Politica internazionale

Politica Internazionale

ELEZIONI, PECHINO SCETTICA: "ITALIA CHIUSA IN SE STESSA"

ELEZIONI, PECHINO SCETTICA:  ITALIA CHIUSA IN SE STESSA


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

hanno collaborato Alessandra Spalletta e Wang Jing

 

Pechino, 26 feb. - Il sole di questa mattina a Pechino invogliava a uscire, fare quattro passi e approfittare dell'aria non più intasata dall'inquinamento delle scorse settimane. La primavera sembra farsi timidamente strada anche nella capitale cinese, ma se il tema sono le elezioni italiane, il gelo scende di nuovo. Almeno nelle prime reazioni dei media cinesi, che, cauti, danno una vittoria del PD alla Camera e una situazione più incerta al Senato. E' ancora presto per parlare di stallo, manca ancora qualche seggio da scrutinare, ma dietro le crude percentuali che danno un distacco minimo tra PD e PDL, il significato è quello. L'ingresso del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, invece, sembra preoccupare meno il Dragone focalizzato sul futuro dell'economia del nostro Paese e sulle ripercussioni del voto sui mercati.

 

Seppure lontana, la situazione italiana è chiara ai media cinesi, soprattutto sotto il profilo economico. Settimana scorsa a pochi giorni dalle elezioni, il China Securities Journal, una pubblicazione della Xinhua, riportava gli ultimi dati Istat sulla recessione. L'emittente di Stato CCTV nel suo canale in lingua inglese ha dedicato diversi servizi ai giovani italiani che decidono di andare all'estero per sfuggire alla disoccupazione, raccontando le storie di studenti in cerca di master, stage, opportunità di lavoro o scuole di specializzazione al di fuori dei confini nazionali. La reazione delle Borse asiatiche, questa mattina, in calo proprio per l'incertezza politica delle elezioni italiane, manifesta più di mille dichiarazioni le paure di dei giganti economici asiatici rispetto allo stallo politico italiano. E' il Renmin Ribao a concentrarsi sugli aspetti più immediati dell'incertezza politica uscita dalle urne del nostro Paese. Il risultato sopra le attese del PDL di Silvio Berlusconi "una potenziale minaccia all'agenda di austerità del Paese" ha fatto calare il prezzo del greggio e ha visto il dollaro guadagnare sull'euro, mentre a Roma si profilava l'incertezza. Una crisi del sistema politico italiano viene visto come una minaccia per l'intera eurozona, perché l'Italia è "la terza economia dell'Unione Europea" e i risultati del voto potrebbero avere ripercussioni sul futuro dell'Ue.

 

Più netti, invece, i toni dei media non statali. La versione cinese di Forbes parla apertamente di "fase di stallo" della politica italiana. Secondo Sohu, invece, "l'Italia necessita urgentemente di un governo stabile e per potere affrontare la recessione economica e i problemi legati al crescente tasso di disoccupazione e al debito pubblico". Dietro i toni sobri delle cronache degli ultimi giorni, in fondo, la stampa cinese, tifava per una coalizione Monti-Bersani, capace di guidare il Paese fuori dalla deriva economica. Era questo il risultato che contava. Lo dice apertamente il Wenhui Po di Hong Kong, secondo cui il successo di Berlusconi e la promessa di restituzione dell'IMU "ha gettato fumo negli occhi" degli italiani. E il successo di Grillo, invece, "ha rubato una gran fetta di voti al PD". Anche dai pochi post dei microblogger dedicati alla sfida elettorale, gli utenti di Weibo, il Twitter cinese, sembrano confermare questa linea di tendenza. "A casa il vecchio Berlusca… Basta rovinare l'Italia" tuona il primo. "Ma quando mai si è potuto parlare di stabilità nella politica italiana?" Si interroga George Wang. Un terzo, forse non al corrente dei risultati definitivi, conclude: "Spero molto in una coalizione Monti-Bersani". La mancanza di stabilità nella politica italiana si riflette anche nel giudizio dei cinesi che lavorano a contatto con gli italiani, che hanno più familiarità con singoli episodi, come gli scandali sessuali che hanno visto protagonista Silvio Berlusconi nel 2011, piuttosto che con le mutabili alchimie dei palazzi del potere. "In molti prendevano come uno scherzo la possibilità che Berlusconi potesse vincere di nuovo" afferma una di loro, che preferisce rimanere anonima. Ma c'è anche chi crede che a incidere sul voto siano stati altri fattori. "Sulle imprese italiane -afferma un'interprete- gravano tasse sempre più grandi, e l'instabilità politica non può che peggiorare la situazione".

