Politica internazionale

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Terrorismo, Al Jazeera: Cina
al lavoro per rimpatrio uighuri

Terrorismo, Al Jazeera: Cina<br />al lavoro per rimpatrio uighuri


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 20 feb. - I giorni attorno al capodanno sono stati segnati dalle violenze nella regione autonoma dello Xinjiang, con due incidenti negli ultimi giorni. Un attentato nello Xinjiang meridionale ha provocato almeno sette morti, venerdì scorso, mentre martedì un uomo è morto vicino a Hotan, in seguito a una sparatoria, dopo essere stato fermato dalla polizia perché considerato "sospetto", secondo quanto scrive sul suo sito web l'emittente Radio Free Asia, sponsorizzata dagli Stati Uniti. La tensione nella regione autonoma rimane alta tra i cinesi han - l'etnia maggioritaria del Paese - e i separatisti uighuri, al centro da nove mesi di una campagna contro il terrorismo che ha portato a centinaia di arresti e di condanne, dopo l'attentato del 22 maggio scorso al mercato all'aperto di Urumqi, capoluogo regionale, che ha provocato 39 morti e novanta feriti.
 
In un'ottica di riconciliazione nazionale, gli uighuri sono stati tra i protagonisti dello spettacolo di Gala di capodanno, andato in onda mercoledì sera, ma la situazione nella regione autonoma nord-occidentale della Cina è ancora di forte tensione, con crescenti preoccupazioni da parte di Pechino per la minaccia del terrorismo islamico al di fuori dei confini nazionali. Nelle scorse settimane, il tabloid Global Times aveva diffuso la notizia rivelata da un anonimo funzionario curdo di tre cittadini cinesi uighuri giustiziati dallo Stato Islamico: i cittadini cinesi che si sarebbero uniti ai jihadisti di Al-Baghdadi sarebbero circa trecento, secondo stime non ufficiali. La minaccia terroristica arriva, però, soprattutto dalle aree più vicine ai confini. Il gruppo terroristico pakistano Tehrik-e-Taliban, secondo quanto si legge sul sito web del gruppo di intelligence Site, ha minacciato la Cina di ripercussioni sulla propria economia nel novembre scorso, se Pechino continuerà la campagna anti-terrorismo nello Xinjiang e a sostenere il governo di Islamabad in chiave anti-terroristica.
 
Proprio il possibile ritorno in Cina di terroristi addestrati nei campi pakistani è uno dei maggiori grattacapi di Pechino che, secondo quanto scrive Al Jazeera sul proprio sito web, ha da tempo iniziato una politica non ufficiale  per il rimpatrio degli uighuri dai Paesi confinanti in cambio di aiuti finanziari allo sviluppo. La Cina ha sempre avuto un atteggiamento critico nei confronti dei Paesi che ospitano gli uighuri: a novembre, la Cina aveva criticato la Turchia per avere dato ospitalità a circa duecento di loro. Nel 2009, la Cambogia aveva consegnato alla Cina venti uighuri pochi giorni dopo la firma di un trattato commerciale che prevedeva scambi per un miliardo di dollari. In tempi più recenti, a novembre scorso, durante la visita del presidente afghano Ashraf Ghani a Pechino, Xi Jinping, senza sbilanciarsi sul ruolo della Cina nel Paese in vista del ritiro delle truppe Usa, aveva promesso aiuti e finanziamenti a Kabul in cambio del ritorno in Cina di diversi esponenti dell'Etim - l'East Turkestan Islamic Movement che chiede l'indipendenza dello Xinjiang dal governo centrale cinese - anche se senza un accordo scritto che vincolasse i due Paesi.
 
Gli analisti ritengono che siano circa duecento i membri dell'organizzazione separatista che vivono tra l'area afghana di Kunar - a forte presenza talebana, dove la Cina finanzierà un importante progetto idroelettrico - e le aree tribali sul confine con il Pakistan. Una delegazione dei talebani si sarebbe poi recata a Pechino il mese scorso per un colloquio con le autorità cinesi, anche se un portavoce dei talebani ha smentito la possibilità di una richiesta di intervento per le trattative di pace nel Paese. L'offerta cinese, però, c'è stata. Durante la visita di settimana scorsa in Pakistan del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, la Cina si è detta disponibile a fare da mediatore per i colloqui di pace tra il governo di Kabul e i talebani.
 
Pechino teme soprattutto la fuga dei separatisti uighuri dalla Cina per unirsi ai gruppi terroristici del sud-est asiatico o del Medio Oriente, per poi ritornare nel Paese a commettere attentati. Due fuggitivi sono stati uccisi il mese scorso mentre cercavano di attraversare il confine con il Laos, ma sarebbero diverse centinaia gli uighuri che ogni anno superano i friabili confini della Cina interna. Nei giorni scorsi, da Jakarta era arrivata la conferma dell'arresto di quattro cittadini con passaporto turco, ma di etnia uighura, accusati di "avere l'intenzione di unirsi" a un locale gruppo terroristico in passato affiliato ai terroristi della Jemaah Islamiah, braccio di Al Qaeda nel sud-est asiatico.
 

20 febbraio 2015

 

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