Politica internazionale

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Wang Yi in Iraq e Afghanistan
tra sicurezza ed energia

Wang Yi in Iraq e Afghanistan <br />tra sicurezza ed energia


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 24 feb. - La Cina rinsalda i rapporti con due tra i Paesi asiatici più problematici, l'Afghanistan e l'Iraq, dove si trova in queste ore il ministro degli Esteri Wang Yi, in visita ufficiale. In entrambi i Paesi il titolare della diplomazia del Dragone ha parlato dei due grandi temi che stanno a cuore a Pechino, la cooperazione economica e la sicurezza interna. La Cina è il maggiore investitore in Iraq e il primo partner nei settori del greggio e dell'energia elettrica, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Hoshyar Zebari all'arrivo del suo omologo cinese nel Paese, e gli investimenti di CNPC e PetroChina rappresentano una parte ragguardevole delle entrate del governo iracheno.

Wang si è incontrato anche con il primo ministro di Baghdad, Nuri Al-Maliki. Molti i temi affrontati dai due, tra cui le relazioni bilaterali, la situazione in Siria, che confina con l'Iraq a est, e il programma nucleare iraniano che Teheran sta discutendo con i cinque membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (tra cui la Cina) e la Germania. Ma è soprattutto nel settore energetico che la Cina promette una maggiore presenza. Wang Yi ha declinato in alcuni punti principali il sostegno cinese all'Iraq, con in primo piano il supporto dei gruppi energetici cinesi al settore petrolifero di Baghdad, e l'aiuto economico, che prevede l'intervento cinese anche nei settori dell'energia elettrica, delle telecomunicazioni e dello sviluppo dei porti. L'Iraq punta molto sullo sviluppo del suo settore energetico, che già oggi conta per circa il 90% delle entrate del governo, per ricostruire le infrastrutture locali danneggiate o distrutte dalla guerra.

Wang si trova a Baghdad mentre gli ultimi dati delle dogane cinesi rivelano una crescita delle importazioni di greggio di Pechino dal Paese mediorientale. Le importazioni di oro nero nel 2013 sono aumentate di circa il 50% rispetto all'anno precedente, un aumento che porta Baghdad al quinto posto nella classifica dei Paesi che riforniscono la Cina di greggio. La domanda cinese è cresciuta del 3% lo scorso anno, secondo i dati della International Energy Agency: un aumento meno cospicuo del 10% del 2010, ma che avviene mentre Pechino è impegnata a diversificare le sue fonti di approvvigionamento, con un maggiore ruolo per i Paesi dell'Africa Occidentale e di Paesi come l'Iraq, a scapito di Arabia Saudita e Venezuela. Da tempo i maggiori gruppi petroliferi statali sono presenti sul territorio: a novembre scorso è stato ufficializzato l'ingresso di PetroChina, nei giacimenti di West Qurma 1, con una quota del 25% ceduta da Exxon. CNPC secondo le ultime stime, ricava dal Paese circa 1,65 milioni di barili al giorno, più del doppio della quota della stessa Exxon. La produzione di greggio iracheno dovrebbe salire drasticamente nel corso di quest'anno, con l'apertura di altri quattro giacimenti offshore.

Sabato, a colloquio con il suo omologo afghano, Zarar Ahmad Osmani, Wang Yi ha rivolto all'Afghanistan l'augurio per una serena transizione economica e politica, e per la riconciliazione nazionale. Wang ha sottolineato l'importanza della sicurezza in Afghanistan per gli equilibri della regione e in particolare per la sicurezza delle aree occidentali della Cina. Il ministro degli Esteri cinese era già stato in Afghanistan nel 2002, nella veste di vice ministro degli Esteri, e aveva riaperto l'ambasciata cinese a Kabul, dopo la caduta del regime dei talebani. Osmani ha garantito che l'Afghanistan sarà sempre un partner per la Cina.

Tra i punti di discussione, ci sono stati la prevista visita del presidente cinese, Xi Jinping -entro la fine dell'anno - la cooperazione economica e gli scambi bilaterali. Wang e osimani hanno poi affrontato le questioni legate alla sicurezza interna, con la promessa da parte di Kabul di non ospitare o in alcun modo agevolare l'attività dei separatisti ugihuri sul proprio territorio, che per una piccola frazione confina con la Cina. La Cina  ha confermato il suo impegno nell'addestramento di forze di polizia afghane, intrapreso nel settembre del 2012 dall'ex capo della pubblica sicurezza cinese, Zhou Yongkang - oggi secondo molte voci sotto accusa per corruzione- proprio per evitare lo sconfinamento nel confine cinese di bande armate legate al separatismo della regione autonoma dello Xinjiang da Pechino.

Anche in Afghanistan la Cina ha grossi interessi petroliferi, a cominciare dalle estrazioni lungo il fiume Amu Darya avviate dal colosso CNPC negli ultimi mesi del 2012, e che stanno procedendo tra alterne fortune. In alcune occasioni, negli ultimi mesi, la Cina ha dato l'impressione al governo di Kabul di volersi progressivamente sganciare dal Paese, da cui anche molti imprenditori cinesi se ne stanno andando per le precarie condizioni di sicurezza. A settembre scorso, la decisione di Pechino di ridefinire i termini di un accordo già firmato per l'estrazione di rame aveva fatto sobbalzare il ministro delle Miniere di Kabul, Wahidullah Shahrani, che si è detto sorpreso del ripensamento di Pechino.



24 febbraio 2014

 

 

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