Politica internazionale

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Sfida di Pechino, missili
su isola contesa

Sfida di Pechino, missili<br />su isola contesa


Pechino, 17 feb. - La Cina ha spiegato un sistema di missili terra-aria su una delle isole  contese del Mare Cinese Meridionale. Il sistema missilistico è comparso solo da pochi giorni sull’isola di Woody (Yongxing in cinese) nell’arcipelago delle Paracel conteso da Cina, Vietnam e Taiwan. La prima conferma è arrivata nelle scorse ore dal Ministero della Difesa di Taiwan, a cui è poi seguita quella di Washington.

La notizia dello spiegamento di missili arriva alla conclusione di un summit in California in cui si sono riuniti i rappresentati dei Paesi del sud-est asiatico, a cui ha partecipato anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per discutere delle tensioni nel Mare Cinese Meridionale. L’apparato spiegato da Pechino, secondo le immagini diffuse da Fox News, consisterebbe di due batterie di otto missili terra-aria e un sistema radar.

La tensione nei mari che bagnano la Cina rimane alta: il mese scorso, un cacciatorpediniere Usa era entrato all’interno delle acque territoriali di alcune isole rivendicate da Pechino nel Mare Cinese Meridionale in quella che è stata la seconda incursione in circa tre mesi in un’area rivendicata dalla Cina. Il gesto, che Washington giustifica come un’operazione per riaffermare la libertà di navigazione nel Mare Cinese Meridionale, è stato  definito da Pechino “pericoloso e irresponsabile” e una “deliberata provocazione” degli Stati Uniti.

 

Cina, missili sono "invenzione dei media"



I media occidentali “dovrebbero concentrarsi di più sulla costruzione delle torri di segnalazione che hanno migliorato la navigazione nei territori”: lo ha dichiarato il ministro degli esteri cinese Wang Yi a poche ore dalla notizia di un sistema missilistico apparso su una delle isole contese del Mare Cinese Meridionale, confermata dal Ministero della Difesa di Taiwan e da Washington.  A margine di un incontro con l’omologo australiano Julie Bishop, Wang Yi ha bollato la notizia come “il tentativo da parte di alcuni media occidentali di fabbricare nuove storie”, un chiaro riferimento alle immagini diffuse nelle scorse ore da Fox News che mostrano come l’apparato spiegato da Pechino sull’isola di Woody nell’arcipelago delle Paracel consisterebbe di due batterie di otto missili terra-aria e un sistema radar.  Wang Yi, pur non smentendo in modo esplicito il dispiegamento missilistico, ha spiegato che “le opere di difesa che la Cina ha realizzato sulle isole e le barriere coralline dove stazionano cittadini cinesi  sono in linea con il diritto all’autodifesa di cui la Cina è titolare nell’ambito del diritto internazionale”.

 

(Scheda) Isole contese: le dispute sul mar cinese meridionale


Il Mar Cinese Meridionale è attraversato da tensioni e controversie, in un complesso mosaico di dispute territoriali e mire energetiche che vede coinvolti, oltre a Cina e Vietnam, anche Filippine, Brunei, Taiwan e Malaysia, tutti impegnati a rivendicare porzioni di territori come le isole Spratly e le isole Paracel, pugni di scogli praticamente inabitabili, ma ritenuti ricchi di gas e petrolio. La Cina rivendica quasi per intero le isole come proprio territorio nazionale, secondo la cosiddetta nine-dash line che comprende territori rivendicati anche da altri Paesi del sud-est asiatico, come Vietnam e Filippine, ambizioni contrastate in via ufficiale anche dagli Stati Uniti che da tempo assicura che la libera circolazione nell'area costituisce "interesse nazionale americano". 

Lo scorso gennaio, durante la visita in Cina del segretario di Stato statunitense, John Kerry, i colloqui sulle dispute di sovranità nei mari non hanno partorito un avvicinamento nelle posizioni, ma entrambe le parti si sono dette d’accordo a esplorare a una possibile soluzione diplomatica della disputa. Il ministro degli Esteri, Wang Yi, ha ribadito che la Cina ha il diritto di difendere i propri territori e che Pechino e Washington dovrebbero gestire "in maniera costruttiva" la questione. Wang ha poi sottolineato che Pechino non intende militarizzare l’area e che le sue parole saranno seguite dai fatti. Al summit dei Paesi dell'Asia orientale tenutosi nell’ottobre scorso, era stato il primo ministro Li Keqiang a difendere la posizione cinese nei mari, ribadendo che i Paesi "esterni alla regione" non dovrebbero infiammare le tensioni, pur cercando di stemperare le tensioni attorno alle acque del Mare Cinese Meridionale.

Ma la dispute sui mari continuano a dividere Pechino e Washington. L'ultimo episodio riguarda il sorvolo a novembre di un B-52 statunitense sullo spazio aereo delle isole Spratly, contese tra Pechino e Manila, e su cui la Cina sta compiendo lavori di ampliamento territoriale con strutture utilizzabili a scopo militare. Pechino ha definito la mossa come una "grave provocazione" da parte di Washington. Il Pentagono ha definito, con un certo imbarazzo, un errore, il sorvolo dell'area. A ottobre scorso, c'era stata invece, la prima incursione nelle acque territoriali delle isole Spratly da parte di un cacciatorpediniere Usa, che aveva provocato la reazione sdegnata di Pechino.

Secca la risposta di Pechino a Washington lo scorso dicembre, a pochi giorni dall'annuncio da parte americana della vendita di due fregate a Taiwan come parte di un accordo di compravendita di armamenti del valore di 1,83 miliardi di dollari.  La vendita di armi a Taiwan da parte degli Stati Uniti era arrivata in una fase di forte tensione nel Mare Cinese Meridionale, soprattutto dopo l'incursione a fine ottobre del cacciatorpediniere Usa nelle acque territoriali delle isole Spratly. Il ministero degli Esteri cinese aveva protestato formalmente con gli Stati Uniti. Il vice ministro degli Esteri di Pechino, Zheng Zeguang, aveva convocato l'incaricato d'affari dell'ambasciata Usa, Kaye Lee, per sottolineargli che "Taiwan e' parte inalienabile del territorio cinese" e "la Cina si oppone fermamente alla vendita di armi a Taiwan".

Generalmente considerati buoni, invece, i rapporti tra Cina e Taiwan, dopo lo storico incontro di Singapore del 7 novembre scorso tra il presidente cinese, Xi Jinping, e il presidente di Taiwan, Ma Ying-jeou, il primo dal 1949 tra i due leader dello stretto di Formosa, che divide Cina e Taiwan. Ma Taiwan a gennaio ha cambiato pagina, dopo otto anni di presidenza targata Kuomintang, e alle scorse elezioni ha scelto Tsai Ing-wen come nuova presidente. Tsai era la candidata del Partito Democratico Progressista dell’isola, tradizionalmente su posizioni più critiche del Partito Nazionalista del presidente uscente. La prima conferma del sistema missilistico comparso solo da pochi giorni sull’isola di Woody è arrivata nelle scorse ore proprio dal Ministero della Difesa di Taiwan, a cui è poi seguita quella di Washington.

Gli interessi cinesi sul Mare Cinese Meridionale vedono in prima fila il gruppo Cnooc, che a giugno scorso aveva ripreso le trivellazioni al largo delle coste del Vietnam, portando per due mesi la piattaforma "Haiyang Shihou 981" in un'area di sovrapposizione delle acque territoriali di Cina e Vietnam a 75 miglia nautiche a sud dell'isola cinese di Hainan. Prima ancora, a febbraio, sempre al largo delle coste dell'isola cinese di Hainan, China National Offshore Oil Corporation aveva scoperto un giacimento da cento miliardi di metri cubi di gas, uno dei più grandi giacimenti offhsore cinesi e salutato come un punto di svolta nelle esplorazioni in acque profonde da parte del governo di Pechino. L'episodio di tensione più grave risale all'anno scorso, quando erano scoppiate forti proteste anti-cinesi in Vietnam a causa dell'installazione di una piattaforma petrolifera al largo delle coste del Paese del sud-est asiatico, che aveva provocato forti tensioni tra Pechino e Hanoi. Oltre all'importanza strategica, per le riserve di risorse energetiche contenute nei suoi fondali, il Mare Cinese Meridionale è importante anche sotto il profilo commerciale: si calcola che sulle sue acque transitino ogni anno circa cinquemila miliardi di dollari di merci.

 

17 FEBBRAIO 2016

 

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