Politica internazionale

Politica internazionale

Liu Xiaobo, da Pechino protesta formale verso Usa e altri Paesi

Liu Xiaobo, da Pechino protesta formale verso Usa e altri Paesi


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 14 lug. - La Cina ha sporto protesta formale nei confronti dei Paesi che hanno espresso "commenti irresponsabili" sulla vicenda di Liu Xiaobo e ha respinto al mittente le critiche provenienti da diversi Paesi della comunità internazionale per la vicenda legata al premio Nobel per la Pace, spentosi ieri per un cancro al fegato, in un'ospedale di Shenyang, nel nord-est della Cina, dopo la scarcerazione per motivi di salute. Il Ministero degli Esteri di Pechino ha definito come una "blasfemia" il premio Nobel per la Pace assegnato a Liu, che è stato "un prigioniero per la legge cinese". La decisione di insignirlo del prestigioso riconoscimento "va contro i principi del Premio Nobel, ed è una blasfemia verso lo stesso premio per la Pace", ha dichiarato il portavoce, Geng Shuang.

La Cina ha sporto protesta formale nei confronti di "alcuni Paesi" per i "commenti irresponsabili" sulla vicenda di Liu Xiaobo. "Sì, abbiamo sporto protesta formale nei confronti degli Stati Uniti", ha confermato il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang, in risposta a una domanda diretta. Oltre agli Usa, Geng ha citato anche la Francia, la Germania e Le Nazioni Unite come bersaglio della "forte insoddisfazione" della Cina per le critiche nei confronti della vicenda legata all'attivista democratico, condannato a undici anni di carcere per essere stato co-autore e promotore del manifesto democratico Charta 08, che chiede libertà democratiche e riforme costituzionali in Cina. Un'altra protesta è stata formulata anche nei confronti dell'Alto Rappresentante per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad Al-Hussein che ha dichiarato che Liu Xiaobo è stato incarcerato "per quello in cui credeva". La Cina, ha spiegato Geng, si augura che "altri Paesi si trattengano dall'interferire negli affari interni" del Paese, ha proseguito Geng.

La Germania, dopo la notizia della morte di Liu, aveva espresso rimpianto per il fatto che Pechino abbia ignorato gli inviti delle scorse settimane a curare l'intellettuale nel Paese, mentre il presidente francese, Emmanuel Macron, che nelle scorse ore ospitava a Parigi il presidente Usa, Donald Trump, lo ha ricordato come un "combattente per la libertà". Il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, ha definito, invece,"sbagliato" il trattamento subito da Liu Xiaobo nelle ultime settimane. Cordoglio per la morte del premio Nobel per la Pace cinese è stato espresso anche dallo stesso Trump, che si è detto "profondamente rattristato"per la scomparsa dell'attivista che "ha dedicato la sua vita alla ricerca della democrazia e della libertà"; toni simili sono arrivati anche dal segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, che nel manifestare il proprio cordoglio ha sottolineato l'impegno di Liu "al miglioramento del suo Paese e dell'umanità, e alla ricerca di libertà e giustizia". Dalla stampa cinese, dure parole sono arrivate, invece, da un quotidiano, il Global Times, secondo cui "gli ultimi giorni di Liu sono stati politicizzati dalle forze occidentali".

 

Per il tabloid cinese pubblicato dal Quotidiano del Popolo, organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cinese, "hanno usato la malattia di Liu come uno strumento per sostenere la loro immagine e demonizzare la Cina. Non erano realmente interessati a prolungare la vita di Liu". L'Occidente, ha scritto il Global Times, "ha donato a Liu Xiaobo un'aureola, che non resisterà". 

