Politica internazionale

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LI E MERKEL CHIEDONO FINE DISPUTE SUI PANNELLI SOLARI

LI E MERKEL CHIEDONO FINE DISPUTE SUI PANNELLI SOLARI <br />


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 27 mag. - La cancelliera tedesca Angela Merkel e il primo ministro cinese Li Keqiang si impegneranno per evitare l'escalation nelle dispute commerciali che dividono Cina e Unione Europea, a cominciare da quella sulle importazioni di pannelli solari dal Drago, sotto accusa di dumping dai produttori europei. L'incontro tra i due leader avviene nel corso dell'ultima tappa del primo viaggio di Li Keqiang come premier cinese. Il 9 maggio scorso, il commissario al Commercio europeo, Karel De Gucht aveva proposto dazi provvisori pari al 47% del valore dei moduli provenienti da Pechino a partire dal 6 giugno prossimo. Immediata la reazione di Pechino che aveva chiesto il dialogo alle autorità europee per cercare una soluzione condivisa alla disputa. Oltre ai pannelli solari, a rischio di sanzioni da parte dell'Ue ci sono anche i dispositivi wireless di telefonia cellulare provenienti dalla Cina.

 

"La Germania farà tutto quello che potrà - ha spiegato Angela Merkel durante una conferenza stampa con la controparte cinese - per evitare che i dazi di importazioni diventino permanenti e cercheremo di risolvere la questione il prima possibile". L'Unione Europea ha tempo fino al dicembre prossimo per decidere se mantenere i dazi anti-dumping nei confronti dei produttori di pannelli solari per altri cinque anni. "Non crediamo che questo ci aiuterà - ha sottolineato Merkel - e vogliamo utilizzare i prossimi sei mesi in maniera intensiva". Li Keqiang ha poi ribadito la linea cinese nei confronti della disputa sul solare. "Non siamo d'accordo con questa decisione - ha dichiarato il primo ministro cinese - e la rigettiamo". Pechino ha più volte ribadito nelle scorse settimane la volontà di non intraprendere una "guerra commerciale" con l'Unione Europea e ha definito come "protezionismo" l'iniziativa europea di introduzione dei dazi. Li ha poi aggiunto che nell'eventualità in cui i dazi dovessero essere confermati, ne risentirebbero i posti di lavoro in Germania e lo sviluppo del settore in tutta Europa.

 

Una tesi, quest'ultima , più volte rigettata dal consorzio Eu Pro Sun, che raggruppa circa la metà dei produttori europei di pannelli solari e che a settembre dello scorso anno aveva chiesto alla Commissione Europea un'indagine sulla possibilità che i produttori cinesi di pannelli solari potessero avere usufruito di sussidi impropri da parte del governo di Pechino per le esportazioni: tra il 2009 e il 2011, la quota di mercato europeo conquistata dai produttori cinesi è stata pari all'80%, per un totale di 21 miliardi di euro. In base a una recente statistica la Cina guida ancora la classifica mondiale dei produttori di moduli e celle solari, incidendo per circa il 65% sulla produzione globale. In una recente nota, il gruppo EU Pro Sun ha smentito la tesi di AFASE - Alliance for an Affordable Solar Energy, comunemente considerata come il braccio europeo dei produttori cinesi - secondo cui l'introduzione di dazi avrebbe come effetto la diminuzione di posti di lavoro nell'Unione Europea. "Gli Stati Uniti hanno introdotto dazi anti-dumping contro celle e moduli cinesi un anno fa - si legge nella nota - e nessuno ha perso il proprio posto. Al contrario, oggi il settore sta andando incontro a un momento di boom negli Stati Uniti e sempre più persone rispetto a prima dell'introduzione dei dazi stanno lavorando nell'industria solare americana". Secondo un sondaggio di poche settimane fa, condotto da Greentech Media Resources, invece, la situazione sarebbe diversa: nel 2012, gli Stati Unti avrebbero visto la loro produzione di fotovoltaico diminuire del 20%, e l'Unione Europea del 25% a favore dell'Asia che da sola conta per l'86% della produzione globale.

 

Quella dei dazi contro l'importazione di pannelli solari cinese è una "questione abbastanza complicata" ha spiegato Angela Merkel durante la conferenza stampa con il primo ministro cinese, per via del fatto che l'Unione Europea può decidere autonomamente se lanciare o meno la procedura. "La Germania farà tutto quello che potrà per evitare che questo porti a tariffe sulle importazioni" ha dichiarato la cancelliera. L'Unione Europea è il secondo mercato di sbocco delle merci del Drago, dietro soltanto agli Stati Uniti: nel 2012, la Cina aveva esportato merci per 290 miliardi di euro nei 27 Paesi membri. La Cina è sempre più presente anche nelle dispute commerciali intraprese dall'Ue: Pechino è coinvolta in 18 su 31 di quelle in atto.

 

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