Politica internazionale

L’INFLUENZA SUI MARI CINESI

L’INFLUENZA SUI MARI CINESI


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 20 dic. - Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Chuck Hagel, ha definito la Cina "irresponsabile" per l'incidente sfiorato nel Mare Cinese Meridionale il 5 dicembre scorso tra una nave della Marina cinese e una nave della Marina statunitense. Quello di Hagel è l'ultimo commento in un anno di tensioni nei mari e nei cieli della Cina, che ha visto Washington e Pechino su posizioni spesso opposte. La missione del vice presidente statunitense Joe Biden in Asia ha contribuito ad abbassare i toni di una disputa cominciata lo scorso novembre con la creazione di una zona di identificazione aerea sopra il Mare Cinese Orientale da parte della Cina, che ha provocato lo sdegno di Tokyo e in misura minore di Seul. Biden non è riuscito però a disinnescare completamente la tensione, e nonostante le oltre cinque ore di colloquio con il presidente cinese Xi Jinping, Cina e Stati Uniti non sono andati oltre impegni generici di medio-lungo periodo.

 

Solo due giorni fa, Pechino aveva confermato l'incidente navale evitato per un soffio tra la USS Cowpens della Marina statunitense e una nave della Marina cinese. Il Ministero della Difesa ha parlato di "normale pattugliamento" della regione e di pieno rispetto del protocollo. Una tesi ancora una volta in opposizione a quella di Washington secondo cui le due navi si trovavano in quel momento in acque internazionali. Le navi della Marina cinese erano al largo delle coste dell'isola di Hainan dove da inizio dicembre è attraccata la portaerei Liaoning, al suo primo viaggio nel Mare Cinese Meridionale, mentre quelle americane stavano svolgendo, ha dichiarato Washington, un'operazione di coordinamento con le navi della Marina delle Filippine, loro alleate.

 

Pechino accusa - neppure tanto velatamente - Washington di volere contenere la Cina nei mari Orientale e Meridionale, dove rivendica la sovranità su territori spesso disabitati, come nel caso delle isole Senkaku/Diaoyu contese con il Giappone. La Casa Bianca, invece, promette aiuto ai suoi alleati, Giappone in testa, e come nel caso dell'ADIZ (la zona di identificazione aerea istituita da Pechino il 23 novembre scorso) non accetta le decisioni di Pechino. All'indomani dell'annuncio della nuova zona aerea, Washington ha subito testato la determinazione di Pechino, inviando nell'ADIZ due B-52 partiti dalla base di Guam nel Pacifico. I due aerei da guerra, ma senza armi a bordo, hanno sorvolato la zona senza rispettare le direttive appena varate dall'aeronautica cinese. Pochi giorni dopo, però, Washington aveva fatto parzialmente marcia indietro, ordinando ai suoi voli di linea di identificarsi alle autorità cinesi durante la fase di sorvolo dell'ADIZ, salvo poi specificare che gli Usa non riconoscono comunque il nuovo spazio aereo.

 

E' ancora presto per stabilire chi vincerà la partita dell'influenza regionale, tra Cina e Stati Uniti. Pechino viene spesso accusata di "assertiveness" per le sue prese di posizione sui territori contesi con altri Stati, che scorgono toni bellicosi dietro il decisionismo di Zhongnanhai, ma a mente fredda la situazione è più complessa. E' sempre il tabloid Global Times - il quotidiano più duro per i temi di politica estera - a esprimersi sulla questione, pubblicando oggi i pareri di diversi analisti cinesi che hanno preso parte a un convegno organizzato dal quotidiano stesso e che concordano sul fatto che Pechino, per il futuro, debba adottare un atteggiamento più "aperto" verso Washington per l'influenza in Asia. Difficilmente, spiegano gli esperti, Pechino potrà raggiungere il ruolo di influenza nella regione di Washington, sia sotto i profilo politico che sotto quello militare.

 

"Il trasferimento di potere è in teoria plausibile - spiega Qu Xing, direttore del China Insititute of International Studies - ma è lontano dall'avverarsi. La realtà è che la Cina è ancora molto indietro rispetto agli Stati Uniti nelle maggiori questioni, come l'influenza politica, lo sviluppo economico e la forza militare". Altri prevedono la realizzazione di uno scenario multipolare e non più dominato da un singolo Paese, come in passato: difficile allora che il piano di contenimento della Cina nella regione possa riuscire. "Se il trasferimento di potere sarà coronato da successo o meno dipenderà da come reagirà la Cina - afferma Jin Canrong, direttore della Scuola di Studi Internazionale Dell'Università del Popolo di Pechino - Se la Cina non commetterà errori, questo trasferimento avverrà. In qualche misura -conclude il professore cinese - il il destino della Cina è nelle mani della nostra generazione".

 

20 dicembre 2013

 

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