Politica internazionale

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Giustiziato lo zio di
Kim, la reazione cinese

Giustiziato lo zio di <br />Kim, la reazione cinese


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 13 dic. - Jang Song-thaek, lo zio del dittatore nord-coreano Kim Jong-un è stato giustiziato ieri sera, dopo un processo militare lampo in cui è stato accusato di tradimento. A darne la notizia è stata l'agenzia nord-coreana KCNA, che afferma che Jang ha confessato i reati di cui è stato accusato. Nel comunicato la KCNA si è soffermata su alcuni particolari della vita dell'ex gerarca di Pyongyang, definito "peggiore di un cane" e "deprecabile rifiuto umano" nel corso del lungo articolo a commento della sua condanna. La notizia della maggiore epurazione all'interno del Partito dei Lavoratori di Corea, il partito unico a capo del quale siede Kim Jong-un, è rimbalzata immediatamente a Pechino e ha avuto una forte copertura sugli organi di stampa cinesi.


A commentare la fine di Jang, genericamente considerato come il numero due del regime, sono stati soprattutto il quotidiano di Hong Kong vicino al Partito Comunista Cinese Ta Kung Pao e il tabloid Global Times, in un articolo di oggi in cui parla dell'accordo siglato tra la Corea del Nord e una città cinese sul confine con il regno eremita per la creazione della zona economica speciale di Onsong nel nord della provincia nord-coreana di Hamkyung. Il Ta Kung Pao parla della condanna a morte di Jang, eseguita nelle scorse ore, come di un "campanello di allarme" per Pechino che sta perdendo la presa sul regime di Pyongyang. "L'incidente di Jang Song-thaek" come lo definisce il quotidiano di Hong Kong, rivela l'instabilità del regime, un reale pericolo per la Cina, la cui influenza sugli affari interni del Paese "è vicina allo zero".

 

La Cina viene vista generalmente come l'unico Paese capace di esercitare un reale potere sulla Corea del Nord, anche se nelle settimane di crisi tra Pyongyang e Seul, la posizione cinese si era fatta molto critica nei confronti del regime di Kim Jong-un. Nonostante le sanzioni economiche al Paese dei mesi scorsi, prima della crisi con il Sud e della minaccia di attacco nucleare agli Usa, Pechino non avrebbe in realtà provocato un reale danno all'economia di Pyongyang: le sanzioni sarebbero state, invece, una misura "pro-forma" contro il regime di Kim Jong-un, secondo quanto scrive Seong-hyon Lee del Centro di Studi Strategici e Internazionali del Pacific Forum, in un lungo articolo comparso sul sito web della Jamestown Foundation. "La politica di Pechino verso la Corea del Nord rimane inalterata - scriveva lo studioso di origini sud-coreane - Pyongyang viene vista come un asset strategico nella politica regionale e non intende abbandonare il suo alleato dai tempi della Guerra Fredda". Un giudizio, quello dello studioso sud-coreano, che avrebbe trovato conferma pochi giorni più tardi, all'indomani dell'epurazione di Jang: il Ministero degli Esteri cinese ha definito la vicenda come un "affare interno" del "vicino amico", a cui la Cina augura la "stabilità interna" e la "crescita economica".

 

Proprio in cambiamenti in economia, visti come unico argine al collasso del regime, sono il principale interesse della Cina. La notizia dell'esecuzione di Jang Song-thaek sul Global Times, il tabloid pubblicato dal Quotidiano del Popolo, si accompagna a quella della nuova zona economica speciale che sorgerà sul confine tra i due Paesi, e viene vista dagli esperti sentiti dal quotidiano cinese come una conferma del fatto che la Corea del Nord è avviata verso le riforme economiche. Il ruolo di Jang nel regime era già "diminuito significativamente nel corso di quest'anno", ha dichiarato un esperto di relazioni tra le due Coree di Seul, che spiega come il prossimo anno, il terzo per Kim Jong-un alla guida del Paese, sarà quello delle riforme economiche.

 

Nessun commento neppure dalla Xinhua, che nel dare la notizia della morte dell'ex numero due di Pyongyang si affida al comunicato della KCNA, ripreso dalla stampa internazionale per i toni crudi con cui viene definito l'ex gerarca nord-coreano. Nel lungo profilo tracciato dall'agenzia di stampa ufficiale di Pyongyang, il reato più grave di Jang Song-thaek è stato l'opposizione al leader Kim Jong-un, nipote del fondatore del Paese, Kim Il Sung, e figlio dell'ex presidente Kim Jong Il. Jang, per il regime, è colpevole di una "sporca ambizione politica" che sarebbe stato pronto a realizzare fin dalla morte del padre di Kim Jong-un, scomparso nel dicembre 2011. L'ex gerarca stava tramando contro Kim e aveva messo in piedi una fazione avversa all'attuale leader nel Partito dei Lavoratori di Corea, afferma la KCNA. Jang è colpevole di "attività contro il partito e di crimini contro-rivoluzionari" che si sono manifestati in diverse occasioni, come quando ha mantenuto un "comportamento arrogante e insolente" alla proclamazione dell'attuale leader a vice presidente della Commissione Militare Centrale, una mossa che secondo quanto scrive l'agenzia di Pyongyang avrebbe impedito a Jang di raggiungere il potere supremo sul partito e sullo Stato.

 

L'epurazione di Jang Song-thaek è stata fulminea. Solo pochi giorni fa, l'8 dicembre, Jang era stato destituito da tutte le cariche ed espulso dal Politburo del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori di Corea. Jang era vice presidente della Commissione di Difesa Nazionale e segretario del dipartimento amministrativo del Partito dei Lavoratori di Corea. Al momento della morte Jang Song-thaek aveva 67 anni, ed era sposato  con la zia di Kim.


13 dicembre 2013

 

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