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XI JINPING A DAVOS

Con Xi la politica estera
entra in una nuova era

Con Xi la politica estera<br />entra in una nuova era


di Gian Luca Atzori


Roma, 18 gen. - E' stato definito un "Amleto senza principe". La 47° edizione del World Economic Forum di Davos non ha visto infatti la partecipazione del presidente americano. Il presidente cinese, intervenuto ieri, ha invece partecipato per la prima volta nella storia, assumendo un ruolo di primo piano nel farsi portavoce dei bisogni della comunità internazionale, a difesa della globalizzazione e contro la crescente inclinazione delle forze anti-sistema - dalla Brexit a Trump - verso il populismo e il protezionismo. Un discorso che ci si aspettava da leader occidentali e che arriva invece dal più influente dei leader asiatici.

 

Nell'intervento di Xi traspare la preoccupazione per il nuovo esecutivo americano, dalle dispute commerciali a quelle politiche come Taiwan e il mare della Cina meridionale. Il leader cinese parte da una forte difesa del commercio internazionale affermando: "Non incolpate la globalizzazione per i mali del mondo", in opposizione al feroce attacco all'economia globale perpetrato da Trump in campagna elettorale. Secondo Xi invece la globalizzazione è un processo storico inevitabile, con difetti limitabili e pregi da garantire a tutti.

 

Nonostante i dubbi iniziali, l'apertura economica della Cina ha permesso l'emancipazione dalla povertà di oltre 700 milioni di cinesi e ha agevolato la creazione di 12,5 milioni di nuovi posti di lavoro negli ultimi 11 mesi. Neanche il rallentamento della crescita scalfisce le argomentazioni del presidente. L'economia cinese è entrata in una nuova fase, il "new normal", che porterà molto presto la Terra di mezzo a superare gli USA anche come maggior investitore estero, con finanziamenti in crescita ad un tasso del 20% annuo.

 

Da qui si articola il secondo pilastro del discorso di Xi incentrato sulla crescita del populismo e del protezionismo in reazione alla perdita di fiducia nella governance globale. Citando le stesse argomentazioni del predecessore Deng Xiaoping, Xi paragona il protezionismo al "chiudersi in una stanza buia. Vento e pioggia potranno essere tenuti all'esterno, ma lo stesso varrà per luce e aria. La Cina terrà la propria porta spalancata". Anche secondo la folta delegazione di prominenti autorità e imprenditori cinesi ci sono solo due strade possibili: la prima intrisa di populismo, protezionismo e nativismo che conduce a guerre e conflitti. L'altra garante invece di pace e sviluppo e caratterizzata da cooperazione, soluzioni win-win e priva di ingerenze nella politica domestica di altri paesi. In questa riflessione rientra a pieno titolo anche il rinnovato impegno per uno sviluppo ambientale sostenibile e per gli obbiettivi delineati dalla Conferenza di Parigi.

 

Purtroppo nonostante i nobili propositi sono numerose le sfide che la Cina dovrà affrontare nel tentativo di perseguirli. Si parla infatti di pace globale di fronte alle imposizioni territoriali cinesi e le crescenti tensioni nei mari del sud; di riluttanza nel populismo di fronte ad una propaganda che in Cina ha fomentato a lungo l'ultra-nazionalismo; di sviluppo sostenibile di fronte alla crescita degli investimenti in carbone; di apertura cinese di fronte al protezionismo intrinseco della Grande Muraglia Digitale e delle politiche per ridurre la penetrazione culturale dell'occidente. Inoltre, secondo il Global Enabling Trade Report la Cina risulta 121° su 136 paesi per apertura del mercato domestico, un mercato spesso coinvolto nel dumping e non ancora accettato come "libero" ma piuttosto dominato dal capitalismo di stato. Non a caso gli accordi bilaterali cinesi, pur promuovendo la formula del win-win sono stati spesso oggetto di critiche sia teoriche, relative alla Strategia di Crescita Pacifica varata dal governo, e sia pratiche nel constatare come alla fine dei conti il win-win cinese abbia sempre una "W" (maiuscola) e una "w" (minuscola).

 

Tuttavia, a prescindere dalle possibili contraddizioni, quello di Xi è stato per lo più un discorso filosofico, incentrato sull'armonia sociale e sulla creazione di "una comunità umana dai destini comuni", un concetto in voga in Cina già dal 2012 e opposto alla retorica "Prima l'America" di Trump . Con Xi Jinping la politica estera cinese è entrata in una nuova era. Come direbbe Yan Xuetong, professore della Tsinghua University, si è passati da politiche di "basso profilo" ad azioni "tese a raggiungere un obbiettivo" e in questo discorso ne troviamo una delle dimostrazioni più importanti. LaCina ha mandato un segnale forte di responsabilità verso la leadership globale in un momento in cui gli USA hanno deciso di allentare le redini.

Per approfondire:

 

Video - Intervento integrale di Xi Jinping a Davos



18 GENNAIO 2018

 

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