Politica internazionale

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HK: tutte le richieste
degli studenti di Occupy

HK: tutte le richieste <br />degli studenti di Occupy


di Eugenio Buzzetti

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Hong Kong, 7 ott. - Dialogo equo, mantenimento delle promesse da parte del governo e colloqui sulla riforma costituzionale che si protraggano nel tempo. Sono queste le ultime richieste delle sigle di studenti e attivisti all'amministrazione di Hong Kong. A dieci giorni dall'inizio dell'occupazione delle strade di Hong Kong, per le sigle che compongono il mondo degli studenti e degli attivisti è cominciato il momento del confronto politico, anche se per ora, con un confronto solo interno. "Sono incontri preparatori - afferma Alex Chow, segretario generale della Federazione degli Studenti di Hong Kong, l'associazione studentesca che aveva dato il via agli scioperi universitari il 22 settembre scorso - Stanno discutendo le metodologie da utilizzare nei colloqui con il governo. Sono colloqui sui colloqui".

La fase preliminare di trattative arriva mentre le strade si stanno poco a poco sgombrando. Questa mattina Causeway Bay era praticamente libera dai manifestanti. Alcuni, pochi, stazionavano sotto le tende che ancora rimangono lungo la via. La maggiore parte di loro si concentra ad Admiralty, da dove ieri sera, i tre nomi più noti del movimento hanno parlato alla folla. Alex Chow, il leader di Scholarism, Joshua Wong, e di Occupy Central, Benny Tai, hanno fatto il punto sui negoziati con il governo dell'isola. Sia Chow che Tai escludono la possibilità che il movimento finisca a breve. "All'interno della federazione abbiamo lo stesso atteggiamento di tutto il movimento - continua Chow - A meno che non ci siano risultati significativi non c'è alcun motivo di smettere". Più sintetico Benny Tai. "Siamo ancora qui. Non c'è una data di scadenza".

Proprio ieri, Alex Chow aveva affermato di attendersi una risposta entro oggi dal governo riguardo ai dialoghi sulla riforma costituzionale. "Lo abbiamo chiesto, ma non c'è nessuna garanzia che ci risponderanno - prosegue Chow - Stiamo cercando di fare pressione, ma c'è ancora molto tempo prima dei colloqui formali". Quello che i movimenti si aspettano è una risposta da parte del governo. L'amministrazione di Hong Kong, spiega Benny Tai "dovrebbe capire che la causa di tutti questi disagi non è l'occupazione, ma il governo stesso che ha fallito nel dare una risposta a tutte le domande e le richieste degli studenti".

La Cina rimane lontana, per ora. Gli studenti si concentrano sui colloqui con i leader locali, ma sono consapevoli dell'eco del movimento nelle stanze del potere cinese. "La pressione generata qui è nota anche a Pechino, perché  occorre una guida per Hong Kong. Il modo in cui il governo ha risposto a Pechino compromette la stabilità e se la situazione venisse gestita male avrà ripercussioni anche nella Cina Popolare. Forse la protesta potrebbe dilagare in Cina e con le stesse tattiche usate qui a Hong Kong. Dobbiamo pensare quindi che anche il governo stia cercando un modo per uscire da questa situazione. Questo significa che serve una risposta concreta".

Impossibile, allo stato attuale della situazione, che i sit-in e la campagna di disobbedienza civile si blocchi. "Finirà solo quando il governo ci prometterà qualcosa, altrimenti è impossibile convincere la gente a smettere - spiega ancora Alex Chow - E' completamente impossibile, perché quando vai in giro e chiedi alle persone che cosa vogliono, dicono: le riforme democratiche. Senza quelle non c'è ragione di tornare a casa. Andranno a casa a dormire, ma torneranno". Senza una risposta seria, conclude Chow, il movimento proseguirà. "Ora abbiamo un dialogo e la gente vuole il dialogo. Se il governo ce lo nega, la gente tornerà. E' un problema del governo. Sta già accadendo, ma non è un nostro problema. E' un problema del governo".

 

7 ottobre 2014

 

 

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