivela fatua, allora la crisi diventa di solvibilità.

 

Di recente è accaduto che alcuni di questi progetti hanno subito ritardi nelle consegne, o perché gli immobili non sono ancora stati completati, o perché la domanda degli acquirenti non si è del tutto materializzata. A questo punto, quando il flusso di cassa dei WMP è inferiore a quello previsto, le piccole banche hanno due scelte: o dichiarare un mini-default su tali prodotti (annunciando, per esempio, che il pagamento di interessi o del capitale verrà rimandato nel tempo), oppure chiedere prestiti alle banche più grandi; e in questo modo, con il nuovo debito, ripagare gli investitori. Ovviamente, le grandi banche, consce di un rischio maggiore, erogano tali prestiti a tassi molto più elevati: quello che è successo nei giorni scorsi quando i tassi interbancari sono schizzati al 12%.

 

Ma il gioco non finisce qui.  Le grandi banche devono anch’esse trovare i fondi per erogare tali prestiti; per questo motivo, offrono rapidamente ai propri correntisti tassi perfino del 6% sui conti correnti, anche a capitale garantito. Questa catena regge finché l’ipotesi di crisi di liquidità domina quella di crisi di solvibilità. Fino a oggi, è stato in gran parte così; ciò spiega il motivo per cui i tassi di interesse stanno rientrando su valori normali. Come sappiamo, la linea di demarcazione tra questi due tipi di crisi è molto sottile e tendenzialmente basata sulla 'fiducia' dei mercati. Il governo cinese è infatti intervenuto con annunci mirati a tranquillizzare i mercati, proprio al fine di calmare gli animi, invitando le grandi banche (possedute dallo stesso Stato) a una maggiore elasticità nell’elargire questi prestiti a breve utilizzati per tappare liquidità. Annunci che però sono sempre un arma a doppio taglio. Utilizzando una metafora calcistica quando, dopo una sconfitta, il presidente di una squadra conferma la fiducia all’allenatore, nella maggior parte dei casi quell’allenatore è già con le valigie pronte.

 

E' dal 2007 che in Europa ascoltiamo proclami di vari ministri della finanze e di direttori finanziari di banche i quali assicurano che "è soltanto un problema di liquidità  a breve, ma che i fondamentali sono solidi”.  Con ciò, non voglio assolutamente suggerire che la Cina si trovi in una situazione di crisi come l’Eurozona; la Cina ha in mano l’asso di poter stampare moneta come e quando crede.  Tuttavia, politiche monetarie che mantengono i tassi d'interesse bassi comportano sempre il rischio di creare bolle finanziar. Una considerazione che mi porta a discutere, brevemente, del ruolo de sistema bancario ombra in Cina, spesso associato con la città di Wenzhou, dove le banche ombra rivestono un'importanza fondamentale nell’economia locale. Il sistema bancario ombra non è la causa della crisi di liquidità, ma la naturale conseguenza di una politica, che si protrae da anni, di tassi di interesse bassi, addirittura negativi in termini reali. E’ chiaro che a fronte di una crescita nominale dell’economia del 10%-15% (PIL reale sommato a inflazione), e quindi di una potenziale crescita dei ricavi alla pari con tali cifre, una piccola e media azienda può anche ‘permettersi’ un costo di interessi a doppie cifre. L'azienda, del resto, non ha altre scelte dal momento che le banche, in genere, non erogano prestiti alle PMI. E' così che nascono quest'istituti bancari, al limite della legalità, in grado di fornire tali prestiti.

 

Da dove raccolgono i fondi? Semplice: da piccoli risparmiatori e grandi investitori ben lieti di accettare un tasso di interesse ben superiore al 3% offerto dalle grandi banche. Spesso gli interessi offerti sono anche del 10%. Del resto le banche ombra hanno ampi spazi per gestire lo spread tra tassi attivi e passivi.  Si potrebbe, in effetti, affermare che i tassi di interesse ai quali tali istituzioni erogano fondi, rappresentano i veri tassi di interesse ‘di mercato’ in Cina ed è proprio verso questi valori di tassi che la politica monetaria del governo cinese dovrebbe mirare per stabilizzare l’economia ed evitare bolle e speculazioni. Un processo di aumento dei tassi di interesse che deve essere gestito attentamente. E molto lentamente. L'obiettivo?  Esso è chiaramente scritto a caratteri cubitali sulle pagine degli annunci di servizi finanziari dei giornali locali di Wenzhou.

 


* Michele Geraci è capo del China Desk del Global Policy Institute, un think tank basato a Londra. E' inoltre Senior Research Fellow e docente di Finanza all'Università di Zhejiang, nella città di Hangzhou. Insegna finanza anche presso la Nottingham University Business School di Ningbo dove ricopre il ruolo di Visiting Assistant Professor.

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