Politica internazionale

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HK: Cina contro indagini
parlamentari britannici

HK: Cina contro indagini <br />parlamentari britannici


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest


Pechino, 1 dic. - La Cina si oppone alle indagini dei parlamentari britannici a Hong Kong. Lo ha dichiarato oggi il Ministero degli Esteri cinese, tramite la portavoce Hua Chunying, durante un incontro con la stampa. "E' diritto sovrano di ogni Paese decidere se emettere o non emettere un visto e che tipo di visto emettere" ha dichiarato la portavoce del Ministero per spiegare il divieto di ingresso alla delegazione britannica. Le indagini dei parlamentari del Foreign Office Committee sono volte a stabilire il livello di democrazia nell'ex colonia passata alla Cina nel 1997. Nelle prossime settimane ricorrerà il trentesimo anniversario della dichiarazione congiunta del 1984 che regolava il ritorno di Hong Kong alla Cina, firmata dall'allora primo ministro britannico, Margaret Thatcher e dall'allora primo ministro cinese, Zhao Ziyang.

I membri della Camera dei Comuni avevano ricevuto ieri il divieto a entrare a Hong Kong, un atto definito "apertamente conflittuale" da parte della Cina nei confronti dei deputati britannici, secondo quanto dichiarato dal capo della delegazione, Richard Ottaway. La stessa espressione è stata usata oggi da Hua Chunying per descrivere il tentativo dei membri della Camera dei Comuni di entrare a Hong Kong che "non è funzionale allo sviluppo dei rapporti tra Cina e Gran Bretagna" ha poi sottolineato.

La giornata di oggi, a Hong Kong è stata scandita da forti tensioni, con gli uffici governativi costretti a chiudere, nella mattinata, dopo i disordini scoppiati ad Admiralty,il cuore finanziario e politico di Hong Kong, dove sorgono - a pochissima distanza l'uno dall'altro - gli uffici del governo dell'isola e la sede dell'Assemblea Legislativa, il parlamento della città semi-autonoma cinese. Il conto dei feriti delle proteste è salito a 58, toccando quota 539 dall'inizio del movimento di Occupy Central, scrive il quotidiano South China Morning Post. Tra di loro, anche undici esponenti delle forze dell'ordine. Oltre ad Admiralty, anche l'area di Mong Kok è stata luogo di scontro tra i manifestanti e la polizia, nella giornata di oggi.

Negativo, però, il giudizio sui disordini di oggi, secondo uno dei leader delle contestazioni studentesche, Alex Chow, segretario generale della Federazione degli Studenti di Hong Kong, una delle sigle che fanno parte del movimento di disobbedienza civile di Occupy Central. "Nel complesso è stato un fallimento - ha dichiarato Chow, riferendosi alle proteste di oggi - L'intero piano non ha raggiunto l'obiettivo di paralizzare il governo". Occupy Central, iniziato ufficialmente il 28 settembre scorso, è entrato nella decima settimana, e sta perdendo consensi tra la popolazione locale che in diversi sondaggi si è detta a favore della fine dei blocchi stradali nella città. Il capo esecutivo di Hong Kong, Leung Chun-ying, nel pomeriggio aveva chiesto ai manifestanti di tornare a casa e di non impedire le operazioni della polizia, impegnata a rimuovere barriere e accampamenti eretti nei due mesi di proteste. "Non vogliamo arrestare nessuno", ha detto il leader dell'isola. "Per favore, non scambiate la tolleranza con incapacità a gestire la situazione - ha poi aggiunto CY Leung - Non pensiate che la polizia sia debole".

Nelle scorse settimane, gli agenti avevano iniziato la rimozione delle barricate dai luoghi simbolo delle contestazioni, Admiralty e Mong Kok: ufficiali giudiziari avevano divelto le barriere create con le transenne dagli studenti e dagli attivisti pro-democratici. Una nuova ingiunzione dell'Alta Corte di Hong Kong, oggi, ha vietato l'accesso ai manifestanti in due vie di Admiralty, le lunghe arterie di Connaught Road e Hartcourt Road, anche se il tribunale non si è espresso nei riguardo di Lung Wo Road, la via che costeggia i palazzi del governo dell'isola.

HONG KONG: CHIUDONO UFFICI DEL GOVERNO, DOPO PROTESTE QUARANTA FERITI


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest


Pechino, 1 dic. - Il governo di Hong Kong ha disposto la chiusura degli uffici dell'amministrazione dell'isola, dopo che questa mattina si sono verificati nuovi incidenti tra i manifestanti di Occupy Central e le forze dell'ordine nella zona di Admiralty. Quaranta manifestanti delle migliaia che hanno animato le proteste, si trovano in ospedale per le ferite subite durante gli scontri che si sono protratti nella notte. Dall'inizio del movimento di disobbedienza civile contro la legge elettorale dell'isola, sono 518 i feriti che sono dovuti ricorrere a cure ospedaliere, secondo i dati ufficiali del governo di Hong Kong. Nella sola area di Admiralty si trovavano circa tremila agenti a sorvegliare la situazione, mentre erano quattromila quelli presenti a Mong Kok, l'area dove si concentrati gli episodi di maggiore tensione delle proteste dall'inizio del movimento di disobbedienza civile di Occupy Central, il 28 settembre scorso. Nella mattinata di oggi, ora locale, le forze dell'ordine hanno completato la rimozione degli accampamenti degli studenti a Tamar, a poche centinaia di metri dai palazzi del governo e del parlamento dell'isola, sgombrando circa trenta tende di varie dimensioni.

Il segretario alla sicurezza di Hong Kong, Lai Tung-kwok, ha difeso l'operato della polizia, spiegando che gli agenti "hanno dovuto prendere azioni risolute" e che "non avevano scelta. E' loro dovere - ha continuato il funzionario governativo - ripristinare la legge e l'ordine". Nella serata di ieri, mentre si radunavano ad Admiralty i manifestanti, nuovi disordini sono scoppiati a Mong Kok. Il capo esecutivo di Hong Kong, Leung Chun-ying, ha chiesto ai manifestanti riuniti ad Admiralty di tornare a casa. "Non vogliamo arrestare nessuno durante la rimozione dei siti", ha dichiarato in un discorso CY Leung. Gli arrestati, ha continuato il capo esecutivo di Hong Kong, "si ritroverebbero con precedenti penali che influirebbero negativamente sulla loro possibilità di recarsi all'estero per studio o per lavoro". Leung ha poi mandato un messaggio ai manifestanti avvertendoli di non scambiare la "tolleranza" delle forze dell'ordine con "incapacità di affrontare la situazione".

La giornata di ieri è stata segnata anche dal divieto di ingresso a Hong Kong per un gruppo di undici parlamentari britannici del Foreign Office Committee, che sta compiendo ispezioni sui rapporti tra la Gran Bretagna e l'ex colonia, a trent'anni dalla dichiarazione Congiunta tra Cina e Gran Bretagna, che nel dicembre 1984 aveva fissato i termini per il ritorno di Hong Kong alla Cina, avvenuto nel 1997. "Il governo cinese sta agendo in maniera apertamente conflittuale - ha dichiarato il capo della delegazione di parlamentari britannici, Richard Ottaway - rifiutandoci la possibilità di accedere per fare il nostro lavoro". Ottaway ha poi sottolineato che il governo cinese si era già opposto nei mesi scorsi ai lavori della delegazione. L'ultimo governatore britannico dell'isola, Chris Patten, ha poi ricordato che la dichiarazione firmata nel 1984 sottopone la Cina a obblighi nei confronti della Gran Bretagna per cinquant'anni riguardo alla gestione di Hong Kong.

 

01 dicembre 2014

 

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