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Taiwan: "Inaccettabili
le scuse di Aquino"

Taiwan:  Inaccettabili<br />le scuse di Aquino <br />


di Sonia Montrella
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Roma, 15 mag.- Dopo il rifuto di Taiwan alle scuse dell'inviato filippino nell'isola, Antonio Basilio, Manila ci riprova. E questa volta a fare il mea culpa arriva dal presidente Benigno Aquino, nero su bianco in una lettera consegnata dal suo  rappresentante, Amadeo R. Perez, al governo dell'isola. L'inviato "porge le più sentite condoglianze alla famiglia della vittima per la sfortunata e involontaria perdita" ha dichiarato il portavoce del presidente  Edwin Lacierda.

"E' inaccettabile definire "involontaria" la perdita di una vita umana" commenta il premier taiwanese. Scuse respinte. Di nuovo.

Poche ore prima, infatti, Taipei aveva rispedito le precedenti scuse al mittente annunciando pesanti sanzioni. "Sono informali, poco sincere e arrivano dal popolo anziché dal governo": aveva commentato così il premier Jiang Yi-huah le scuse del capo dell'ufficio di rappresentanza filippina a Taiwan, Antonio Basilio, riguardo l'uccisione di un pescatore taiwanese avvenuta la scorsa settimana per mano di un guardiacoste di Manila. Una dichiarazione che arriva allo scadere del termine ultimo fissato dal governo di Taiwan e cioè alle 18 di mercoledì (ora locale).

Entro quell'arco di tempo, Taipei avrebbe dovuto ricevere il mea culpa formale, un risarcimento per la famiglia della vittima, un impegno serio su indagini e punizione dei colpevoli e la stipula di accordo bilaterale per scongiurare nuove dispute tra pescatori. In caso contrario, Taiwan avrebbe considerato l'adozione di una nuova ondata di sanzioni, quali, la sospensione degli scambi di alto livello, la diffusione di comunicati che scoraggino i taiwanesi a viaggiare nell'arcipelago e l'organizzazione di esercitazioni militari nelle acque contese dai due Paesi e il congelamento dei contratti di lavoro dei filippini presenti sull'isola. Si parla circa 88mila persone, la maggior parte delle quali impiegate nel manifatturiero, riferisce la BBC, secondo cui ogni mese all'Ufficio per il lavoro di Taipei arrivano ogni mese circa 3.000 richieste dall'arcipelago.

Il pentimento (in extremis) filippino non sembra, però,  aver soddisfatto il governo taiwanese: "Il presidente Ma Ying-Jeou è molto deluso e non può accettare una risposta così sbrigativa e incauta" si legge nel comunicato emesso dall'Ufficio presidenziale.  "Civili filippini hanno ucciso una persona e danneggiato la barca, il governo di manila non può sottrarsi alle sue responsabilità" ha detto il premier di Taiwan.


Secondo la ricostruzione delle autorità dell'isola e i resoconti dei media, Hung Shih-cheng, 65 anni, e' rimasto ucciso nella sparatoria di giovedì scorso, quando un guardiacoste filippino ha aperto il fuoco contro la nave dei pescatori Guang Ta Hsin 28. Il fatto ha avuto luogo intorno alle 10 di mattina a 180 miglia a sud-est di Erluanbi, il punto piu' a sud dell'isola di Taiwan, nello stretto di Bashi. Per i media taiwanesi la nave filippina, dopo la sparatoria, ha continuato ad inseguire e a colpire il vascello dei pescatori, che e' scampato al pericolo dopo quasi un'ora di navigazione, con l'equipaggiamento a bordo severamente danneggiato ed appena in tempo prima che il carburante si esaurisse. 

Sulla vicenda si è espressa anche la Cina, mostrando solidarietà a quella che Pechino considera l'ex isola ribelle da riannettere sotto la propria giurisdizione.  Il portavoce dell'Ufficio per gli Affari di Taiwan Yang Yi ha richiamato il governo filippino a condurre indagini scrupolose sull'uccisione del pescatore taiwanese avvenuta la settimana scorsa. Yang ha poi dichiarato in una conferenza stampa che tutte le persone di entrambi i lati dello Stretto di Taiwan appartengono alla stessa famiglia, e proteggere gli interessi e la sicurezza dei compatrioti taiwanesi rientra negli obblighi della Cina continentale.

 "Abbiamo condannato ripetutamente l'uccisione barbara del pescatore dal giorno dell'incidente. Abbiamo preteso che la parte filippina consideri seriamente il caso, facendo luce sui fatti il più presto possibile e punendo i responsabili dell'accaduto", ha detto Yang, promettendo di seguire da vicino gli sviluppi futuri della situazione e di battersi per i diritti dei pescatori.

Interrogato sul problema della cooperazione transnazionale per la sicurezza delle navi di pescatori nel Mar Cinese Meridionale, Yang ha affermato che la Cina continentale appoggia tutti gli sforzi volti alla salvaguardia dei diritti dei pescatori da ambo le parti.

La questione però è ben più complessa: da tempo le acque del Mar Cinese  Meridionale sono agitate da diverse dispute territoriali che vedono contrapposti Cina, Vietnam, Filippine, Brunei, Taiwan, Malesia. Tra tutti, Pechino è il nemico più temuto, sospettato di voler estendere la supremazia a tutta la regione Asia Pacifico. E incidenti come quello avvenuto giovedì scorso, o le frequenti incursioni di motovedette in acque contese, non sono che il pretesto per  riaccendere la miccia di focolai che difficilmente si spegneranno a breve.

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