Politica internazionale

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Crimea vota secessione, Usa
e Ue: Illegale, Cina neutrale

Crimea vota secessione, Usa<br />e Ue: Illegale, Cina neutrale


di Sonia Montrella
Twitter @SoniaMontrella


Roma, 17 mar.- Si torna a casa. Lo urlano a gran voce gli oltre 1,2 milioni di crimei, il 96%, che hanno votato per la riannessione alla Russia nel referendum di domenica. Il Parlamento crimeo approverà oggi nel corso di una sessione straordinaria i risultati del plebiscito e, successivamente, chiederà al presidente russo, Vladimir Putin, che accetti la repubblica secessionista in seno alla Federazione Russa.


Dissenso dall'Occidente con l'Unione europea e gli Stati Uniti che hanno fatto rigettato il referendum definendolo "illegittimo" e "anti-costituzionale". Dal canto suo il presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turchynov, ha liquidato il referendum come "una grande farsa". E si torna a parlare di sanzioni: il presidente americano Barack Obama ha promesso di imporre nuove penalità.

Neutralità da Pechino che insiste sul dialogo politico. Sabato la Cina si  è astenuta sulla risoluzione di condanna del referendum in Crimea che l'Occidente ha presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Mosca, invece, ha posto il veto, rendendo nulla una risoluzione che aveva ottenuto 13 voti a favore in un organismo di 15 membri. Il testo della bozza non chiedeva esplicitamente il ritiro delle truppe russe dalla Crimea, dove Mosca ha molte basi militari, ma si limitava a stabilire che il referendum sulla secessione della penisola, "non avesse alcuna validità e non avrebbe potuto rappresentare la base per qualsivoglia modifica a dello status della Crimea". Una formula indiretta per chiedere alla Russia di non annettersi la penisola donata da Nikita Kruschev nel 1954 all'Ucraina.

L'astensione cinese (che ricalca la posizione assunta nell'estate del 2008 su un documento simile sulla crisi tra Georgia e Russia) è considerata dai diplomatici occidentali il miglior risultato possibile: era escluso un sì e si temeva un secondo no al fianco di quello russo. L'ambasciatore Liu Jieyi ha spiegato la posizione di Pechino sostenendo che approvare una risoluzione in questo momento "avrebbe solo portato ad un ulteriore 'conflitto' ed avrebbe ulteriormente complicato la situazione". Liu ha quindi ribadito l'impegno della Cina a favore di un meccanismo internazionale di coordinamento per mediare e trovare il prima possibile una soluzione alla crisi, e ha auspicato tutte le parti ad astenersi da ulteriori escalation e le organizzazioni internazionali finanziarie a contribuire a stabilizzare l'Ucraina.

"La Cina non è d'accordo su un aumento del confronto" ha commentato dopo il voto il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang. Il voto alla bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza avrebbe avuto il solo effetto di "complicare la situazione andando contro quello che è l'interesse dei cittadini ucraini e della comunità internazionale".  Pechino, ha poi precisato Qin, rispetta la sovranità e l'integrità di tutti gli stati, secondo quello che è il principio fondamentale della politica estera del Drago. "In questa particolare situazione, chiediamo a tutte le parti di restare calmi ed evitare un'ulteriore escalation delle tensioni". La Cina mantiene una posizione oggettiva rispetto alla crisi ucraina ha poi concluso il portavoce.

Sono  molti gli osservatori che ritengono che visto lo status di potenza mondiale raggiunto, Pechino non può più permettersi di restare neutrale nei principali dossier internazionali. Con ogni probabilità il cambio di rotta non avverrà sulla questione ucraina. Ne è sicuro Pan Liang, studioso di comunicazione politica alla New York University, analista alla Asia Foundation e laureato alla Fletcher School of Law and Diplomacy dellaTufts University.
 
In un editoriale a sua firma comparso ieri sul Global Times, quotidiano cinese in lingua inglese che fa capo al quotidiano statale "People's Daily". "La Cina prenderà una posizione affianco della Russia o dell'Occidente nella crisi ucraina?" si chiede Pan: "La risposta è no. Gli interessi strategici nel Paese sono abbastanza per restare neutrali". E spiega perché. "Un eventuale sostegno all'aggressione militare russa tradirebbe il principio di non ingerenza e darebbe alle potenze estere il 'permesso' di intervenire nelle regioni occidentali cinesi, come le regioni autonome del Xinjiang e del Tibet, attraversate da tensioni etniche e spinte secessioniste".

Fuori luogo anche una buona accoglienza di Pechino al referendum della Crimea "visto che – spiega l'analista - la stessa Cina introdusse nel 2005 una Legge anti-secessione, che permette l'uso della forza militare contro Taiwan nel caso in cui dichiarasse l'indipendenza dalla Cina attraverso referendum o altre procedure ufficiali".

Scartata anche l'ipotesi di un allineamento con le potenze occidentali contro la Russia. "Non è un'opzione politica. Grazie al limbo geopolitico in cui l'Ucraina è rimasta per decenni, la Cina ha potuto bypassare l'embargo delle armi imposti dall'Occidente dal 1989 e l'isolamento strategico russo, acquistando da Kiev importanti armamenti e tecnologie militari che sono stati convertiti nei "gioielli della corona" della moderno apparato della difesa cinese". Una per tutti, la portaerei Liaoning, annunciata per la prima volta nel 2011 frutto dell'ammodernamento della Varyag, un'unita' mai completata acquistata dall'allora marina sovietica. La nave, lunga 300 metri, è rimodellata sullo scheletro di un vascello sovietico. La costruzione, iniziata nel 1980 e voluta dalla marina sovietica non fu mai completata. Quando l'Unione Sovietica crollò il corpo arrugginito della nave fu trasportato in un cantiere navale in Ucraina e tempo dopo fu acquistato da una compagnia cinese che voleva farne un casino galleggiante a Macao.


17 marzo 2014

 

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