Politica internazionale

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Ucraina: Cina no a sanzioni,
esperti “prenda posizione”

Ucraina: Cina no a sanzioni, <br />esperti “prenda posizione”


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella

 


 
Roma, 7 mar.- Le sanzioni non sono lo strumento più adatto per risolvere la crisi in Ucraina. Lo ha reiterato il ministero degli Esteri cinese dopo che il Parlamento della Crimea ha votato per la riunificazione alla Russia in un’escalation della crisi nella regione. E’ importante trovare una soluzione politica, ha osservato ancora, come aveva già fatto diverse volte negli ultimi giorni, il portavoce del Ministero, Qin Gang. “La Cina si è opposta al facile ricorso alle sanzioni nelle relazioni internazionali, o al loro uso a scopo di deterrente”. “Auspichiamo che tutte le parti trovino una soluzione politica che metta fine alle tensioni. E’ l’unica via d’uscita”.

 

Giovedì la leadership filo-russa in Crimea ha accelerato per staccarsi dall'Ucraina e confluire nella Federazione russa, con una mozione parlamentare e la convocazione di un referendum sulla secessione per il 16 marzo. Una decisione immediatamente bollata come "illegale" da Usa e Ue mentre Kiev ha subito avvertito che si tratta di un passo "incostituzionale".Washington ha inoltre annunciato sanzioni contro esponenti russi e ucraini mentre da Bruxelles, dove era riunito un summit straordinario dei leader dei 28, si è deciso di accelerare per l'accordo di associazione di Kiev all'Unione.

 

Nella notte Vladimir Putin e Barack Obama hanno avuto un colloquio telefonico durante il quale il presidente russo ha chiesto al collega americano di "non rovinare le relazioni bilaterali a causa di differenze su questioni internazionali, pur significative e importanti". Lo ha riferito il Cremlino, aggiungendo che la telefonata è stata una iniziativa della Casa Bianca. Washington ha spiegato che durante la conversazione, Obama ha ricordato al collega russo che le azioni di Mosca "violano la sovranità dell'Ucraina e la sua integrità territoriale". Poi Putin ha ribadito a Obama il suo pensiero: le attuali autorità ucraine sono arrivate al potere per mezzo di un golpe anticostituzionale, senza un mandato a livello nazionale, e impongono decisioni "assolutamente illegittime".

 

In questo quadro Pechino, come avviene quasi sempre nelle crisi internazionali,  si mantiene neutrale sollecitando il dialogo, e appellandosi al rispetto del principio di non-ingerenza nelle questioni interne degli altri Paesi che è alla base della sua agenda estera. E nonostante la collaudata cooperazione tra Russia e Cina, Pechino ha tutto l’interesse nel non prendere una posizione nella crisi ucraina. Lo scambio bilaterale  che il Drago mantiene con Kiev è pari a 10 miliardi di dollari all'anno che fanno della Cina il secondo partner del Paese. Lo scorso dicembre, inoltre, Pechino ha dato il via a una partnership strategica con l'Ucraina impegnando miliardi di dollari in investimenti nel campo delle infrastrutture, aviazione, energia, agricoltura, e finanza. Pechino rappresenta, inoltre, il primo cliente dell'industria militare di Kiev e ucraina è anche l'unica portaerei cinese.

 

Ma per gli esperti la Cina che si è affermata sullo scacchiere internazionale non può più concedersi di restare neutrale. “Benvenuta nel mondo reale” sostiene Kenneth Lieberthal, esperto di questioni cinesi del Brookings Institution di Washington. Pechino “ha adesso interessi globali, ma non è ancora uno stratega o un attore globale”. Lieberthal ritiene che il Gigante asiatico aspira a una maggiore influenza sul piano mondiale, persegue obiettivi internazionali, ma lascia il suo alleato e membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Russia, a capo delle crisi quali ad esempio quella siriana. Finora Pechino si è appellata al dialogo, alle negoziazioni, osserva ancora l’analista, ma ha degli interessi in gioco e questi “la costringeranno ad andare oltre la retorica e a impegnarsi e garantire sicurezza”.

 

 

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