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Obama, sarei dovuto essere
in Asia e a Cina non spiace

Obama, sarei dovuto essere <br />
in Asia e a Cina non spiace


Washington, 08 ott. - Frecciata acuminata di Barack Obama ai repubblicani nel corso della conferenza stampa dedicata allo 'shutdown', e al pericolo di un default negli Stati Uniti. Il presidente americano ha ricordato come, a causa della crisi, sia stato costretto ad annullare la propria partecipazione a due cruciali summit in Estremo Oriente, previsti in settimana. "Sono certo", ha ironizzato Obama, "che ai cinesi non importa granché che io non ci sia". L'assenza da tali appuntamenti, ha comunque osservato, con ogni probabilità non produrrà "danni duraturi" per il Paese . 


Usa: monito di Pechino su default, "il tempo sta scadendo"

 

Pechino, 8 ott. - Il perdurante stallo politico in Usa sulla legge di bilancio e sull'aumento del tetto del debito che, se non risolto entro dieci giorni, potrebbe spingere Washington verso il default, innervosisce la Cina, il maggior detentore al mondo in buoni del Tesoro Usa, che chiede all'America di "garantire la sicurezza" dei propri investimenti. "Il tempo sta scadendo", ha avvertito il vice ministro delle Finanze di Pechino, Zhu Guangyao, conversando con la stampa. "Come maggiore economia del mondo ed emittente della principale valuta di riserva del mondo, e' importante che gli Usa preservino l'affidabilita' creditizia dei propri titoli di Stato", ha dichiarato Zhu.

 

"Cio è importante per gli Usa tanto quanto per l'economia globale", ha chiosato il vice ministro. La Cina, secondo i dati dello scorso luglio, detiene direttamente 1.280 miliardi di buoni del Tesoro americani. La cifra, riporta il 'Financial Times', potrebbe essero però ben più alta, dal momento che Pechino investe in titoli di Stato anche attraverso intermediari, per utilizzare la liquidita' derivante dagli ingenti avanzi commerciali.

 

"Auspichiamo che prima del 17 ottobre gli Usa facciano passi credibili per risolvere i propri conflitti sul tetto del debito in modo tempestivo, evitino un default, garantiscano la sicurezza degli investimenti cinesi in Usa e assicurino che il processo di ripresa globale non venga minato in modo serio", ha proseguito Zhu, "solo gli Usa possono risolvere quella che è una questione interna che ha però implicazioni globali: per questo il governo e il Congresso devono accelerare le trattative".

 

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Roma, 04 ott. - Il numero uno – osservano gli analisti -  della Cina sembra avere il palcoscenico tutto per sé soprattutto dopo che il presidente Barack Obama ha cancellato il suo viaggio in Asia a causa dello shutdown, il blocco parziale dell'amministrazione federale Usa. Obama ha deciso di cancellare del tutto la sua prevista missione asiatica della durata di una settimana e che avrebbe toccato quattro Paesi. Così, dopo quelle in Malaysia e nelle Filippine, ha annullato anche le ultime due tappe in Estremo Oriente, rinunciando alla partecipazione al vertice sull'isola indonesiana di Bali dell'Apec, il forum per la Cooperazione Economica Asia-Pacifico, e a quello nel Brunei dell'Asean, l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, dedicato alla sicurezza. Sarà il segretario di Stato, John Kerry, a sostituire il presidente in Asia.

"La cancellazione del viaggio e' un'altra conseguenza dell'imposizione dello 'shutdown' al governo da parte dei Repubblicani della Camera dei Rappresentanti", denuncia il comunicato stampa emesso dalla Casa Bianca, che definisce lo stallo "completamente evitabile".

Ma, soprattutto, sostengono media ed esperti, un colpo sferrato al cuore della US Pivot, la politica che punta a ribilanciare la presenza e gli interessi di Washington nell'Asia Pacifico. "Per gli Usa questo è il secolo dell'Oceano Pacifico" annunciarono nel novembre del 2011 Hillary Clinton e il presidente statunitense Barack Obama. In gioco ci sono interessi commerciali – il Mar Cinese Meridionale e il Pacifico ospitano alcune delle rotte commerciali più lucrose del mondo – e geo-strategici (non dichiarati) secondo i quali l'America punta contenere l'ascesa dell'influenza cinese nella regione attraverso il rafforzamento della partnership con gli alleati statunitensi in Asia, i quali guardano con timore le mosse del Drago.

"Lo shutdown ha proclamato almeno un vincitore: la Cina" si legge in un articolo dai toni durissimi pubblicato dal New York Times. "Costringendo Obama a cancellare la visita la Camera dei Repubblicani sta minando l'impegno del presidente di collocare l'Asia al centro della politica estera dell'America""Pechino, con le sue mire espansionistiche, è l'unica beneficiaria di una Washington distratta" continua l'articolo. "A livello diplomatico, si tratta di un danno molto grande" ha commentato Kenneth G. Lieberthal, top adviser per la Cina durante l'amministrazione Clinton.

E mentre Obama, si legge ancora sul Nyt, non potrebbe essere meno impegnato sul fronte asiatico, si registra anche un calo di expertise nel suo team. Kerry ha posto il Medio Oriente, e in particolare i negoziati di pace tra Israele e Palestina, in cima alla sua agenda, in netto contrasto con l'ex segretario di Stato Hillary Clinton che aveva condotto la sua prima visita proprio in Asia e che si era concentrata su un'apertura dei rapporti tra Myanmar e Usa. CONTINUA A LEGGERE: XI JINPING IN MALAYSIA TRA ACCORDI E DIPLOMAZIA

 

 

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