LA PAROLA ALL'ESPERTO

Duowei News

I 100 GIORNI DI LI KEQIANG

I 100 GIORNI DI LI KEQIANG


a cura di Giovanna Tescione

 

AgiChina24 vi propone la traduzione dal cinese di alcuni stralci di un editoriale intitolato “100 giorni di Li Keqiang, il sogno è ancora lontano” apparso il 23 giugno su Duowei  - quotidiano online gestito da esponenti della diaspora cinese negli USA – che analizza i primi 100 giorni del premier Li Keqiang.

 

Roma, 4 lug. – Sono passati poco più di cento giorni dalla nomina a Primo ministro di Li Keqiang e in Cina è già tempo di bilanci. Leader pragmatico, razionale e con grande senso dell’humor, Li Keqiang è ben lontano dallo stereotipo del politico cinese e ha saputo portare al centro dell’arena politica importanti tematiche, mostrandosi vicino al popolo, il quale però ripone in lui non poche aspettative.

 

Rispetto ai dieci anni di governo che lo attendono, cento giorni non bastano per tirare le somme, ma di certo si può ipotizzare quali saranno le sfide che lo attendono e quali i suoi prossimi obiettivi. Il Duowei news, quotidiano cinese online basato negli Stati Uniti, ha dedicato un lungo editoriale all’evento dal titolo “100 giorni di Li Keqiang, il sogno è ancora lontano”, dove analizza nel dettaglio il suo operato, tracciando un profilo di un leader che piace molto al popolo cinese.

 

Secondo quanto si legge nell’editoriale “il compito principale del Premier nei prossimi dieci anni sarà quello di realizzare il Sogno cinese”, un concetto introdotto dal presidente Xi Jinping e che esprime il desiderio di prosperità, rinascita nazionale e felicità del popolo. Un nuovo slogan che la leadership sta riempiendo di significato, ma la cui concretizzazione spetta al Premier, in qualità di capo del governo centrale. Un incarico non da poco se si considerano tutti i problemi che la Cina dovrà prima risolvere. “La corruzione ormai permeata e radicata a tutti i livelli e i privilegi della casta che inghiottiscono la ricchezza del popolo hanno minato le basi dell’etica sociale e in questo contesto è difficile per la macchina statale realizzare il Sogno Cinese – si legge - ma Li Keqiang è anche il capo dell’apparato burocratico e sembra essere fiducioso e pronto ad affrontare ogni sfida di riforma”.

 

D’altra parte però “prima di poter realizzare il Sogno è necessario avviare una trasformazione del sistema politico”. Una trasformazione che ogni generazione di leader ha tentato di attuare sin dagli anni ‘80 per adattarsi ai cambiamenti economici e sociali, ma nessuno è ancora stato in grado di concepire un'idea chiara a riguardo. Già nel 2004, l'ex Premier Wen Jiabao aveva parlato governo della necessità di un governo basato sui servizi pubblici, più vicino alle esigenze del popolo e in grado di redistribuire le ricchezze, un progetto che però in otto anni era rimasto solo uno slogan. Ma dopo lo scandalo sulla fortuna occulta che l' ha visto coinvolto alla fine del suo mandato e che ha portato il popolo a dubitare della sua reale volontà di cambiamento, la patata bollente è passata nelle mani del nuovo Primo Ministro Li Keqiang. “La domanda ora è: riuscirà il nuovo premier a farsi carico di questa responsabilità?”. 

