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ISOLE CONTESE, BIDEN IN ASIA PER RICUCIRE
ANCHE TAIWAN ALZA I CACCIA SULL'ADIZ

ISOLE CONTESE, BIDEN IN ASIA PER RICUCIRE<br />ANCHE TAIWAN ALZA I CACCIA SULL ADIZ<br /><span style= font-family:  ></span>


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 2 dic. - Il vice presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, è arrivato oggi a Tokyo per confermare il sostegno americano al Giappone nella disputa con la Cina per la sovranità sulle isole Senkaku/Diaoyu, e allo stesso tempo cercare di ricucire la situazione di tensione che si verifica nei cieli della nuova area di identificazione aerea di Difesa creata da Pechino appena una settimana fa. Una prima assicurazione dell'impegno americano nella regione è arrivato, in mattinata, anche dal segretario alla Difesa statunitense, Chuck Hagel, che in un telefonata con il Ministero della Difesa giapponese, Itsunori Onodera, ha ribadito che il patto tra Washingotn e Tokyo copre anche le isole sotto amministrazione giapponese Senkaku, nel Mare Cinese Orientale, che la Cina rivendica come Diaoyu.

 

Biden deve poi ribadire al tradizionale alleato che la decisione dei giorni scorsi di comunicare ai propri voli di linea di agire in accordo con le disposizioni di identificazione aerea decise da Pechino, non significa un passo verso le richieste cinesi, come affermato già venerdì scorso. Per rendere più efficace l'apparato di sorveglianza, oggi è arrivato a Tokyo il primo P-8 Poseidon per i pattugliamenti aerei per il controllo delle attività sottomarine che si svolgono nel Mare Cinese Orientale. "La visita di Biden ha uno scopo duplice - spiega ad AgiChina24 Pietro Batacchi, esperto di strategia militare e direttore di Rivista Italiana Difesa - vedere se è possibile trovare un escamotage per uscire dalla tensione, e dall'altro mostrare la disponibilità americana a mettere in campo il suo peso politico e militare anche in una disputa limitata come quella delle Senkaku". Nonostante le rassicurazioni americane, la tensione sui cieli del Mare Cinese Orientale è ancora molto alta.

 

Anche Taiwan ha annunciato oggi di avere mandato nei cieli dell'ADIZ i suoi caccia. Il Ministro della Difesa di Taipei, Yen Ming, ha reso noto al parlamento dell'isola di avere inviato circa trenta aerei militari in perlustrazione nella nuova zona di Difesa aerea cinese, che in parte copre anche la zona di Taiwan, ma che i caccia di Taiwan non compiranno esercitazioni con munizioni per evitare un'ulteriore intensificarsi della tensione. Un gesto che non è abbastanza per l'opposizione al presidente Ma Ying-jeou, in particolare per il Partito Democratico Progressista, che ha definito "troppo debole" la mossa del Ministero della Difesa.

 

Il cielo del Mare Cinese Orientale sta diventando sempre più affollato, con un aumento del rischio per possibili incidenti. Venerdì scorso, Pechino aveva dichiarato che i caccia cinesi avevano "seguito" nell'ADIZ due aerei militari statunitensi e dieci caccia giapponesi che erano entrati nella zona di interdizione aerea senza indeintificarsi e senza presentare i piani di volo, come richiesto dall'aeronautica cinese. "Quando siamo di fronte a situazioni del genere, la conseguenza non voluta è dietro l'angolo - continua Batacchi - Quando si continua a spostare in avanti la soglia del rischio entro la quale un avversario può reagire, per ottenere un vantaggio di tipo politico, un incidente può sempre occorrere". Il paragone più stretto è quello con la situazione prima della Prima Guerra Mondiale. "Anche in quel caso diversi attori scientemente manipolavano la soglia di rischio dell'avversario e poi si è arrivati all'incidente. Tutti avevano intenzione di mantenere limitato il conflitto, poi in realtà è successo quello che tutti sappiamo. Quando ci sono più attori coinvolti e ognuno cerca di mantenere un vantaggio politico sugli altri, il rischio di incidente è sempre dietro l'angolo, data anche la ristrettezza dell'ambiente" in cui avvengono i fatti.

 

Da mercoledì, Biden sarà in Cina, a colloquio con i leader di Pechino. Qui la missione del vice presidente americano è più complessa. Oltre alla disputa per la sovranità sulle isole contese, negli ultimi giorni si è aggiunto un altro fattore: l'arresto del veterano della guerra di Corea americano da parte del regime di Pyongyang. Washington potrebbe chiedere a Pechino di intercedere presso il regime nord-coreano per il rilascio dell'85enne Merrill Newman che il regno eremita di Kim Jong-un definisce un "criminale di guerra". La situazione tra Pechino e Washington è di recente tornata a distendersi, dopo il sorvolo della nuova ADIZ non annunciato alle autorità cinese di due B-52 e i recenti pattugliamenti aerei, con il Ministero degli Esteri cinese che ha apprezzato la decisione americana di comunicare alle sue compagnie aeree di rispettare la nuova zona aerea, anche se ha criticato l'atteggiamento di Tokyo che definisce di eccessiva "politicizzazione" della questione.

 

"Chiaramente, i giapponesi hanno una questione più diretta, che riguarda la sovranità sulle isole Senkaku -spiega ancora Batacchi- e hanno chiesto alle loro compagnie aere di non rispettare la zona di interdizione cinese, perché se lo avessero fatto, le autorità cinesi avrebbero percepito una sorta di debolezza da parte del Giappone, che avrebbe accentuato ulteriormente l'assertività della Cina, fino a mettere di fronte al fatto compiuto il Giappone di una riconquista delle isole, che comunque a oggi non è possibile" precisa l'analista di Rivista Italiana Difesa. A Pechino, Washington dovrà spiegare che gli Stati Uniti non stanno cercando di contenere la Cina nei suoi tentativi di espansioni territoriali. "Per Pechino - spiega l'analista del Centro Studi Internazionali- asserire la propria sovranità su isole come le Senkaku significa iniziare a uscire da un dilemma strategico, e cioè che - anche solo guardando una cartina - si vede che la Cina si trova stretta tra la prima catena di isole che dal Giappone corre fino a Taiwan, che è controllata da alleati degli Stati Uniti. Il contenimento cinese passa proprio attraverso questa prima catena di isole, che qualora fosse chiusa attorno ai cinesi, significherebbe la fine per la Cina, che dipende dall'esterno per l'approvvigionamento energetico. Non controllare le linee di comunicazione a causa di questo problema per la Cina rappresenta un problema strategico enorme".

 

Se un rischio di conflitto è sempre dietro l'angolo quando si alza la tensione, una guerra, anche di breve durata non conviene a nessuno. Un conflitto con il Giappone potrebbe riservare brutte sorprese alla Cina, o, meglio, rivelarsi "un boccone indigesto" come lo definisce Batacchi. "L'aspetto interessante, che in molti non fanno notare, è che nella disputa tra Cina e Giappone, il fattore che spesso si dimentica è il potere militare giapponese -conclude l'analista- I giapponesi hanno forze di autodifesa, che tuttora si chiamano così, ma che sono allo stesso tempo le prime forze armate della regione, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. L'aeronautica e la Marina giapponesi sono forze di tutto rispetto".

02 dicembre 2013

 

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