Politica internazionale

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MINISTRO ESTERI TELEFONA A OMOLOGO VIETNAMITA,
DURA CONDANNA DI PECHINO ALLE VIOLENZE

MINISTRO ESTERI TELEFONA A OMOLOGO VIETNAMITA, <br />  DURA CONDANNA DI PECHINO ALLE VIOLENZE


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest


Pechino, 16 mag. - Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha condannato in una telefonata al suo omologo vietnamita, Pham Binh Minh, le proteste dei giorni scorsi in Vietnam che hanno provocato due morti tra i cittadini cinesi residenti nel Paese del sud-est asiatico, e oltre cento feriti, in totale. La telefonata è avvenuta nella tarda serata di ieri, scrive oggi l'agenzia Xinhua. Wang ha poi chiesto al governo di Hanoi di prendere "contromisure risolute ed efficaci" per fermare le violenze e ripristinare le condizioni per la sicurezza dei cittadini e delle attività cinesi nel Paese. Pham Binh Minh, che oltre alla carica di ministero degli Esteri è anche vice primo ministro del Vietnam, ha assicurato a Wang che finora oltre mille sospettati si trovano in stato di fermo, e che i colpevoli delle violenze verranno puniti a norma di legge, come già dichiarato ieri dalle autorità di Hanoi. Da ieri, in Vietnam, è poi presente un gruppo di lavoro istituito dal Ministero degli Esteri cinese, che si occuperà di quantificare le conseguenze delle manifestazioni anti-cinesi e assistere i cittadini cinesi danneggiati dalle violenze.

 

Le manifestazioni in 22 delle 63 province del Vietnam sono scoppiate nella tarda serata di martedì e hanno avuto come obiettivo le aziende cinesi presenti nel Paese. La tensione tra Cina e Vietnam era cresciuta la scorsa settimana, dopo la decisione del gruppo petrolifero statale China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) di installare una piattaforma petrolifera nel Mare Cinese Meridionale al largo delle isole Paracel rivendicate da entrambi i Paesi e a sole 130 miglia nautiche dalle coste vietnamite. La mossa di CNOOC  era stata giudicata "illegale" dal governo di Hanoi. Nei giorni successivi si erano innescate altre tensioni con scambi di accuse reciproche riguardo a incidenti marittimi nell'area interessata dallo sviluppo della piattaforma e la denuncia del Vietnam dell'uso di cannoni ad acqua contro le proprie motovedette da parte delle navi cinesi. Le tensioni con Hanoi sono state anche al centro di un editoriale pubblicato oggi dall'agenzia Xinhua in cui viene attribuita per intero la responsabilità delle proteste alla "testardaggine del Vietnam" sul no alla piattaforma.

 

A fare salire la tensione, nelle scorse ore, sono state anche le dichiarazioni di un alto generale dell'esercito cinese in visita a Washington in questi giorni. Fang Fenghui, capo dello staff generale dell'Esercito Popolare di Liberazione, ha dichiarato durante una conferenza stampa al Pentagono, che la Cina non si ritirerà dal progetto. Pechino, ha detto Fang, "non può accettare" l'ipotesi di ritirarsi. Fang ha poi parlato del ruolo degli Stati Uniti nel sud-est asiatico, sostenendo che alcuni Paesi della regione stanno sfruttando il riequilibrio strategico statunitense verso il Pacifico per "istigare" problemi mari che bagnano la Cina. La risposta di Washington ai commenti del generale cinese è per ora affidata a un funzionario che ha preferito esprimersi in forma anonima con l'agenzia Reuters nelle scorse ore, secondo cui l'atteggiamento cinese rispetto alle dispute di sovranità in corso nel Mare Cinese Meridionale starebbe deteriorando i rapporti tra Washington e Pechino.

16 maggio 2014

 

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