Politica internazionale

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Missile, Cina o Nato:
Turchia prende tempo

Missile, Cina o Nato: <br />Turchia prende tempo


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 3 feb. - La Turchia si concede ancora tre mesi di tempo per decidere se confermare la vittoria cinese nella gara per la costruzione del sistema missilistico FD-2000 del valore di tre miliardi di dollari, o se scegliere come partner un membro della Nato. La vittoria dei cinesi di China Precision Machinery Import Export Corporation (CPMIEC) aveva destato immediatamente le polemiche - e la sorpresa- dei vertici Nato e degli Stati Uniti. Un sistema di Difesa costruito dai cinesi sarebbe incompatibile con i sistemi d'arma dei Paesi del Patto Atlantico, è stata la reazione immediata di Washington. Ancora peggio, l'affare con i cinesi poteva nascondere l'intenzione neppure troppo velata della Turchia di lasciare un domani l'alleanza con l'Occidente, in favore della SCO, la Shanghai Cooperation Organization che riunisce, Cina, Russia e altre quattro ex repubbliche sovietiche, e che viene comunemente considerata come un contraltare della stessa Nato.

La Turchia si concede fino al 30 aprile per risolvere la questione. La possibilità di un rinvio era più che un'ipotesi già da settimane, quando lo stesso premier turco Recep Tayyip Erdogan, aveva confermato che il governo non aveva ancora dato il via libera ai cinesi di CPMIEC. Lo stesso ministro degli esteri di Ankara, Ahmet Davutoglu lo aveva ribadito ieri. "La Turchia non ha ancora deciso quale sistema comprare. Per noi sono importanti tre criteri: produzione congiunta, tempo di consegna e prezzo", ovvero le condizioni sottoscritte dai cinesi a settembre scorso.

Da Pechino non arrivano reazioni formali alla decisione di dilatare i tempi da parte di Ankara. Dopo l'avvio dei negoziati con CPMIEC, la stampa cinese aveva salutato il pre-accordo come una prima vittoria della sua industria bellica, che era stata scelta per produrre un sistema di Difesa a un membro della Nato. Il Ministero degli Esteri aveva dichiarato, alle prime polemiche sull'affare, di condurre con prudenza e responsabilità gli affari riguardanti la sfera militare, ma le dichiarazioni del portavoce Hong Lei non erano bastate a fermare i tentativi statunitensi di portare Ankara verso un ripensamento complessivo dell'intera vicenda. Gli Stati Uniti avevano poi fatto notare che la CPMIEC era stata colpita in passato dalle sanzioni di Washington con l'accusa di avere venduto armi alla Corea del Nord, al Pakistan, all'Iran e alla Siria.

Nei prossimi novanta giorni, ci si attende un verdetto, anche se già adesso il governo turco lancia messaggi verso un possibile cambio di direzione. "Se le altre due compagnie ci assicurano la produzione congiunta in Turchia e il trasferimento di tecnologia, naturalmente vorremmo avere come partner gli alleati della Nato" aveva detto ieri il ministro degli Esteri di Ankara. Gli altri due gruppi interessati all'accordo - e in un primo momento scartati - per avviare le trattative con CPMIEC, sono gli americani di Raytheon e la joint venture franco-italiana Eurosam. Le discussioni con i francesi sarebbero tuttora in corso, secondo quanto scrive il quotidiano Hurriyet Daily News: il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian ne avrebbe parlato proprio con il sottosegretario alle Industrie della Difesa turco, Murad Bayar, durante un incontro avvenuto il 27 gennaio scorso, a margine della visita in Turchia del presidente francese François Hollande. E ulteriori colloqui in Italia sono previsti nel corso della prossima visita del presidente turco Abdullah Gul.

La trattativa con la Cina è dunque a rischio: se andasse in porto sarebbe, secondo gli esperti del Sipri - L'Istituto Internazionale per la Ricerca sulla Pace di Stoccolma - il più importante e il più avanzato accordo in questo settore dagli anni Ottanta a oggi. Se invece non riuscisse, la Cina avrebbe comunque dimostrato di potere gareggiare con le grandi industrie di armamenti dell'Occidente. Un dato appare certo, e confermato dalle stesse parole del ministro degli esteri cinese, Wang Yi: la Cina è sempre più impegnata nella regione. In un'intervista concessa all'emittente Al Jazeera, Wang ha spiegato che nei prossimi anni, l'impegno cinese in Medio Oriente sarà "a tutto tondo" e non  più solo improntato all'approvvigionamento energetico e agli scambi bilaterali. E la Cina avrà un ruolo più importante nella politica e nelle questioni di sicurezza.

03 febbraio 2014

 

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