L'intervista

MICHELE GERACI

Fed, gli analisti temono fuoriuscita di capitali e nuovi deprezzamenti yuan. Geraci, con rialzo tassi Fed cambiera' poco per Paese.

Fed, gli analisti temono fuoriuscita di capitali e nuovi deprezzamenti yuan. Geraci, con rialzo tassi Fed cambiera  poco per Paese.<br />


Di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 17 dic. - La decisione della Federal Reserve di alzare di un quarto di punto i tassi di interesse sul dollaro fa temere gli analisti cinesi per la possibilità di fuoriuscite di capitali e di nuovi deprezzamenti dello yuan. Secondo gli economisti sentiti dal quotidiano China Daily saranno questi i principali effetti dell'attesissimo innalzamento dei tassi di interesse sul dollaro annunciato ieri da Janet Yellen. Il deprezzamento dello yuan è proseguito anche oggi, per la decima sessione consecutiva: la banca centrale cinese ha fissato la parità sul biglietto verde a quota 6,4757, ai minimi da quattro anni e mezzo. "Tassi di interesse più alti dalla banca centrale Usa - ha commentato Sung Won Sohn, economista della California State University Channel Islands di Camarillo - provocheranno ulteriori fuoriuscite di capitali e indeboliranno lo yuan", un trend che la banca centrale cinese potrebbe fermare solo aumentando i tassi di interesse a sua volta, contrariamente a quanto avvenuto finora: negli ultimi tredici mesi, la People's Bank of China ha tagliato i tassi di interesse per sei volte. "Per dare stimolo all'economia - prosegue l'economista - il governo dovrebbe abbassare i tassi di interesse e lasciare che lo yuan si deprezzi".

Secondo Tailan Chi, docente presso la University of Kansas Business School di Lawrence, "la People's Bank of China potrebbe lasciare lo yuan cadere nei confronti del dollaro e rendere più costoso per gli investitori cinesi spostare il denaro verso asset denominati in dollari per beneficiare dei più alti tassi di interesse". Nella reazione ufficiale cinese, è ancora presto, però, per valutare l'impatto della manovra della Fed, che comunque avrà effetti sulla seconda economia del pianeta. Il Ministero del Commercio cinese, ha commentato l'innalzamento dei tassi questa mattina spiegando che occorreranno "ulteriori analisi" per capirne l'entità e i riflessi sul commercio di Pechino. Un indice di sicurezza rispetto alla decisione da più parti definita storica della Fed è arrivato ieri, poche ore prima dell'annuncio di Janet Yellen, dalla stessa People's Bank of China, che ha fissato le aspettative di crescita della Cina per il 2016 al 6,8%, in modesto rallentamento rispetto alle aspettative per il 2015, al 6,9%.

Differenti i pareri degli analisti finanziari cinesi sentiti dal South China Morning Post. Lo spettro delle opinioni va dal ridimensionamento degli effetti sulle economie emergenti alla necessità alla necessità per la Cina di affrontare con una nuova visione le scelte che vengono prese al di fuori dei confini nazionali. Secondo Luo Yi, chief analyst presso Huatai Securities "non è necessariamente giusto dire che un aumento dei tassi della Fed sia una maledizione per i mercati emergenti", ha commentato. Per Sun Lijian, economista della Fudan University di Shanghai, la Cina di oggi "deve affrontare le possibili conseguenze da ogni grande mossa nel mondo. E' un territorio nuovo - spiega - per i legislatori cinesi". Secondo una nota firmata da Jiang Chao, di Haitong Securities, l'innalzamento dei tassi della Federal Reserve è "un punto di svolta ufficiale nella liquidità globale" e potrà avere come conseguenza l'ulteriore deprezzamento del renminbi.

La reazione di Pechino alla decisione annunciata a Washington viene vista con attenzione soprattutto nel caso in cui Pechino ufficializzerà l'avvio del nuovo paniere di valute su cui verrà fissata la parità della valuta cinese rispetto al dollaro. Annunciato da un analista della People's Bank of China venerdì scorso, la mossa di Pechino rimane ancora un'incognita per gli economisti e per le banche centrali, scrive oggi l'agenzia Reuters. "Non penso che potremmo avere informazioni migliori di chiunque altro", ha commentato James Bullard, presidente della Federal Reserve a Saint Louis. Michael Spencer economista per l'Asia di Deutsche Bank lamenta, invece, la mancanza di una linea diretta ufficiale per le informazioni provenienti da Pechino. "Quello che sento - ha dichiarato - è che la Cina è riluttante a impegnarsi" sotto questo profilo.

Il rialzo dei tassi di interesse cambierà poco per la Cina, nel giudizio di Michele Geraci, economista e direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China. "La Cina che abbassa i tassi, come fa da un anno, o la Fed che li alza, come è successo ieri, hanno lo stesso effetto sul prezzo del denaro relativamente in dollari e renminbi - spiega Geraci ad Agi - Il fatto che i tassi sul dollaro siano più attrattivi non è una novità di ieri, ma è una cosa che esiste da un anno, da quando la Cina ha cominciato ad abbassarli", e la scelta della Federal Reserve di alzarli "non è contraria a quella che è stata la politica cinese" degli ultimi tredici mesi, in cui la banca centrale ha abbassato i tassi di interesse per sei volte. "La Fed - precisa l'economista della Nottingham University Business School China - ha ovviamente un valore più internazionale, ma per quanto riguarda il punto di attrattività relativa tra renminbi e dollaro è come se fosse un nuovo taglio della People's Bank of China".

Ancora da decifrare, invece, i possibili effetti sul commercio cinese, secondo Geraci, che non si aspetta grossi cambiamenti nella bilancia commerciale di Pechino. "Questo aumento dei tassi della Fed potrebbe essere l'indicazione di una ripresa economica che però ancora non vedo veramente in America. E' più un segnale di fiducia, molto cauto. Non ci sarà un grande impatto sulla domanda americana - prevede Geraci - e quindi un aumento delle esportazioni di materie dalla Cina verso l'America. Le esportazioni della Cina verso l'America potrebbero essere positive, mentre quello verso l'Europa negative. Quindi, al netto, poco movimento".

 

17 DICEMBRE 2015

 

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