Politica internazionale

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Crisi penisola coreana,
Usa ottimisti su ruolo Cina

Crisi penisola coreana, <br />Usa ottimisti su ruolo Cina<br />


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 22 mar. - Gli Stati Uniti si dicono ottimisti sul ruolo che la Cina avrà nell'inasprimento delle sanzioni alla Corea del Nord, annunciate il 7 marzo scorso. "Abbiamo sentito la loro determinazione nel mettere in atto le risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU  -ha dichiarato il sottosegretario al Tesoro Usa David Cohen, che ha anche una delega per il terrorismo e l'intelligence finanziaria - e ci aspettiamo di collaborare molto con la Cina per la piena attuazione della risoluzione". Dopo il terzo test nucleare nord-coreano del 12 febbraio scorso, la Cina ha assunto un atteggiamento più critico rispetto al passato sulla Corea del Nord condannando apertamente l'esperimento di Pyongyang. "Speriamo - ha dichiarato ancora Cohen- che le banche  e le authority cinesi seguano la risoluzione dell'ONU. Credo che lo faranno".

 

Tra gli obiettivi dell'ONU c'è l'interruzione dei trasferimenti di ingenti somme alla Corea del Nord, soprattutto all'interno delle valigette dei diplomatici uno dei modi preferiti da Pyongyang per l'ingresso di capitali nel Paese. Lo stesso Kim Jong-un avrebbe milioni di dollari su conti correnti cinesi segreti, secondo fonti sud-coreane. E le nuove sanzioni prevedono anche il divieto di esportare merci di lusso in Corea del Nord, come gli yacht o le auto da corsa. Pyongyang si oppone alle sanzioni, e attraverso il quotidiano ufficiale Rodong Sinmun le definisce "una provocazione imperdonabile per intaccare la dignità e la sovranità della Repubblica Democratica di Corea e attaccare il sistema socialista scelto dal popolo". Nei giorni scorsi hacker nordcoreani sono stati accusati di spionaggio informatico a network e banche del Sud che ha portato al malfunzionamento per qualche ora dei server utilizzati. Il gesto più ostile di Pyongyang verso Seul risale a due settimane fa, quando il Nord aveva tagliato il collegamento di emergenza con il sud del Paese. Si tratta del terzo sabotaggio della "linea rossa" dal 1971, quando è stata attivata.


Attacchi informatici a Seul,
spunta un server cinese

 

Pechino, 21 mar. - Dietro gli attacchi informatici a Seul ci sarebbe un server cinese usato dalla Corea del Nord. E' il risultato di una prima indagine delle autorità sud-coreane, che specificano però, che le indagini non sono ancora concluse e che potrebbero andare avanti per mesi. Nella giornata di ieri si era diffusa la notizia che i siti internet di due banche e tre network fossero state prese di mira dagli hacker di Pyongyang: la Corea del Nord aveva alzato il livello dello scontro con il Sud del Paese dopo le esercitazioni militari annuali di Washington e Seul, nelle scorse settimane. Il gesto più clamoroso a riguardo risale a due settimane fa: per la terza volta in oltre quarant'anni, il Nord ha tagliato la "linea rossa" telefonica con il Sud, interrompendo ogni forma di comunicazione diretta tra i due Paesi divisi dal trentottesimo parallelo.

 

Non sarebbe la prima volta che Pyongyang utilizza un server cinese per sferrare i propri cyberattacks. Gli hacker di Pyongyang, secondo la testimonianza rilasciata alla Reuters da Jang Se-yul, fuoriuscito dell'esercito nord-coreano rifugiato nel sud del Paese dal 2008, sarebbero almeno tremila, seicento dei quali ritenuti dei veri e propri professionisti. Provengono tutti dalla medesima università, la Mirim University, che oggi ha preso il nome di Università dell'Automazione, creata negli anni Ottanta, e che ha una classe speciale per formare gli hackers del regno rosso dei Kim. I danni riportati ai siti attaccati hanno provocato un malfunzionamento di qualche ora, ma Jang dubita che gli hacker di Pyongyang si fermeranno a una semplice guasto temporaneo: "la Corea del Nord può facilmente prendere di mira un altro Paese".

 

Difficile, come in molti altri casi quando si parla di Corea del Nord, identificare in maniera precisa l'entità della minaccia. Una cosa, però, pare certa: gli attacchi informatici rappresentano una variante sostanzialmente a buon mercato rispetto allo sviluppo di un arsenale in grado di reggere una guerra tradizionale. Su uno dei canali tv colpiti dagli hacker, Ytn, era andato in onda un servizio in cui si rivelava come il Nord della penisola fosse all'origine di circa settantamila attacchi informatici a enti pubblici sudcoreani negli ultimi cinque anni. Le minacce di attacchi nucleari agli Usa sarebbero solo retorica di regime, secondo un esperto di information security di Seul: Pyongyang non ha capitali da investire in caccia o navi da guerra, ma può formare hacker per la guerra in rete.

 

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