Politica internazionale

Politica Internazionale

L'affare sino-turco
che fa arrabbiare gli Usa

L affare sino-turco <br />
che fa arrabbiare gli Usa


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest


Pechino, 2 ott. - Un missile divide Cina, Turchia e Stati Uniti. Sembrava fatta pochi giorni fa, il 26 settembre scorso, quando il governo di Ankara aveva annunciato che sarebbero stati i cinesi di China Precision Machinery Import Export Corporation (CPMIEC) ad aggiudicarsi la vittoria nella gara di costruzione per la realizzazione del sistema di difesa missilistico FD-2000 del valore di tre miliardi di dollari. Il FD-2000 aveva battuto una concorrenza agguerrita, con i Patriot degli americani di Raytheon, gli S-400 russi della Rosoboronexport, e i Samp-T del consorzio franco-italiano Eurosam. La decisione di Ankara -benché rumors a riguardo circolassero da giorni- aveva colto di sorpresa gli alleati della Turchia nella NATO e, in primo luogo, il governo statunitense. La Cina, invece, aveva salutato l'evento come la prima occasione in cui una sua azienda del settore della Difesa vendeva un sistema di difesa aerea a un Paese membro della NATO.

La notizia della decisione di Ankara di scegliere i cinesi come partner nella realizzazione del sistema di Difesa missilistico aveva immediatamente destato la reazione statunitense, che disapprovava la scelta di turca di optare per i cinesi di CPMIEC, compagnia su cui ancora pesano le sanzioni statunitensi (risalenti al 1993) per avere venduto armi in passato ai governi di Pakistan, Corea del Nord, Siria e Iran. Tramite la portavoce del Dipartimento di Stato, Jen Psaki, gli Usa hanno espresso la loro "seria preoccupazione riguardo alla discussione del contratto tra il governo turco con una società sanzionata dagli Stati Uniti per un sistema di difesa missilistico che non sarà compatibile con i sistemi della NATO o con i sistemi di difesa collettivi". Le reazioni degli addetti ai lavori statunitensi, raccolte nel sito web Defense News in forma anonima, sono state ancora più dure, e oltre all'incredulità riguardo all'accordo, qualcuno aveva fatto emergere il sospetto che la Turchia abbia intenzione di allontanarsi dalla NATO e di avere fatto l'occhiolino alla SCO, la Shanghai Cooperation Organization, l'organizzazione intergovernativa che riunisce, Cina, Russia e altre quattro Paesi dell'Asia centrale un tempo sotto il dominio sovietico (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan).

Le prime reazioni turche alla sorpresa statunitense sono state molto sulla difensiva. "Non prendiamo in considerazione altro che l'interesse turco" aveva dichiarato il vice primo ministro di Ankara, Bulet Arinc, senza però mettere in dubbio l'appartenenza della Turchia all'alleanza atlantica. "Siamo membri della NATO e abbiamo avuto buone relazioni sin dall'inizio con i membri della NATO, specialmente con gli Stati Uniti, ma quando si tratta di difendere la Turchia abbiamo il potere di prendere una decisione senza guardare a nient'altro". Arinc aveva poi spiegato che la decisione era stata presa in base a due fattori: l'offerta della CPMIEC era la più economica, e lo sviluppo del sistema di difesa sarebbe avvenuto in maniera congiunta.

Il Ministero degli esteri cinese aveva fatto sapere venerdì scorso che la scelta della compagnia cinese non avrebbe danneggiato la pace, la sicurezza o la stabilità delle regioni coinvolte. "Il governo cinese -aveva assicurato il portavoce Hong Lei- porta avanti la cooperazione nella Difesa in maniera prudente e responsabile". Le parole di Hong Lei, però, non sono bastate, e lunedì il governo di Ankara ha fatto un primo dietro-front sulla vicenda, dichiarando che il contratto tra Turchia e Cina non è ancora stato formalizzato e che la Turchia può sganciarsi dall'affare in qualsiasi momento. A parlare è stato il presidente turco, Abdullah Gul, che ha definito quella del suo Paese come una "selezione" che vede i cinesi in cima alla lista, ma che in ogni caso l'acquisto non è ancora stato definito e la Turchia, ha ribadito Gul, rimane un membro dell'alleanza atlantica.

L'affare sino-turco sembra quindi a un punto morto. Come si risolverà la questione è presto per dirlo: di sicuro le pressioni statunitensi su Ankara si devono scontrare con i buoni rapporti tra Cina e Turchia. Lo scorso anno, Xi Jinping, ancora vice presidente, era stato in visita di stato nel Paese, e due mesi dopo il premier turco Recep Tayyip erdogan aveva ricambiato la visita, con una tappa anche nello Xinjiang, dove vive la minoranza uighura che parla un'idioma turcofono, e che lamenta pesanti restrizioni alla propria libertà da parte del governo centrale cinese. La visita a Urumqi ha rappresentato per entrambe le parti un primo segnale di ammorbidimento anche su questo fronte. Il quadro dei rapporti dei due Paesi sembra essere consolidato, tanto che il 2012 è stato "l'anno della Cina in Turchia" e il 2013 è "l'anno della Turchia in Cina". Sotto la superficie delle dichiarazioni , l'affare sino-turco potrebbe però nascondere anche qualcosa di più: l'interesse di Ankara -nonostante le rassicurazioni degli ultimi giorni- ad aderire alla SCO, abbandonando la NATO. Un'ipotesi che si fa strada da tempo nelle intenzioni di Erdogan, come scrivevano Raffaello Pantucci e Alexandros Petersen in un articolo pubblicato su The Diplomat a febbraio scorso. L'affare missilistico sino-turco potrebbe allora diventare un banco di prova per capire cosa voglia fare Ankara in futuro e quanto grande sia il potere di attrazione di Pechino.

 

© Riproduzione riservata

 

ALTRI ARTICOLI

 

MANIFATTURIERO, PMI UFFICIALE AI MASSIMI DA 17 MESI

 

LE SETTE VITE DI ZHOU YONGKANG

 

ATTIVISTA CAO SHUNLI FORMALMENTE ARRESTATA

 

ATTACCO AD AMBASCIATA CINESE IN SIRIA, L'APPELLO DI PECHINO

 

INAUGURATA LA ZONA DI LIBERO SCAMBIO DI SHANGHAI

 

TRE ANNI A GONG AIAI, MILIONARIA CON RESIDENZA MULTIPLA  

 

MORALITA' ALLA XI JINPING  

 

LA CAMPAGNA DI CRITICA PARTE DA CHONGQING

 

XI JINPING, I BUONI E I CATTIVI DELLA LINEA DI MASSA  

 

SCAMBI CINA-RUSSIA QUADRUPLICHERANNO  

 

ANTI-TECTONICS: L'ITALIA ALLA DESIGN WEEK DI PECHINO

 

INTERNET LIBERO NELLA ZONA ECONOMICA DI QIANHAI 

 

XIAOMI, IL MARCHIO CINESE CHE SBARAGLIA L’APPLE

 

FMI CONFERMA CRESCITA CINESE A 7,75% PER IL 2013

 

CONDANNATO A 10 ANNI PER STUPRO FIGLIO DI GENERALE 

 

LEGGE ANTI-PETTEGOLEZZI, UN'ARMA A DOPPIO TAGLIO

 

SHANGHAI: PEOPLE'S DAILY SMENTISCE APERTURA A INTERNET

 

MILITARI, NUOVA STRETTA CONTRO LA CORRUZIONE

 

ASI: STRUMENTAZIONE ITALIANA A BORDI DI SATELLITE CINESE

 

DONNA VICINA A LIU ZHIJUN AMMETTE TANGENTI

 

LOTTA ALLA CORRUZIONE: PECHINO SFODERA LE ARMI

 

CINA VIETA EXPORT DI PRODOTTI DUAL-USE IN NORDCOREA

 

BO XILAI RICORRE IN APPELLO

 

AL VIA MISSIONE “GREEN TECH CHINA”

 

SÌ A FB, TWITTER E NYT NELLA FREE TRADE ZONE DI SHANGHAI

 

IL BOOM DEI TRENI IN CINA

 

HSBC: MANIFATTURIERO AI MASSIMI DA SEI MESI

 

ASSAD ALLA CCTV: SIRIA NEMICO IMMAGINARIO

 

18 MESI DI PROGETTO CULTURAL HERITAGE: UN BILANCIO

 

CONTESTUALIZZARE LA CRISI SIRIANA E ANDARE OLTRE LA NATO

 

BO XILAI CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

 

KERRY INCONTRA WANG YI, MA E' DISACCORDO SU SIRIA

 

LEGGE CONTRO PETTEGOLEZZI ONLINE, PRIMO ARRESTO

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci