Politica internazionale

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Xinhua dura contro Abe:
“delirante e contraddittorio”

Xinhua dura contro Abe: <br />“delirante e contraddittorio”


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella



Roma, 24 gen.- Un Abe delirante e con una mentalità vecchia di un secolo. È il duro ritratto che l’agenzia cinese Xinhua traccia del primo ministro giapponese all’indomani delle dichiarazioni rilasciate al forum economico di Davos, durante il quale il premier ha paragonato i rapporti sino-giapponesi a quelli tra la Germania e la Gran Bretagna alla vigilia della Prima Guerra mondiale.

Shinzo Abe ha preso in prestito da recenti dibattiti internazionali l’analogia tra l’odierna Asia Orientale e l’Europa pre Guerra mondiale, sottolineando come ‘i rapporti commerciali non hanno evitato alla Germania e alla Gran Bretagna l’ultima resa dei conti’”, si legge sull’editoriale dal titolo “Abe ancora contraddittorio”. “In un momento rilascia dichiarazioni perfettamente ragionevoli e l’attimo dopo sostiene l’esatto contrario”, spiega l’articolo.

Quanto al paragone, scrive l’editorialista di Xinhua Fu Shuangqi in un altro articolo, “il punto è che siamo nel 2014 non nel 1914”. “È trascorso un secolo con due conflitti devastanti e una guerra fredda. Il mondo ha già versato abbastanza sangue per perdonare un politico che oggi pensa alle relazioni internazionali con una mentalità vecchia di cento anni”. La Cina, dal canto suo, continua Fu, "non ricalcherà mai i passi della Gran Bretagna o della Germania di inizio secolo perché percepisce il mondo in modo diverso e crede che le nazioni industrializzate e quelle in via di sviluppo possano lavorare insieme per ottenere comuni benefici anziché lottare per la propria fetta”.

È normale che i Paesi debbano negoziare e che arrivino anche a litigare, ma la Cina non adotterà mai la guerra come soluzione ai problemi. E se proprio volessimo fare un paragone è il Giappone che appare oggi come la Germania post Seconda Guerra mondiale”. “Giustizia è stata fatta – continua Fu – quando il Giappone si è arreso nel 1945 e i suoi leader politici e militari sono stati sottoposti a processo un anno dopo per crimini di Guerra presso il Tribunale di Tokyo”.

Le temperature dei rapporti tra Cina e Giappone sono tornate roventi nell’ultimo anno. Al tradizionale sentimento anti-nipponico radicato nell’animo dei cinesi, e dovuto soprattutto alle atrocità commesse dai soldati giapponesi durante la Guerra sino-nipponica, si sono aggiunte le riaccese rivalità per il controllo delle isole Diaoyu/Senkaku, amministrate da Tokyo e rivendicate dalla Cina. Poi, lo scorso 26 dicembre, è arrivato per Pechino l’ultimo sgambetto dal Sol Levante con l'omaggio di Abe ai caduti nipponici della Seconda Guerra mondiale. Tra i 2,5 milioni di soldati sepolti, anche quelli che Pechino definisce 14 supercriminali responsabili delle peggiori atrocità durante l'invasione nipponica in Cina, durante la quale secondo gli storici oltre 25mila cinesi persero la vita. La visita, la prima in sette anni da parte di un primo ministro giapponese in carica, aveva attratto le critiche della Cina che aveva bollato il gesto come "assolutamente inaccettabile". Un omaggio che il premier ha difeso anche nella città svizzera.

Il delirio di Shinzo Abe a Davos – si legge nell’editoriale non firmato - mostra un premier alla disperata ricerca di una via d’uscita, ma il suo atteggiamento non gli lascia via di scampo”. “Abe appare giudizioso quando dice che ‘se la pace e la stabilità dovessero vacillare in Asia, gli effetti per il mondo intero sarebbero enormi’, ma vira sul delirante quando arriva alla ricetta per la pace”.

Secondo il premier giapponese, continua l’editoriale, il problema principale è la spesa militare della Cina, “ignorando la provocatoria nazionalizzazione delle isole Diaoyu, negando persino che ci sia una disputa e tralasciando il suo pellegrinaggio di alto profilo all’altare Yasukuni”. Dunque “il carico del mantenimento della pace è sempre sulle spalle dei cinesi”.

Fino a quando non farà i conti in modo onesto con il suo passato e con la storia, il Giappone resterà diverso da qualsiasi altro Paese al mondo”.

 

24 gennaio 2014


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