 

Cosa succederà adesso? Gli osservatori della scena politica italiana mirano al sodo. "I partiti italiani dovranno comunque trovare una coalizione per governare -osserva Dong Jinyi, vice presidente dell'Associazione degli ex diplomatici cinesi e ambasciatore in Italia fino al 2010- Si presenta una situazione non dissimile da quella del 2006, perchè il Partito Democratico non è abbastanza forte per governare da solo. C'è bisogno di un leader forte e di un nuovo governo di coalizione". Lo stallo di queste ore genera paragoni. "L'Italia è come una famiglia che litiga tra sé, ma non guarda a quello che succede fuori -afferma Luo Hongbo, direttrice del Centro per gli Studi italiani dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali, intervistata da Agi China 24- La prima impressione di queste elezioni è quella di un Paese chiuso in se stesso che non riesce a entrare in contatto con il mondo esterno". Anche nel caso di Luo, la soluzione migliore sarebbe stata una coalizione Monti-Bersani, che "piaceva di più altre possibilità, ma da soli non fanno la maggioranza". Si fa strada l'idea di un governo instabile, che difficilmente potrà durare cinque anni. Ma non c'è tempo. "Il nuovo governo -riflette Dong Jinyi- dovrà trovare una soluzione al problema economico. E' la più grande sfida in questo momento". Cosa succederà ora? Come cambierà il modo in cui la Cina guarda all'Italia dopo il voto del 24 e 25 febbraio? Agi China 24 lo ha chiesto a Luo Hongbo.

 

La situazione italiana sembra ingovernabile dopo le elezioni con nessun partito in grado di formare una maggioranza. Che conseguenze avrà secondo lei il risultato delle urne?

 

Sono un po' disperata, ma è andata come si prevedeva che andasse. C'è la possibilità di un governo di coalizione, ma la base su cui poggia è molto debole. Bersani e Monti insieme non hanno la maggioranza.  Bisogna cercare altri alleati, ma la situazione è instabile. Mi sembra più difficile, invece, un governo di coalizione tra Bersani e Berlusconi. Adesso, per i partiti, è il momento di pensare di più agli interessi del Paese e meno ai propri. Il governo cinese continuerà la politica estera che ha sempre tenuto con l'Italia, ma sono gli imprenditori cinesi hanno più paura, perché l'instabilità politica non invoglia gli investimenti.



Il Movimento Cinque Stelle di Grillo sembra essere l'unico vincitore uscito dalle urne. Teme che il voto di protesta possa provocare squilibri alla situazione economica italiana?

 

Grillo ha il 25% dei voti, ma non ha raggiunto la maggioranza, quindi rappresenta una parte degli italiani, ma non tutti. Il Movimento Cinque Stelle non è ancora un partito così importante. E' nato come movimento di critica all'establishment ma guidare un Paese è più difficile che criticarlo. E non ho ancora letto un suo programma preciso. Chi lo ha votato è molto insoddisfatto della situazione attuale, ma ci vuole una soluzione per salvare il Paese. Al momento, i risultati delle urne non danno questa impressione. Ci sono due, tre, quattro partiti, ma nessun progetto di governo sembra condiviso da più di una forza politica.

 

Secondo un recente editoriale della Xinhua, la preoccupazione principale della Cina è chi salverà l'economia italiana. Chi avrebbe preferito: Monti, Bersani, o Berlusconi? Chi è il leader più idoneo per l'Italia, in un'ottica cinese?


Difficile dire chi possa essere il migliore dei tre. Forse la cosa migliore sarebbe stata un governo di coalizione Monti-Bersani. Bersani forse è più politico che economico. Monti, invece è più esperto in economia e quindi vedo meglio una collaborazione tra i due. Per salvare l'economia italiana è importante che il leader sia affidabile, ma anche il ruolo delle parti sociali è fondamentale. Dal momento che l'economia italiana non si sviluppa velocemente, occorre una migliore collaborazione tra governo, confindustria e sindacati. Non va dimenticato che questo è un momento chiave per l'Italia per dare di sé una buona immagine al mondo. Quello che servirebbe adesso è un governo di coalizione nazionale. Da studiosa, credo che Berlusconi non sia il leader più idoneo. La sua immagine a livello mondiale è cambiata molto negli ultimi anni.

 

Come viene valutato da Pechino l'outsider Grillo, che si è anche reso protagonista di alcune uscite che non sono piaciute molto alla comunità cinese in Italia e sembra chiamare a raccolta gli attivisti italiani contro la politica tradizionale?

Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle non hanno ancora presentato un progetto per salvare l'economia italiana. E' una mia opinione, anche se ha il 15% dei voti secondo gli ultimi sondaggi, ma questo è un riflesso del fatto che una parte degli italiani in questo momento non sa come fare. Non ha ancora preparato un progetto adatto per il futuro italiano. Non è un politico, o un esperto di economia. Non ha l'esperienza per gestire bene l'economia italiana. Il voto per lui è un voto contro la politica tradizionale. E' un voto che esprime insoddisfazione per la situazione attuale.

