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Haiyan: pochi gli aiuti cinesi a Filippine, pesano le dispute

Haiyan: pochi gli aiuti cinesi a Filippine, pesano le dispute



di Sonia Montrella
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Roma, 13 nov.- Circa 100mila dollari: a tanto ammontano gli aiuti inviati da Pechino alle Filippine colpite dal tifone Haiyan. Un numero che da solo dice poco se non lo si confronta con quello di altri Paesi. Quello degli Stati Uniti, ad esempio, che hanno inviato ai suoi alleati aiuti per 20 milioni di dollari. Nella gara di solidarietà seguono il Giappone con 10 milioni di dollari, la Gran Bretagna con 9,6 milioni di, l'Australia con 9, 39 milioni, il Vaticano con 4 milioni. Le Nazioni Unite, il Giappone e gli Stati Uniti hanno mobilitato squadre di soccorso, tra le quali figurano un'equipe formata da 25 medici partita da Tokyo e 90 marines, aerei e 55 tonnellate di scorte di cibo in partenza dagli Usa.

 

La Cina – ha assicurato il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang - non ha inviato personale , ma procederà a fornire  assistenza dopo consultazioni con Manila e con le Agenzie di Soccorso. Ma soprattutto a far discutere è il fatto che la cifra destinata alle Filippine dalla seconda potenza economica al mondo è la stessa messa sul tavolo dal Vietnam.

 

C'è una cosa che differenzia Pechino e il resto dei partecipanti alla corsa agli aiuti: la Cina è l'unica ad avere un contenzioso aperto con le Filippine. Nel 2011, quando l'arcipelago fu travolto dalla foresta Tropicale Washi che fece centinaia di vittime e molto prima che le relazioni tra i due Paesi si deteriorassero, il governo cinese inviò a Manila circa un milione di dollari in aiuti.

 

Sulla questione si sta spaccando in questi giorni anche la stampa statale con il Global Times – quotidiano in lingua inglese del gruppo People's Daily - che invita Pechino ad alzare la somma e il Southern Daily che si scaglia contro Manila definendola ingrata.

 

Per il Global Times la Cina deve mettere temporaneamente da parte le dispute territoriali con le Filippine "accorrendo in aiuto di un vicino in difficoltà e fornendo sostegno alle vittime". E' nell'interesse del Paese dimostrare che "la generosità non è in conflitto con le rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale"  continua il giornale in modo più o meno esplicito.
Da tempo tra Pechino e Manila c'è di mezzo la Secca di Scarborough, o Huangyan per i cinesi:  isole disabitate e rocciose, ma ricche di risorse energetiche che entrambi i governi si contendono innalzando le ostilità. A riaccendere il focolaio di tensioni il più classici casus belli: il 10 aprile dello scorso anno una nave ammiraglia della Marina filippina, impegnata in un giro di perlustrazione, sorprende dodici pescherecci cinesi al largo della Secca di Scarborough, a 124 miglia dalla principale isola filippina di Luzon, sulla costa nord-occidentale e in acque che Manila considera "parte integrante del proprio territorio"
. Mentre i marinai filippini procedono all'arresto dei pescatori accusati di "pesca illegale", arrivano sul posto due navi della Marina cinese che ne impediscono il fermo.


Da allora i rapporti sono sempre più tesi: per Pechino la Cina è in possesso di numerosi documenti storici che attestano "la sovranità territoriale sulle Haungyan e sulle acque circostanti, tradizionale zona di pesca dei cinesi". A rafforzare la tesi arriva anche il quotidiano statale China Daily: "Le Huangyan furono scoperte durante la dinastia Yuan (1271-1368). Nel 1279 le isole furono incluse nell'indagine sui mari della Cina condotta da Guo Shoujing per Kublai Khan. Sin dalla scoperta, gli scogli furono accorpati ai territori cinesi come parte delle isole Zhongsha. Poi, nel 1949 le Huangyan sono passate prima sotto l'amministrazione della provincia del Guangdong e poi di Hainan". Da canto loro le Filippine sono certe che il diritto internazionale colloca le isole Huangyan/Scarabough sotto la giurisdizione filippina.

 

Secondo il Southern Daily, quotidiano della provincia del Guangdong, "l'incidente non ha smorzato l'amore della Cina e del popolo cinese per le Filippine". Tuttavia in modo ingrato Manila "evidentemente non apprezza l'amore della Cina e ne vuole di più".


HONG KONG NON REINVIA SANZIONI


Resta ferma sulla sua decisione anche Hong Kong che, secondo i media filippini, ha fatto sapere che nonostante il tifone non intende revocare le sanzioni economiche all'arcipelago. La decisione era stata annunciate la scorsa settimana dal capo governatore di Hong Kong, Leung Chun-ying,  in risposta all'incidente dell'autobus preso in ostaggio a Rizal Park di Manila nel 2010. Un funzionario della polizia rimasto senza lavoro, nel disperato tentativo di riavere il suo posto sequestrò un autobus pieno di turisti di Hong Kong che tenne per 8 ore in ostaggio. La vicenda si concluse con una sparatoria tra l'uomo e la polizia in cui 8 hongkonghesi persero la vita. Se Manila incontrerà le richieste delle vittime entro un mese, le sanzioni sarebbero eliminate, assicuravano la scorsa settimana da Hong Kong. Secondo fonti filippine un legislatore di Hong Kong avrebbe dichiarato oggi che non c'è alcuna connessione tra l'episodio e il tifone, motivo per cui non ha senso ritardare le sanzioni.

 

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