Politica internazionale

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Obama in Asia, Pechino
esclusa "Usa anacronistici"

Obama in Asia, Pechino <br />esclusa  Usa anacronistici


di Sonia Montrella
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Roma, 23 apr.- Washington appoggia l'ascesa stabile, forte e pacifica della Cina, ma l'impegno degli Stati Uniti con Pechino non avverrà mai a spese degli Usa e dei suoi alleati in Asia. Lo ha precisato oggi Barack Obama al quotidiano nipponico Yomiuri poche ore  prima del suo arrivo a Tokyo per un viaggio in Asia che toccherà oltre al Giappone anche la Corea del Sud, la Malesia e le Filippine. Parole, quelle dell'inquilino della Casa Bianca, che mostrano il delicato equilibrio che gli Usa dovranno mantenere nel corso della settimana, in bilico tra la necessità di rassicurare gli alleati e quella di non urtare la Cina. Proprio l'agenzia di stato cinese in un lungo editoriale pubblicato mercoledì ha definito la politica statunitense in Asia frutto di una visione "miope" e "anacronistica".

La visita di Obama arriva nel  mezzo di un braccio di ferro tra Tokyo e Pechino sul controllo dell'arcipelago delle isole Diaoyu/Senkaku e infuocato dagli omaggi del premier nipponico Shinzo Abe - l'ultimo la settimana scorsa con l'invio di un pino - al tempio di Yasukuni dove sono sepolti tra gli oltre tre milioni di soldati anche 14 generali che hanno perso la vita nella II Guerra mondiale e considerati da Cina e Corea del Sud come supercriminali di guerra.

La cosiddetta "politica di ribilanciamento in Asia" va al di là dell'interesse che gli Usa nutrono nei confronti di una regione economicamente in crescita e patria di diversi alleati, sostiene l'editorialista Deng Yushan. Dietro le mosse di Washington c'è "uno schema calcolato che punta a ingabbiare l'ascesa del Gigante asiatico". Una politica che per Deng va rivista del tutto a cominciare dall'"anacronistico sistema di alleanze" all'abbandono di quella "teoria fabbricata in casa della minaccia cinese", fino allo stop alle "interferenze faziose nelle questioni territoriali".

"Se Obama vuole mantenere la pace nella regione – gli fa eco il China Daily sempre sulla questione delle dispute territoriali – ed evitare che il suo Paese venga risucchiato in uno scenario indesiderato, deve tenere al guinzaglio il Giappone e le Filippine"

Dal canto suo, su questo punto Obama non ha lasciato spazio a interpretazioni: "La politica degli Stati Uniti è chiara: le isole Senkaku sono amministrate dal Giappone e quindi rientrano nell'ambito del Trattato nippo-statunitense sulla sicurezza e cooperazione reciproca. E ci opponiamo con forza a qualsiasi tentativo unilaterale di sabotare l'amministrazione nipponica dell'arcipelago" ha dichiarato il presidente riferendosi alle isole con il loro nome giapponese.
 
Secondo la Reuters che cita i media giapponesi "con tutta probabilità al termine del summit tra Abe e Obama sarà diffuso un comunicato congiunto per chiarire che le parti  non tollereranno alcun cambiamento dello status quo attraverso l'uso della forza".

Intanto più di 20 Paesi inclusi Giappone, Usa, Cina, Filippine e Corea del Sud hanno approvato all'unanimimità un accordo marittimo durante il Western Pacific Naval Symposium che si è tenuto a Qingdao, nella provincia cinese dello Shangdong.

L'accordo –  Unplanned Encounters at Sea – stabilisce che le navi da guerra devono comunicare  e fare manovra quando entrano in una rotta marina affollata nel Sudest asiatico, a largo del Giappone e della Cina. "Ad oggi l'accordo che punta a ridurre al minimo gli equivoci e le incomprensioni, non è vincolante – osserva alla CCTV l'esperto militare Yin Zhuo – ma potrebbe diventarlo un domani".

 

23 aprile 2014

 

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