Politica internazionale

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SNOWDEN IN LIVE CHAT CONTRO OBAMA E LA NSA

SNOWDEN IN LIVE CHAT CONTRO OBAMA E LA NSA


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 18 giu. - Usa internet questa volta, Edward Snowden per parlare all'opinione pubblica mondiale. Dal suo nascondiglio di Hong Kong, intrattiene una live chat con i lettori del Guardian, il quotidiano britannico che per primo ha intervistato il ventinovenne ex-contractor americano rivelando il maxi programma di sorveglianza informatica e di intercettazioni telefoniche noto come Prism. La chat è durata oltre 90 minuti e ha ottenuto più di duemila commenti. L'ex dipendente della Cia definisce una "litania di bugie" quelle del governo americano e dichiara sarcastico di sentirsi onorato di essere definito un "traditore" dall'ex vice presidente Dick Cheney. E' profondamente deluso da Barack Obama, per il quale -come aveva già dichiarato in precedenza- non aveva votato, ma sul quale riponeva alcune speranze, e infine afferma con certezza di non avere alcuna chance di essere sottoposto a un processo equo negli Stati Uniti. "Il governo degli Stati Uniti -ha dichiarato Snowden nel corso della live chat- così come ha fatto con altri informatori, ha prontamente e prevedibilmente distrutto ogni possibilità di giusto processo in patria". Snowden ha poi ribadito di non essere un spia cinese. "non lavoro con i governi -ha detto- solo con i giornalisti".

IL DIBATTITO A DISTANZA CON OBAMA

Uno dei personaggi presi di mira dall'ex dipendente di Booz Allen Hamilton, l'agenzia di contractor presso cui lavorava fino a due settimane fa, è James Clapper, il direttore della National Intelligence. "Vedere una persona nella sua posizione mentire apertamente al pubblico -ha affermato Snowden- è la prova di una democrazia sovvertita". Proprio il peso di queste bugie avrebbe spinto Snowden a rivelare l'esistenza del programma della National Security Agency americana. "L'avere compreso che il Congresso sosteneva quelle bugie mi ha spinto ad agire". Snowden non è tenero neppure con il presidente statunitense, Barack Obama, colpevole a suo dire di non avere mantenuto fede alle promesse di una maggiore trasparenza fatte in campagna elettorale. "Sfortunatamente, dopo l'elezione, ha chiuso la porta alle indagini sulle sistematiche violazioni di legge e ha portato avanti molti programmi ingiusti e si è rifiutato di spendersi per la fine delle violazioni dei diritti umani, come accade a Guantanamo". Spera però ancora in un cambio di rotta da parte di Obama, che "ha ancora molto tempo per passare alla storia come il presidente che ha guardato l'abisso ed tornato indietro invece di gettarcisi dentro".

Il presidente statunitense ha però rivendicato nella serata di ieri la posizione di Washington sui programmi di sorveglianza degli Stati Uniti definendoli "trasparenti". Obama ha voluto precisare che i cittadini americani non hanno nulla da temere sulla possibilità che le loro telefonate vengano ascoltate o le loro mail siano filtrate, e ha specificato che questi provvedimenti vengono presi soltanto dietro un ordine del giudice, in base alle norme vigenti. Obama ha poi confermato quanto già dichiarato nei giorni scorsi dai vertici della Nsa, è cioè che il programma Prism ha avuto tra i suoi meriti anche quello di sventare decine di trame terroristiche, "non solo in patria, ma anche all'estero".

Sempre ieri, Obama si è poi pronunciato anche sull'incontro avuto con il presidente cinese Xi Jinping in California il 7 e 8 giugno scorsi. Obama riconosce a Xi il merito di avere compreso le preoccupazioni di Washington in materia di spionaggio informatico e ha affermato che il leader cinese è conscio delle sempre maggiori responsabilità della Cina a livello internazionale. Il summit informale di Rancho Mirage è arrivato in un momento molto particolare: nelle stesse ore venivano pubblicate da Guardian e dal Washington Post le prime notizie sul programma Prism, e a poche ore dal termine dell'incontro veniva resa pubblica la video-intervista shock del quotidiano britannico a Edward Snowden, provocando notevole imbarazzo nell'amministrazione americana, che poco prima aveva trattato il tema dei cyber-attacchi con il presidente cinese.

Proprio in riferimento al programma di sorveglianza e controllo informatico della National Security Agency, Obama ha mantenuto la posizione del governo americano sostenendo che ogni Paese dispone di questi sistemi, ma che le attività di spionaggio informatico cinesi sono andate oltre gli standard riconosciuti da tutti. "C'è un'enorme differenza tra questo -ha spiegato Obama durante il programma The Charlie Rose Show- e un pirata informatico direttamente collegato al governo o all'esercito cinese che penetra nei software della Apple per cercare di ottenere i progetti per gli ultimi prodotti. Questo è un furto, e non possiamo tollerarlo". Secondo un sondaggio condotto quest'anno dagli Stati Uniti, è emerso che i furti di proprietà intellettuale da parte degli hacker cinesi costano ogni anno centinaia di miliardi di dollari agli Stati Uniti.

UN GRANDE ONORE ESSERE CHIAMATO TRADITORE DA CHENEY


Nel corso della live chat con i lettori del Guardian, Snowden ha poi affermato di essere onorato dal fatto che l'ex vice presidente Dick Cheney lo abbia definito un traditore. "Essere chiamato traditore da Dick Cheney è l'onore più grande che puoi fare a un americano. E più sentiamo parole pronunciate in preda al panico da gente come lui, meglio staremo tutti". Snowden nega di essere un agente al servizio di Pechino e ha ribadito di non avere rivelato dettagli di alcuna operazione statunitense contro obiettivi militari. "Ho segnalato che gli Stati Uniti avevano preso di mira obiettivi civili, come università, ospedali e altre strutture private perché sono atti pericolosi".

Snowden se la prende anche con la stampa che si occupa più di "quello che ho detto quando avevo 17 anni o di che aspetto avessero le mie ragazze piuttosto che del più grande programma di sorveglianza nella storia dell'umanità". Per martedì prossimo è prevista la testimonianza del generale Keith Alexander, il direttore della National Security Agency e uno dei primi a difendere pubblicamente il programma Prism, che aveva annunciato nei giorni scorsi l'imminente chiarimento pubblico sui risultati in materia di anti-terrorismo ottenuti grazie all'uso della sorveglianza informatica e delle intercettazioni telefoniche.



 

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