Politica internazionale

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Trump pesa sul vertice Apec, Pechino “non ci ha preso di mira”

Trump pesa sul vertice Apec, Pechino “non ci ha preso di mira”


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 11 nov. - Donald Trump fa sentire il suo peso sul vertice Apec di Da Nang, in Vietnam, da cui emergono, nel comunicato finale, richiami alla linea espressa dal presidente Usa nel suo discorso. I leader dei ventuno Paesi membri della sigla (Asia-Pacific Economic Cooperation) hanno dichiarato il loro impegno nel contrasto a "pratiche commerciali ingiuste" e nella rimozione di "sussidi che distorcono il mercato e altri tipi di sostegno da parte di governi ed entità correlate", riecheggiando i principi del commercio nella regione pronunciati dal presidente Usa che chiedeva la fine di "cronici abusi nel commercio" alla platea di Da Nang.

Ieri, Trump aveva parlato della visione dell'Indo-Pacifico - il nome scelto dall'amministrazione Usa e già circolante in alcuni ambienti per definire l'Asia - per promuovere una visione dei rapporti commerciali fondata soprattutto sui rapporti bilaterali, altro termine che compare nel comunicato finale di oggi. La nuova visione Usa, che privilegia i rapporti con India, Australia, Giappone e le democrazie della regione, non impensierisce però, Pechino, che dichiara di non sentirsi bersaglio delle parole di Trump.

Il presidente Usa, nei suoi riferimenti, "non prendeva di mira la Cina e non c'è ragione di credere che stesse prendendo di mira la Cina", ha affermato al termine del summit il direttore generale del Dipartimento per gli Affari Economici Internazionali del Ministero egli Esteri cinese, Zhang Jun. Il funzionario di Pechino ha anche sottolineato la posizione della Cina su quello che forse è il maggiore risultato scaturito dalla due giorni in Vietnam, il raggiungimento di un accordo sugli elementi chiave dell'alleanza commerciale del Tpp, Trans-Pacific Partnership, tra gli undici Paesi rimasti, dopo il ritiro degli Usa all'inizio del mandato di Trump. La Cina, ha spiegato Zhang, esclusa dal Tpp fin dall'inizio, continuerà a promuovere il suo patto commerciale, la Rcep (Regional Comprehensive Economic Partnership) alternativa al Tpp e che esclude gli Stati Uniti.

La Cina, come sottolineato da Xi nel suo discorso all'Apec di ieri, vuole una globalizzazione "aperta, inclusiva, equilibrata e di beneficio per tutti", e Pechino, sia rispetto al Tpp che alla visione indo-pacifica di Trump ha già pronta la risposta, ovvero la sua iniziativa più nota: la Belt and Road, lanciata dallo stesso Xi nel 2013, per la connessione infrastrutturale in Asia. Proprio ieri è stata citata da Xi nel discorso pronunciato subito dopo quello di Trump, come "un'opportunità per rafforzare la comunicazione con i partner" della Cina nel continente.



Nord Corea: attacca Trump, "implora la guerra", la crisi irrompe all'Apec in Vietnam


La crisi nord-coreana irrompe al summit di Da Nang, in Vietnam, dove i leader dei Paesi membri dell'Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation) hanno  discusso soprattutto di legami commerciali, raggiungendo un'intesa sulla necessità di affrontare "pratiche commerciali ingiuste" e di rinunciare a sussidi da parte di "governi ed entità correlate che distorcono il mercato", come convengono nel comunicato finale i 21 leader dei Paesi dell'Asia-Pacifico.

L'agenzia di stampa nord-coreana, Korean Central News Agency (Kcna), ha diffuso oggi un comunicato di un portavoce del Ministero degli Esteri di Pyongyang dai toni duri sul presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nel corso della sua lunga missione asiatica ha attaccato più volte i programmi missilistico e nucleare di Pyongyang. Trump è un "guerrafondaio" che "implora per la guerra nucleare", ha dichiaro il Ministero degli Esteri in una frase che sembra riecheggiare il monito dell'Ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, Nikki Haley, quando al picco della crisi con Pyongyang dichiarò che la Corea del Nord "implora la guerra". Il portavoce del regime di Kim Jong-un definisce la lunga missione asiatica di Trump, come "un viaggio d'affari" effettuato al solo scopo di "arricchire i monopoli della Difesa degli Stati Uniti, mungendo il portafogli dei suoi "alleati" subordinati", un riferimento agli incoraggiamenti di Trump a Giappone e Corea del Sud ad acquistare e sistemi per la Difesa made in Usa contro la minaccia nord-coreana.

Quella del Ministero degli Esteri di Pyongyang è stata la prima risposta diretta del regime di Kim Jong-un a Donald Trump, che cade nel primo giorno di esercitazioni navali congiunte tra Washington e Seul nelle acque della penisola coreana, dove si trovano in questo momento tre portaerei Usa (la Ronald Reagan, la Nimitz e la Theodore Roosevelt). Trump, soprattutto dal Giappone e dalla Corea del Sud, aveva attaccato con forza Pyongyang e i suoi piani di sviluppo di armi nucleari, definendo il Paese "un inferno che nessuno merita", frutto delle "fantasie dark" del suo leader: alle brevi aperture di Trump, che ha chiesto a Kim di "sedersi a un tavolo e fare un accordo" hanno fatto eco anche duri moniti, nella settimana finora trascorsa in Asia dal presidente degli Stati Uniti: "non metteteci alla prova", aveva dichiarato Trump nel discorso all'Assemblea Nazionale di Seul. Il presidente Usa, ha risposto oggi in forma ufficiale il regime di Pyongyang, è "un rimbambito", termine già usato in passato nei suoi confronti, che "non potrà mai spaventarci o interrompere la nostra avanzata".

Al ritorno dell'escalation verbale tra Usa e Corea del Nord hanno fatto, invece, da contraltare i toni più lievi utilizzati da Cina e Corea del Sud, che il 31 ottobre scorso hanno deciso di normalizzare i rapporti diplomatici, e che oggi hanno discusso della situazione nella penisola coreana. Il presidente cinese, Xi Jinping, che ieri ha parlato della crisi con il presidente russo, Vladimir Putin, ha incontrato oggi il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, a margine del vertice Apec. Cina e Corea del Sud sono d'accordo per una soluzione "pacifica" della tensione anche se, nel resoconto dell'agenzia Xinhua, continua a pesare per Pechino la disputa sullo scudo anti-missile statunitense Thaad che il governo di Seul ha deciso di installare nel sud-est della Corea del Sud. Xi ha chiesto a Moon un "atteggiamento responsabile" a Moon sul sistema di Difesa (Terminal High-Altitude Area Defense system) e ha incoraggiato il dialogo tra i due Paesi divisi dal trentottesimo parallelo, ribadendo che la Cina è a favore della denuclearizzazione della penisola coreana.


11 NOVEMBRE 2017

 

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