Politica internazionale

Politica internazionale

Smog oltre 20 volte
la soglia a Pechino

Smog oltre 20 volte <br />la soglia a Pechino


Di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 30 nov. - Aumenta il tasso di smog a Pechino e nelle aree settentrionali della Cina. Da mezzogiorno di oggi, le cinque del mattino in Italia, il livello di pm2.5 nell'aria di Pechino ha superato di oltre venti volte la soglia di sicurezza fissata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, attestandosi stabilmente oltre quota 500 microgrammi per metro cubo di aria, secondo i rilevamenti dell'ambasciata statunitense in Cina. L'emergenza inquinamento prosegue da giorni e ieri le autorità della capitale avevano emesso il secondo grado più alto di allerta per l'inquinamento atmosferico sopra il cielo della città e di altri venti grossi centri nel nord e nel nord-est del Paese.

Il cielo di Pechino è da giorni coperto da una fitta nebbia che si è intensificata nelle ultime ore, anche se il livello di agenti inquinanti nell'aria aveva segnato già venerdì scorso livelli allarmanti, oltre i 400 microgrammi per metro cubo di aria. Alle tre del pomeriggio di oggi, le otto del mattino in Italia, la concentrazione di polveri sottili nell'aria era pari a 568 microgrammi per metro cubo. Già ieri, la municipalità di Pechino aveva avvisato la popolazione di non uscire di casa e aveva ordinato la chiusura o la riduzione delle attività produttive di diverse industrie ad alto impatto ambientale. Oltre a Pechino, una situazione simile si presenta anche nelle province settentrionali di Shandong, Shanxi e Hebei, sede di alcune tra le più grandi acciaierie di tutta la Cina. La cappa di smog dovrebbe essere in parte spazzata via dal vento, ma non prima di domani o di mercoledì secondo i meteorologi di Pechino.

L'inquinamento atmosferico in Cina è collegato a centinaia di migliaia di morti premature ogni anno ed è causa di forte malcontento da parte della popolazione. Il governo ha dichiarato da tempo la "guerra all'inquinamento" con misure restrittive nei confronti delle aziende più inquinanti, che hanno portato alla chiusura di molti impianti obsoleti o alla loro ricollocazione lontano dalle grandi città. In vista della Conferenza di Parigi sui Cambiamenti Climatici, che comincia oggi, Pechino si è impegnata a raggiungere il picco delle emissioni nel 2030 e a ridurre entro la stessa data il volume di emissioni per punto di prodotto interno lordo fino al 65% rispetto ai valori del 2005. Nella capitale francese, è arrivato ieri il presidente cinese, Xi Jinping, che terrà un discorso in occasione della cerimonia inaugurale della Conferenza. La Cina si presenta alla Conferenza come il primo Paese al mondo per emissioni inquinanti: nel 2013 ha emesso un quantità di gas serra tra le novemila e le diecimila miliardi di tonnellate, il doppio della soglia raggiunta dagli Usa e circa due volte e mezzo i volumi dei Paesi dell'Unione Europea.

La Cina sarà uno degli osservati speciali alla Conferenza di Parigi. Oltre ai due maggiori impegni di riduzione delle emissioni inquinanti, Pechino punta allo sviluppo delle energie rinnovabili, soprattutto solare ed eolico, e del nucleare. Il carbone è ancora oggi la prima fonte di energia nel paniere energetico cinese, oggi responsabile del 66% del totale dell'energia prodotta, secondo i calcoli ufficiali, anche se il totale delle emissioni di Co2 degli ultimi anni è stato di recente rivisto al rialzo. I dirigenti cinesi sperano anche in una trasformazione dei consumi che veda i cittadini più attenti al tema della protezione ambientale, e in un'ampia diffusione dei veicoli elettrici o alimentati a fonti energetiche pulite, invece delle auto e dei mezzi pubblici tradizionali, per ridurre l'inquinamento provocato dai gas di scarico.

Dai media cinesi è arrivata anche nelle ultime ore una posizione di apertura verso un accordo sul clima da raggiungere nei giorni della Conferenza. Pechino ha però sottolineato le differenti responsabilità sulla riduzione delle emissioni inquinanti tra Paesi industrializzati ed economie in via di Sviluppo, come la Cina stessa si considera. "Il successo dei negoziati dei prossimi giorni richiede il sincero contributo e coordinamento di tutti i partecipanti, soprattutto le nazioni sviluppate dell'Occidente", spiegava, ieri, un editoriale comparso sui media cinesi. Nel lungo articolo si sottolinea l'impegno cinese nella lotta alle emissioni inquinanti e nell'aiuto ai Paesi più poveri con l'istituzione di un fondo indipendente da tre miliardi di dollari, e vengono respinte le accuse di irresponsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici. "La parte più seccante - conclude l'editoriale - è la testardaggine e l'inopportunità di alcune nazioni sviluppate che hanno puntato il dito accusatore contro le nazioni in via di sviluppo, incolpandole del blocco alla nascita di un nuovo trattato internazionale". L'impegno per il successo della conferenza è stato confermato anche dal capo negoziatore per la Cina, Su Wei. "Il tempo stringe - ha dichiarato il funzionario di Pechino in un'intervista all'agenzia Xinhua - lavoreremo ogni minuto e ogni secondo" per raggiungere l'accordo.


 

30 NOVEMBRE 2015

 

LEGGI ANCHE


CLIMA: PECHINO CHIAMA PARIGI Responsabilità comuni ma ruoli diversi


CINA ALLA CONFERENZA DI PARIGI Le posizioni di Pechino sul clima


XI IN FRANCIA PER CONFERENZA SUL CLIMA


Il 29 e 30 novembre 

 

CLIMA: CINA CHIEDE INTESA SU EMISSIONI


Verso il Summit di Parigi


 

@Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci