Politica internazionale

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Pyongyang taglia linea rossa
Sale la tensione nella penisola

Pyongyang taglia linea rossa<br />Sale la tensione nella penisola<br />


di Sonia Montrella

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Roma, 11 mar.-  A tre giorni dall'annuncio-minaccia del regime nordcoreano, Pyongyang ha tagliato la "linea rossa" telefonica con Seul, mentre nel sud della penisola le truppe di Seoul e Washington dato il via alle manovre militari congiunte scatenando le ire del regime del nord. L'inizio della esercitazione denominata 'Key Resolve', che durerà due settimane, segue giornate di crescenti tensioni nella penisola coreana con il nord che si e' infuriato dopo l'inasprimento delle sanzioni delle Nazioni Unite, conseguenza del terzo test nucleare, il mese scorso. Il regime di Pyongyang si e' scagliato contro le manovre congiunte, considerate un test per l'invasione del suo territorio,  denunciando il Trattato di non aggressione con Seoul.

E in tutta risposta ha interrotto l'unica via di comunicazione (d'emergenza) con il sud. Lo ha annunciato il ministero per l'Unificazione del Paese aggiungendo che il taglio è avvenuto questa mattina alle 9, ora locale. Le due parti di solito parlano due volte al giorno, ma "stamane il Nord non ha risposto alla nostra chiamata", ha detto una portavoce di Seul. La linea fu inaugurata nel 1971 ed e' stata tagliata 5 volte nel passato, l'ultima nel 2010.

Ma a questo punto bisogna fare un salto indietro e ripercorrere le tappe che hanno portato a questa escalation.
12 febbraio: Pyongyang conduce, sotto lo sguardo preoccupato dei vicini del sud, dei cinesi, dei giapponesi e del resto della comunità internazionale, il suo ultimo test nucleare, il terzo dopo quello del 2006 e del 2009. Il test produce scosse sismiche artificiali in Corea del Sud e Giappone di magnitudo 5.1 sulla scala Richter secondo i rilevamenti della o US Geological Survey. "Una provocazione inaccettabile" tuona Washington mentre la Cina "si oppone fermamente" all'iniziativa dell'alleato.
 
7 marzo: Dopo tre settimane di contrattazioni, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si chiude al Palazzo di Vetro per votare il nuovo pacchetto sanzioni contro Pyongyang sostenuto dagli Stati Uniti e, per la prima volta, dalla Cina. Tradizionalmente restia a inimicarsi il vicino, appare inusuale la mossa della Cina che fino ad oggi si era limitata a condannare le iniziative del regime. "Bisogna mandare un segnale forte i risposta al fatto che i test nucleari (condotti da Pyongyang) vanno contro il volere della comunità internazionale" ha dichiarato l'ambasciatore cinese all'Onu Li Baodong. Salvo poi asserire il giorno seguente, per bocca del ministero degli Esteri Yang Jiechi,  che l'unica via per risolvere la questione è quella del dialogo e non delle sanzioni. I 15 membri approvano all'unanimità il documento. Il regime, che già poche ore prima l'inizio del meeting aveva minacciato di sferrare un attacco nucleare "preventivo" contro gli Stati Uniti e qualsiasi altra potenza ostile, va su tutte le furie.

8 marzo: L'ira dei nordcoreani non tarda a esplodere. La conseguenza è l'annuncio di rendere nullo il patto di non aggressione nel 1991 che impegna alla risoluzione pacifica delle controversie tra le due Coree e alla prevenzione di incidenti militari tra i due Paesi. Non solo: a rischio anche la linea diretta d'emergenza con Seoul.

Intanto dentro i confini della Muraglia si apre un dibattito sull'eventualità di rompere l'amicizia con lo scomodo alleato. A fare da sfondo ai colloqui dal tema altamente sensibile è in via del tutto eccezionale l'Assemblea Nazionale del Popolo, dove giovedì  i delegati si sono chiesti di fronte ai media se è il caso o no per la Cina di combattere la Corea del Nord. Giorni fa invece, un noto analista del Partito Comunista cinese e vice direttore del giornale della Scuola Centrale del Partito, Deng Yuwen, aveva suggerito al governo di "mollare" la Corea del nord.
 
Cosa farà dunque Pechino? L'aver promosso la risoluzione può essere letto come un segnale di un abbandono del vicino? Nunziante Mastrolia, analista relazioni internazionali presso il CeMiSS, non la pensa così e ha spiegato ad AgiChina24: "In un certo senso è possibile cogliere in queste dinamiche una sorta di corrispondenza: ogni volta che si addensano le nuvole su Pechino succede qualcosa nella penisola coreana. Ma se la Corea del Nord inizia a intorpidire di nuovo le acque qual è allora l'interesse della Cina? Mantenere una certa instabilità in modo che la Corea del Nord diventi la chiave di volta per un ordine asiatico non anti-cinese. In altre parole aver modo di dire 'nessuno si metta contro di me, perché solo io posso gestire quei bellicosi della Corea del Nord'".

Ed è a questo punto che la faccenda si ingarbuglia: "E' chiaro – continua Mastrolia - che se Pechino non riesce a mostrare di avere una presa su Pyongyang il suo ruolo di mediatore perde di significato agli occhi della comunità internazionale. Ecco allora il senso delle sanzioni. La Cina è tra coloro che premono per moderare il comportamento della Corea del Nord, però dopo aver votato la risoluzione il ministro degli Esteri cinesi ha subito dichiarato che più che le sanzioni vale il dialogo".

In questo quadro pare assai improbabile dunque che il Dragone possa e voglia liberarsi dello scomodo vicino. "Se la situazione nella penisola dovesse precipitare solo la Cina potrà intervenire. Se lo facesse il Giappone si urlerebbe all'imperialismo nipponico, se dovessero farlo gli Usa sarebbe la Cina a frenare. L'unico mediatore è Pechino e forte di questo potere mantiene in un certo senso il controllo".

Intanto mentre la comunità internazionale attende le nuove mosse del giovane dittatore, il confronto col padre appare inevitabile. In passato Kim Jong-il non ha esitato a battere i pugni sul tavolo "ma erano un modo per alzare la voce e sedersi al tavolo delle trattative. Più che una manifestazione di forza era un gesto di debolezza" ha spiegato Mastrolia che ha proseguito: "Io credo che lo schema che si sta ripetendo sua lo stesso, dopotutto anche se Kim Jong-un ha cambiato alcuni degli uomini che lo circondavano credo sia stato istruito bene. Certo è che in queste cose l'elemento di irrazionalità non può non essere considerato. Il giovane dittatore potrebbe essersi spinto più in là, non ricordo infatti che il predecessore abbia minacciato così esplicitamente gli Stati Uniti, né che abbia stracciato l'armistizio.  Un passo in avanti è stato fatto, resta da vedere quanto questo sia pericoloso".

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