 

Stampa difende il trattamento sanitario

 

La stampa cinese respinge le critiche sulla sorte dei Liu Xiaobo, l'attivista e premio Nobel per la Pace 2010 morto ieri per un tumore al fegato. L'influente tabloid Global Times, che nelle scorse settimane ha dedicato molti editoriali alla vicenda, ha voluto ribadire oggi la posizione espressa da quando le condizioni di salute di Liu Xiaobo sono state rese pubbliche. "Gli ultimi giorni di Liu sono stati politicizzati dalle forze occidentali", scrive il giornale pubblicato dal Quotidiano del Popolo, organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cinese. "Hanno usato la malattia di Liu come uno strumento per sostenere la loro immagine e demonizzare la Cina. Non erano realmente interessati a prolungare la vita di Liu". Per il Global Times, "concedendogli il premio Nobel, l'occidente ha "sequestrato" Liu", e come lui anche altri dissidenti che hanno lasciato la Cina. "Liu ha vissuto in un'era in cui la Cina è stata testimone nella storia recente di una rapidissima crescita, ma ha tentato di affrontare la società cinese con il sostegno dell'Occidente. Questo ha determinato la sua tragica vita. Anche se avesse potuto vivere più a lungo, non avrebbe mai raggiunto i suoi obiettivi politici che sono in opposizione con il sentiero della storia".


L'agenzia Xinhua ha riportato, nella serata di ieri, la morte dell'attivista democratico di Charta 08, avvenuta alle 17.35 di ieri, ora locale, in un breve notizia diffusa sul proprio sito web, Xinhuanet, mentre oggi ha pubblicato il contenuto di una conferenza stampa tenuta a Shenyang da uno dei medici che ha curato l'attivista, Liu Yunpeng. Il medico ha assicurato che l'equipe di specialisti dell'ospedale di Shenyang ha compiuto "ogni sforzo" per curare il premio Nobel per la Pace 2010 e ha voluto confermare che Liu era in una situazione "molto rischiosa" e che non poteva essere trasportato altrove perché "avrebbe potuto avere bisogno di un intervento chirurgico in qualsiasi momento".

La vicenda di Liu Xiaobo ha sollevato diverse critiche a livello internazionale. Tra i primi a esprimersi sulla fine dell'attivista democratico, già nella serata di ieri, ora locale, c'era stato il Comitato per l'assegnazione dei Premi Nobel: il governo cinese ha una "pesante responsabilità" per la morte "prematura" di Liu Xiaobo. Da Bruxelles, un comunicato a firma del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, e del presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha sottolineato che l'Ue ha espresso chiaramente "opposizione alla sua incarcerazione e chiesto il suo rilascio". L'Unione Europea ha insistito con le autorità cinesi "per rispettare la sua volontà di ricevere cure in Germania. Sfortunatamente questi appelli non sono stati ascoltati". Il comunicato chiede anche la liberazione della moglie, Liu Xia, da sette anni agli arresti domiciliari senza che alcuna accusa formale sia stata spiccata nei suoi confronti e la possibilità di seppellire l'attivista democratico in un luogo  scelto dalla famiglia.

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, lo ha definito "un coraggioso combattente per i diritti civili e la libertà di espressione", mentre da Usa, Gran Bretagna e Francia sono stati pronunciati appelli alle autorità cinesi per permettere alla famiglia di Liu potersi muovere liberamente. Liu "ha dedicato la sua vita al miglioramento del suo Paese e dell'umanità", ha scritto in un  comunicato il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson ed è morto "scontando una lunga condanna per la promozione delle pacifiche riforme democratiche". Da Taiwan, si è espressa sulla morte di Liu Xiaobo anche la presidente, Tsai Ing-wen. "Solo attraverso la democrazia, nella quale ogni ogni persona cinese ha libertà e rispetto, la Cina può diventare un orgoglioso e importante Paese", ha scritto la presidente di Taiwan sulla sua pagina Facebook. Da Tokyo, cordoglio per la morte del premio Nobel per la Pace cinese è arrivato anche dal ministro degli Esteri giapponese, Fumio Kishida. "Continueremo a osservare la situazione dei diritti umani in Cina con grande interesse", ha affermato Kishida. La morte di Liu Xiaobo ha avuto un'eco anche a Hong Kong, dove ieri sera circa un centinaio di persone hanno tenuto una veglia di fronte all'Ufficio di Rappresentanza del governo cinese nell'ex colonia britannica.

 

Leggi anche:

 

Addio a Liu Xiaobo, il fragile Nobel che sfidò Pechino

14 LUGLIO 2017

 

@Riproduzione riservata