Politica internazionale

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Tokyo nega su massacro
Nanchino, Pechino s'infuria

Tokyo nega su massacro <br />Nanchino, Pechino s infuria


di Eugenio Buzzetti

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TOKYO NEGA SU MASSACRO NANCHINO,

PECHINO S'INFURIA;
 
USA CHIEDONO RISOLUZIONE DISPUTE NEI MARI


Pechino, 6 feb. - Mentre si abbassano i toni della polemica tra Cina e Filippine dopo le dichiarazioni del presidente Benigno Aquino al New York Times, che ieri avevano definito nazista la dirigenza cinese per l'aggressività nelle rivendicazioni territoriali, La Cina è al centro di una nuova polemica, questa volta con Tokyo. A infiammare gli animi della diplomazia cinese è il massacro di Nanchino, il nervo scoperto del passato sino-giapponese, che divide da oltre settanta anni il Paese del Sol Levante e l'ex Impero di Mezzo. La Cina ha condannato apertamente le dichiarazioni di Naoki Hyakuta, membro della governance dell'emittente pubblica NHK che, in un discorso a sostegno dell'elezione di un candidato della destra nazionalista alla carica di governatore di Tokyo, ha negato l'esistenza del massacro di Nanchino e ha detto che non c'era bisogno di insegnare l'episodio nelle aule scolastiche.

 

Le dichiarazioni di Hyakuta sono state riprese dallo Asahi Shimbun e hanno fatto il giro del mondo. La replica di Pechino è stata immediata. Il Ministero degli Esteri ha bollato come uno "spudorato affronto alla giustizia internazionale e alla coscienza umana" le parole di Hyakuta. "Il massacro di Nanchino - ha proseguito il portavoce Hong Lei - è stato un crimine brutale commesso dal militarismo giapponese durante l'invasione della Cina, ci sono prove inconfutabili. La comunità internazionale ha già espresso il suo verdetto a riguardo". Secondo le stime cinesi, sono state circa trecentomila le vittime del massacro di Nanchino avvenuto durante l'occupazione giapponese nel 1937-38. Hyakuta era stato scelto dallo stesso Abe, lo scorso anno, per ricoprire una posizione di prestigio nel board di NHK.

 

Proprio lo Asahi Shimbun è stato al centro di un'altra polemica nei giorni scorsi tra Pechino e Tokyo: la Cina, scrive il quotidiano giapponese, è in procinto di dichiarare una nuova zona di identificazione aerea (ADIZ) sul Mare Cinese Meridionale, dove Pechino ha altre dispute territoriali con diversi Paesi del sud-est asiatico, tra cui il Vietnam e le Filippine di Aquino. Una mossa che irriterebbe gli animi forse ancora più dell'istituzione dell'ADIZ sul Mare Cinese Orientale, che comprendeva anche lo spazio aereo delle isole contese con il Giappone, le Senkaku/Diaoyu. Pechino ha negato ancora una volta le affermazioni provenienti da Tokyo, che definisce "rumors per disinformare l'opinione pubblica e fare salire la tensione", ma dopo il botta e risposta di ieri con il presidente delle Filippine, definito dalla Xinhua un ignorante, le rivendicazioni territoriali cinesi su atolli, isole e scogli del Mare Cinese Meridionale sono tornate alla ribalta. Nelle polemiche è intervenuto anche Daniel Russel, consigliere diplomatico di Obama per l'Asia orientale, che ha espresso preoccupazione per le mire espansionistiche cinesi nei mari a sud delle sue coste.

 

Nel telefono senza fili della diplomazia a distanza tra Cina e Stati Uniti, i messaggi di Washington arrivano attutiti a Pechino. Gli Stati Uniti non prendono una posizione precisa riguardo alle questioni di sovranità sul Mare Cinese Meridionale, ma chiedono una risoluzione pacifica delle dispute in corso e la sicurezza delle rotte commerciali della regione. L'accordo tra Cina e Paesi del sud-est asiatico sul codice di condotta da rispettare nel Mare Cinese Meridionale, spiega ancora Russel, è arrivato in ritardo. Infine, il diplomatico americano ha criticato ancora una volta l'istituzione della ADIZ cinese sul Mare Cinese Orientale, a novembre scorso.

 

Non si può parlare di vera e propria polemica tra due sponde del Pacifico per le parole di Ruseel, ma la Xinhua sottolinea nel suo comunicato l'impegno di forza stabilizzatrice di Washington nell'area e la sua attiva partecipazione -che non esclude la presenza militare- nelle organizzazione multilaterali. In questo senso, le posizioni di Washington e Pechino sono da tempo agli antipodi, con gli Stati Uniti che chiedono un maggiore coinvolgimento di tutti i paesi della regione nella risoluzione delle dispute territoriali, e la Cina che, al contrario, insiste sull'importanza dei rapporti bilaterali per dare seguito alle rivendicazioni territoriali nel Mare Cinese Meridionale.

 

06 febbraio 2014

 

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