 

Quello di un governo orientato alla creazione di servizi pubblici non è certo un’idea nuova. Un governo in grado di offire un servizio al popolo è sempre stato un obiettivo ampiamente promosso dal Partito comunista cinese. Ma con le riforme e apertura e lo sviluppo dell'economia di mercato, molti membri del partito hanno messo da parte l'idea di servizio a favore di slogan più attuali quali “dare priorità allo sviluppo” o “la ricchezza prima di tutto”. Oggi Li Keqiang torna a parlarne, naturalmente con un’accezione diversa. “È necessario abbandonare la ‘cultura dei funzionari’ e la ‘cultura del denaro’: il primo un concetto che la Cina si porta dietro dall’antichità, il secondo un concetto che dopo trent’anni di sviluppo economico di mercato è diventato un po’ il credo dei funzionari, ma entrambi ormai troppo remoti e troppo distanti dalla gente comune. Al contrario bisogna creare una nuova ‘cultura del popolo’, dove si forniscono servizi e si governa per il popolo. Solo avendo come punto di partenza del governo gli interessi del popolo si riuscirà ad ottenere la fiducia della gente”, scrive l’editoriale.

 

E in effetti sembra essere proprio questo l’obiettivo della nuova leadership cinese. Dopo le rivelazioni del New York Times sul patrimonio di Wen Jiabao, l’impegno più gravoso per Li Keqiang sarà ripulire l'immagine del governo e ristabilire la fiducia del popolo nel ruolo dei politici e nel Partito.

 

La buona riuscita di questa trasformazione dipenderà dall'atteggiamento dei capi di governo e Li Keqiang fin’ora è stato da esempio, mantenendo un profilo basso e vicino al popolo, ma il cambiamento deve avvenire anche ai livelli più bassi della macchina statale. “L'obiettivo deve essere quello di creare un sistema di governo moderno, attuando riforme audaci e andando a toccare quelle caste con interessi particolari, come più volte Li Keqiang si è proposto di fare. È ovvio che il tempo ci dirà se è stato in grado di farlo”. Il nuovo slogan dunque deve essere “popolo prima di tutto", ma ciò non significa che il governo sarà disposto a rinunciare al proprio prestigio e al proprio potere.

 

Li Keqiang, d’altra parte, ha dimostrato di avere una grande intesa con Xi Jinping, un’intesa ben oltre quella tra Hu jintao e Wen Jiabao. Dunque la lotta alla corruzione, così come lui stesso l’ha definita, non sarà solo uno slogan politico, ma vedrà il coinvolgimento di tutta la nuova classe dirigente, con il Primo Ministro che dovrà ‘solo’ metterla in pratica. “Per combattere la corruzione dilagante non basta l’ ‘autocorrezione’: bisogna armarsi della legge, puntando il dito contro i gruppi di potere. La lo preparazione giuridica lo aiuterà ad utilizzare la legge nel modo più adeguato”. Tutte parole che fanno ben sperare in un cambiamento e fanno sì che tutti i riflettori siano puntati su di lui. Ma le sfide che lo attendono sono ben altre. Sull’economia al nuovo premier spetta un compito più arduo rispetto al suo predecessore che aveva utilizzato i metodi tradizionali per favorire l'economia, stimolando la moneta, ampliando l'esportazione e aumentando gli investimenti. Li Keqiang deve invece considerare nuove strategie; una “crescita moderata” e meno stato e più mercato. Tentando però di arginare i danni che lo sviluppo economico sfrenato ha causato, a partire dai seri problemi d'inquinamento ambientale. L'obiettivo della classe politica è la trasformazione del modello di sviluppo, allontandosi da un prototipo trainato da export e investimento, e puntando sullo sviluppo dei consumi interni.

 

Il vero cavallo di battaglia di Li Keqiang e la sua prossima mossa è però la realizzazione di un nuovo tipo di urbanizzazione. “Ciò che sta più a cuore al popolo cinese, non sono i numeri della crescita economica, ma la felicità personale, il che significa reddito fisso, salute, stabilità del matrimonio, previdenza sociale, ordine pubblico e giustizia sociale”. Ed è proprio la giustizia sociale il punto su cui batte Li Keqiang e che insieme agli altri temi sociali del real estate, della sanità e della ridistribuzione del reddito rappresentano le prossime sfide del governo.

 

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