 

Anche la Lega Nord, in passato, era vista come un partito che si rivolgeva agli elettori scontenti della politica tradizionale.

La Lega Nord riflette il pensiero di una parte del nord e degli imprenditori di quell'area geografica. Negli ultimi venti anni, questo si è manifestato come un fenomeno di rivolta rispetto alle politiche fiscali. Il nord produce tradizionalmente di più e una parte delle forze produttive si oppone alla pressione fiscale di Roma. Per il futuro, la lezione imparata dalla Lega Nord potrebbe essere quella di premiare le regioni dove si produce di più. Al sud occorre, invece, attirare investimenti dall'estero, e non tanto dallo Stato. Il meridione deve aprirsi di più alle regole del mercato. Se si vuole dividere l'Italia, allora non sono d'accordo, ma la linea politica non è del tutto sbagliata.



L'Unione Europea ha di recente trovato l'accordo sul bilancio per il periodo 2014-2020. Per la prima volta il budget (di 960 miliardi di euro, equivalente all'1% del Pil dell'Ue) è inferiore a quello del settennato precedente (15,5 miliardi in meno) e i tagli più consistenti colpiscono gli investimenti per la crescita. Cosa può fare Roma per una ripresa della propria economia, con i vincoli dell'Unione Europea?



L'Italia è stato uno dei primi Paesi ad entrare nell'Unione Europea. Roma ha sempre rispettato i principi dell'Unione Europea, ma in questo momento l'Unione Europea taglia il budget, e anche l'Italia è chiamata a fare sacrifici. Il nuovo governo italiano dovrà manovrare una situazione molto delicata. Con un deficit troppo alto diventa difficile fare il risanamento. L'Italia deve ottenere la fiducia dagli investitori stranieri. Direi che occorre rafforzare la collaborazione con i paesi anche extra-europei. L'Italia deve fare le riforme sia per l'economia, sia per il mercato del lavoro. Adesso la fiducia nell'Italia in Cina è appannata, anche se prima del governo Monti era a un punto ancora più basso. Il nuovo governo dovrà rafforzare la propria affidabilità verso la comunità internazionale. Governo, Confindustria e sindacati devono trovare un progetto per il Paese. Per questo credo che Bersani e Monti in un governo di coalizione siano meglio. Oltre a seguire le regole del mercato, l'Ue deve dare la possibilità di sviluppo soprattutto ai Paesi che soffrono per la crisi del debito sovrano. L'Italia è fatta di numerose piccole e medie imprese, che possono soffrire la concorrenza sui mercati e il governo le deve aiutare. Dobbiamo poi spingere sulla cooperazione tra imprese italiane e cinesi. Il fondo Mandarin è una buona iniziativa per aiutare gli imprenditori cinesi e le imprese italiane. Ma da solo non basta. Occorrono anche nuove iniziative.

 

Secondo lei queste elezioni hanno avuto un'importanza cruciale rispetto a quelle che si sono tenute negli ultimi venti anni?



Negli ultimi venti anni anche le altre elezioni sono state importanti. Dal punto di vista istituzionale sono elezioni come tutte le altre. Quello che rende queste elezioni importanti è la crisi del debito sovrano. E' un momento chiave: negli ultimi anni i giornali hanno parlato molto del debito sovrano e nella mente dei cittadini si è formata l'idea che la crisi del debito è molto grave. Forse i media ingigantiscono la situazione, ma questo è il momento di fare le riforme, e l'Italia deve approfittare di questa occasione. Sono sicura che alla fine gli italiani sapranno trovare la via giusta per uscire dalla crisi.




Elezioni italiane viste dall'Esquilino
GLI ELETTORI CINESI STRIZZANO L'OCCHIO AL CENTRO-DESTRA

 

Elezioni italiane viste dal Pechino
IL NUOVO GOVERNO ITALIANO? PURCHE' PIACCIA ALL'EUROPA

 

 

ARTICOLI PRECEDENTI

 

26 febbraio

 

Elezioni, Pechino scettica: "Italia chiusa in se stessa" 

 

Ministero: "segreto di stato" sulle cifre dell'inquinamento

 

Bbc accusa, segnale radio 'silenziato' da Pechino


 

25 Febbraio

 

Principi rossi acclamano Xi Jinping. E a Pechino si discute il rimpasto di governo

 

Abe cerca sostegno su Diaoyu Basso il profilo degli Usa

 

Stime Pmi, stabile  a 50,4 a febbraio

 

 

@Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci