Politica internazionale

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LA CORSA ALLE ARMI CINESE E I TIMORI DEL GIAPPONE

LA CORSA ALLE ARMI CINESE E I TIMORI DEL GIAPPONE


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest


Pechino, 24 gen. - Fuoco incrociato di polemiche tra Cina e Giappone, dopo le dichiarazioni del primo ministro di Tokyo, Shinzo Abe, nel corso del World Economic Forum di Davos. Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha definito la visita di Abe al tempio Yasukuni del 26 dicembre scorso come il frutto di "una percezione storica errata" del primo ministro giapponese. La polemica tra Cina e Giappone è tornata oggi alla ribalta, dopo il discorso del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, alla conferenza di Pace sulla Siria di Montreux, la cosiddetta Ginevra 2. La reale intenzione del Giappone, ha spiegato Wang, è quella di giustificare l'aggressione del suo Paese e di beatificare i criminali di guerra. Il tempio Yasukuni è il santuario shintoista dove sono conservate le spoglie di 14 generali dell'esercito giapponese che Pechino annovera tra i criminali di guerra. "È inaccettabile - ha commentato il ministro degli Esteri cinese - per la coscienza di ogni individuo e per il senso di giustizia di ogni Paese".

Sono state, però, soprattutto altre le dichiarazioni di Abe a generare la reazione sdegnata di Pechino, e riguardano i timori per il riarmo nella regione, che secondo il primo ministro di Tokyo potrebbero avere un effetto destabilizzante in Asia. Abe si era fatto sfuggire un paragone tra la Cina di oggi e la Germania di cento anni fa, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, per l'atteggiamento aggressivo nei confronti dei Paesi vicini. Una critica che non è stata digerita da Pechino, alla quale ha risposto con un editoriale della Xinhua dai toni duri verso il primo ministro giapponese. Assieme alle polemiche, oggi, sono ripresi i pattugliamenti cinesi dell'ADIZ - il nuovo spazio di Difesa aerea cinese, istituito a novembre scorso - in segno di avvertimento agli aerei militari stranieri in fase di sorvolo sulla zona.

Ma quanto è reale la minaccia cinese nella regione? "Abe ha un'agenda con toni molto nazionalistici, e il paragone sembra fatto a uso e consumo interno - spiega ad Agichina24 Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa - La grande differenza tra la Germania di allora e la Cina di oggi è che la Germania del 1914 era a tutti gli effetti una potenza globale in grado di rivaleggiare con l'allora potenza egemone del sistema, cioè la Gran Bretagna, mentre la Cina di oggi non è in grado di rivaleggiare con gli americani". La corsa alle armi cinesi fa paura a Tokyo, ma le notizie degli ultimi giorni comparsi sui media cinesi sono attese da tempo. "Quella della seconda portaerei e quella del missile intercontinentale non rappresentano vere e proprie novità -continua l'analista - È noto che la Cina sita andando verso una prima classe di portaerei di almeno tre unità. Lo stesso vale per il programma missilistico che è ormai ben consolidato e affonda le sue radici negli anni Ottanta: è soltanto un'evoluzione di una capacità che già c'è".

Il People's Liberation Army Daily, il quotidiano dell'esercito, ha pubblicato martedì scorso le immagini del Dongfeng-31, il nuovo missile a lunga gittata che la Cina mette in campo come deterrente nei confronti degli Stati Uniti per le dispute territoriali sul versante occidentale dell'Oceano Pacifico. Secondo i primi esperti, il missile potrebbe raggiungere gli Stati Uniti, e sul portale sohu.com sono apparse immagini dei primi militari impegnati nei test di prova della nuova arma. Sempre nei giorni scorsi, i media cinesi hanno dedicato alcuni articoli ai lavori di costruzione della seconda portaerei, in corso nella città portuale di Dalian, nel nord-est del Paese. La nuova portaerei andrebbe ad affiancare la Liaoning, già a disposizione della marina cinese, ma usata soprattutto a fini di addestramento.

Niente di nuovo rispetto a piani già consolidati, anche se le cifre delle spese militari cinesi (tra i 90 e i 100 miliardi di dollari all'anno) destano impressione. Il ricorso agli armamenti sembra però da escludere con Pechino che ha altri problemi a cui pensare: una voce di spesa ancora più ingente è quella destinata alla sicurezza interna. " Vedo ancora molta incertezza da questo punto di vista - conclude Batacchi - Oggi la Cina per la sicurezza interna spende molto più che per la difesa: circa 150 miliardi di dollari l'anno. E una buona parte di questo budget è destinato alla Polizia Armata del Popolo, che sostanzialmente svolge compiti di polizia".

 

24 gennaio 2014


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